Grossi-L’Europa del diritto e Gentile-Intelligenza politica e ragion di Stato. (7)

Grossi-L’Europa del diritto e Gentile-Intelligenza politica e ragion di Stato.
Grossi-L’Europa del diritto e Gentile-Intelligenza politica e ragion di Stato.

Abbiamo dedotto che due appaiono le cose importanti su cui accentrare la nostra attenzione: la prima è il metodo del ragionamento giuridico, la seconda è la centralità dell’interpretazione nella determinazione del diritto.

La questione del metodo, le sentenze della Cassazione citate ci indicano che il metodo usato è quello della logica induttiva. Potremmo anche affermare che il discorso giuridico sia un discorso riconducibile alla retorica, dove il termine retorica non diventi un sinonimo di eristica. Nel dialogo platonico, I Sofisti, questi ultimi sono dipinti come dei mercenari delle parole. Il discorso giuridico è retorico innanzitutto perché è opinabile. Le verità particolari non entrano nel discorso giuridico. Da quest’ultimo non possono essere provate né tantomeno possono determinare il discorso giuridico. Non possiamo limitare il discorso giuridico alle assunzioni particolari. Le prove scientifiche vanno poste all’interno del discorso e lì devono trovare la problematizzazione. Cioè, dire il pro e il contro che talvolta sono incompatibili. L’incedere retorico che non sia arbitrario, ovvero eristico, deve ricollegarsi alle verità di principio. Poiché è attraverso di esse che possiamo vagliare. Ogni decisione giuridica è rivedibile, opinabile, non necessaria.

Perciò il nostro punto di riferimento è la logica induttiva. L’abduzione viene richiamata dalla Cassazione. Esso ricorda in senso lato il sillogismo perfetto, ma a differenza di questo abbiamo la coscienza che le due premesse pongano una conclusione e siano solo probabili. Mentre nel sillogismo perfetto vengono assunte come inopinabili.

Come facciamo a evitare di cadere in balia del mal di pancia del potere competente? Se alle spalle noi abbiamo solo un discorso opinabile, allora dobbiamo solo sperare nella buona sorte. In una controversia, attraverso una disposizione trasformata in norma, c’è un ente che è anche autorità.

Vediamo ora di concentrarsi sul potere e sull’autorità. Esse parole designano due percorsi diversi. Una decisione giurisprudenziale, sia essa la res iudicata oppure da ricondursi a una fase precedente, cioè alla determinazione del significato di una disposizione attraverso la quale dirimere una controversia, una decisione giurisprudenziale non appare arbitraria nel momento in cui la stessa sia consona a quelli che sono i luoghi comuni che vigono e informano una determinata realtà sociale. I valori, quindi. Non è contraria ai costumi. E attraverso questa affermazione riconoscere al processo il culmine di tutta l’esperienza giuridica, poiché è li che si attiva il diritto.

Al processo, oltre alle due parti e al giudice, partecipa un quarto soggetto, ovvero la pubblica opinione. I valori dovrebbero essere vagliati per come vengono utilizzati nel processo. In modo da vivificare la lettera morta di quello che sta scritto nel codice. In realtà tutti noi partecipiamo al processo, al di là delle chiacchiere e il processo ci riguarda. Dentro i processi, dove si scolpiscono le sentenze, i valori trovano conferma, e ci aspettiamo che una norma che trae origine da una disposizione, si spera trovi conferma, sia aderente ai nostri valori. La pubblica opinione partecipa al processo con la sua opinione e attende le risultanti per vedere se la sua opinione trova conferma o meno. Se la sentenza si discosta dai luoghi comuni e dalla pubblica opinione, perde autorevolezza. Dobbiamo allora supporre che vi sia una opinione comune, cioè dei valori fondanti un’intera comunità, altrimenti la pratica diventa claudicante. E l’attività interpretativa è legata a questo incedere magmatico.

È con questo metodo che noi cerchiamo di offrire significato alle disposizioni. L’interpretazione avviene attraverso un incedere dialettico e non ipotetico-deduttivo. Checché ne dica l’articolo 12 che in quanto disposizione anch’esso deve essere interpretato.

Collegamenti tra esposizione giuridica e musicale. Su questo tema si è soffermato più di altri Emilio Betti. Per lui il problema interpretativo corrisponde al problema epistemologico dell’intendere. L’interpretazione è un’azione il cui esito o evento utile è l’intendere.

** Se puoi sostenere il mio lavoro, comprami un libro | Buy me a book! **
** ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER ! **

About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.