L’assolutismo statale-2.

Cultura e diritto
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di Sergio Mauri

Dunque, abbiamo visto la “tolleranza selettiva” di Locke. Un vincolo potrebbe essere ritrovato nel diritto naturale. Hobbes e Locke partono entrambi dalla constatazione di uno stato di natura in cui gli individui sono liberi e “sregolati”. Manca la visione del potere centrale. Hobbes assume un’antropologia negativa (l’essere sregolato in lotta col vicino); Locke ha un’antropologia non così negativa (i soggetti vivono pure in assenza del potere statuale). Vi è poi la questione, di cui già abbiamo parlato, delle compagnie commerciali. Locke ha di fronte una realtà in cui non è presente lo Stato, ma si fanno affari. Perché questi soggetti economici dovrebbero abbandonare lo stato di natura per i funzionari e le truppe di sua Maestà britannica? Perché nello stato di natura ognuno è giudice in casa propria, manca la figura del terzo indipendente che amministra giustizia. Vi è la necessità fondata di sottomettersi a un’autorità superiore che possa dirimere le controversie. Se Hobbes è ancora a una società fondata sulla proprietà fondiaria, propria dell’aristocrazia, Locke tocca con mano, favorisce la centralità del mercante in quel contesto. In entrambi i casi, cessione di forza a vantaggio del sovrano, di modo che sia garantito il diritto naturale, denominato da Locke diritto di proprietà. Il sovrano parrebbe vincolato dal diritto naturale, in Locke diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà. Quest’ultima, poiché frutto del nostro lavoro, in quanto l’essere umano ha la capacità di manipolare le materie che gli stanno intorno. Ma per poter scegliere di manipolare dev’essere libero e quindi responsabile delle proprie scelte (fallire o avere successo). È fuori discussione che Locke strizzi l’occhio a un particolare ceto sociale e non a un altro, divenendone il cantore. Un ceto sociale che dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688) sta strappando il potere politico all’aristocrazia. La Camera dei Comuni diviene sempre più importante rispetto a quella dei Lords. La stessa Corona è più dipendente dalla Camera dei Comuni. La storia del rapporto tra Parlamenti e Corone è sempre stata quella del finanziamento di opere e iniziative. Nel II trattato sul governo Locke abbozza il costituzionalismo. Teorizza già nella seconda metà del Seicento la divisione dei poteri che renderà celebre Montesquieu decenni dopo. Distinzione tra Camere e Governo. Locke sottolinea la necessità di una gestione federativa della società. La compagine statuale  parrebbe vincolata dal diritto naturale, ma è una balla. Perché? Sembrerebbe vi sia un contratto tra popolo operoso e sovrano. Ciò che sta sopra, il sovrano, afferma che il diritto non sarà altro che il frutto della sua volontà. Le leggi sono il frutto della regolamentazione positiva dello Stato. E il diritto naturale? Sparisce. È lo Stato che guida la vita sociale attraverso il suo ordine giuridico; è l’unico soggetto a operare politicamente. In ciò le prospettive di Hobbes e Locke convergono: propugnano l’assolutismo dello Stato.

Dopodiché sappiamo che Hobbes ha una simpatia per il monarca. E, tuttavia, un’assemblea aumenta la confusione rispetto all’unica testa del monarca. Ma comunque, organo monocratico o assembleare che sia assoluto, questo è il dato importante. In ciò Hobbes e Locke convergono. L’organo deve essere rappresentativo, che quello legislativo deve essere diverso da quello esecutivo. Ed è un passo, quello di Locke, compiuto dopo aver letto Hobbes. Vi è divaricazione personale tra i due, ma nella metodologia di costruzione dello Stato, no. Quindi, le due costruzioni teoriche, di Hobbes e Locke, sono identiche, veicolano il medesimo messaggio e saranno prodromiche al costituzionalismo britannico del XVIII secolo. Abbiamo la neutralità morale dello Stato, spazi di “sregolatezza”; e Hobbes afferma che nel silenzio della legge c’è la libertà del cittadino; al capitolo XXX del Leviatano troviamo forme di pensiero inquadrabili come libertà negativa, quindi proto-liberali, libertà di coscienza, movimento, economica, dell’educazione della prole. La costruzione hobbesiana non è in contrasto con l’evoluzione liberal-liberista delle compagini statuali occidentali. Qualcuno dice che il pensiero di Hobbes è funzionale alla ascesa della borghesia. Sia Locke sia Hobbes teorizzano l’assolutismo dello Stato, neutrale dal punto di vista morale: esso è superiore alla società, la regolamenta. Neutrale fino a un certo punto però (vedi la tolleranza selettiva). Vengono tollerati i valori confacenti a quel determinato Stato, gli altri no. La stessa libertà di coscienza, in teoria diritto naturale, ha le sue limitazioni, come nel caso della religione. Distinguono Hobbes e Locke: Hobbes – monarchia (gli Stuart); Locke – divisione dei poteri (Guglielmo d’Orange). Nel trattato sul governo civile di Locke c’è la questione del diritto di proprietà (nella II parte). 

Sergio Mauri
Autore: Sergio Mauri, Blogger. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d’Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 e con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 e Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023.
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