Heidegger tra metafisica e poesia. (xv)

Temi heideggeriani
Temi heideggeriani.

In cammino verso il linguaggio è il titolo dell’ultimo saggio del testo. Stare in cammino per Heidegger non significa andare da a a b, ma fare l’esperienza del pensiero. Il pensare è effettivamente un muoversi, uno stare e un andare lungo un sentiero. E quindi questo sentiero, questo percorso nel linguaggio viene determinato da Heidegger come lo stare dentro a ciò che è proprio del linguaggio. Heidegger prende le mosse da un verso, altre volte da una proposizione, questa volta di Novalis. Anche Hölderlin si muove come Novalis per epoca storica. Pagina 189: assume il verso come premessa e come indicatore. Come pensare il carattere peculiare del linguaggio e come questo carattere proprio del linguaggio è riconosciuto.

La “autopreoccupazione” del linguaggio è un tratto proprio del linguaggio e un tratto sconosciuto dello stesso (Novalis). Il passo è tratto da un frammento, Monologo. È un frammento tardo 1798-99. Se vogliamo incamminarci nel linguaggio dobbiamo ricercare ciò che gli è peculiare, sommamente proprio. Un cammino verso il linguaggio ci porterà verso l’essenza del linguaggio. La riflessione sul linguaggio è parecchio trattata, si tratta di muoversi su un terreno dissodato, tutt’altro che sconosciuto.

All’inizio, a pag. 194 e segg. chiama a parlarne Humboldt, grande teorico del linguaggio e non è solo un logico del linguaggio, ma piuttosto uno storico del linguaggio stesso. La riflessione dello storico si intrecciava con la riflessione filosofica, di alto livello. Tutto ciò per Dire che il tema del linguaggio è enorme nella storia della civiltà. È un tema studiato, analizzato, sviscerato. Quando parliamo di linguaggio abbiamo dietro un campo molto vasto ed eterogeneo col quale determinare la parola linguaggio. Se vogliamo cercare del linguaggio la dimensione originaria ed essenziale dobbiamo certo conoscere le dimensioni analitiche (dimensioni di ricerca sul linguaggio, non di orientamento), dobbiamo conoscere la storia culturale del linguaggio, dobbiamo sapere che dietro questa parola c’è uno scenario retrostante vastissimo. Sia nel tempo sia nello spazio, in ampiezza di declinazioni. Se è così dobbiamo fin da subito indicare che cosa noi cerchiamo nel nostro muoverci verso il linguaggio, nel nostro incamminarci verso il linguaggio. (pp. 193-195)

Humboldt definisce l’essenza del linguaggio come energia. Il cammino di Humboldt (Heidegger) va in Direzione dell’uomo, passa dal linguaggio, ma conduce ad altro. Porta a scrutare lo sviluppo spirituale del genere umano. Il linguaggio è l’indicatore di questo sviluppo spirituale. Significa anche che nelle modalità in cui il linguaggio si manifesta, si vede lo sviluppo spirituale dell’uomo. Il linguaggio non è semplicemente uno strumento culturale e naturale, quanto piuttosto possiede una sua propria essenza che si sviluppa in sintonia con lo spirito umano. Quindi, Humboldt porta la questione del linguaggio su un piano culturale di altissimo livello che si intreccia con la questione spirituale. Humboldt porta il linguaggio all’uomo. In tale modalità secondo Heidegger si arriva certamente ad attingere un livello culturale e spirituale elevatissimo, ma non si coglie l’essenza del linguaggio. Per Heidegger si tratta di portare l’uomo al linguaggio e non il contrario. Assumere il linguaggio come linguaggio.

Si tratta di incamminarsi verso il linguaggio esperendo il linguaggio come linguaggio (p. 196). Non è una semplice tautologia: è il linguaggio colto nella sua essenza. Il linguaggio è si compreso, ma afferrato per mezzo di altro da esso. Anziché spiegare il linguaggio come quella o altra cosa o disciplina orientata, si tratta di incamminarsi verso il linguaggio. e ancora di più allora se vogliamo pensare all’essenza del linguaggio, portare il linguaggio come linguaggio al linguaggio sarebbe un passo ulteriore e superiore. Portare il linguaggio a essere detto. È una interpretazione positiva, tutto sommato. È un piano in cui portiamo il linguaggio alla sua essenza. Possiamo rendere il linguaggio e portarlo alla sua essenza. Cogliere il linguaggio, come detto, e come Dire (Sage). Portare il linguaggio in quanto tale al linguaggio originario. Ecco l’esperienza possibile del linguaggio. Non cercare radici culturali e spirituali del linguaggio, compito altissimo, ma piuttosto liberandosi da qualunque sovrapposizione spirituale o culturale, scavarvi per trovarvi l’essenza. Cercare il linguaggio come Dire originario. Di questo Dire originario abbiamo già visto la posizione (è il rapporto di tutti i rapporti, p. 169). Ciò che noi chiamiamo in modo enigmatico e mistico Sage è utilizzato per un Dire in assonanza col genere saga, per Dire che è originario. È originario in sé. Corrisponderebbe alla differenza tra l’essere e l’essente. (p. 199) Chiameremo il linguaggio die Sage, dice Heidegger. Sage non come pura favola, diceria, ma inteso come dimensione, scrigno che si dischiude, che contiene il Dire originario. Sage è Dire, ma al tempo stesso mostrare (Zeigen).

Perciò tutto il nostro sistema di segni trae origine da un segnare originario, come la Sage è il Dire originario da cui traggono vita tutte le parole. Lo Zeigen è quel mostrare originario da cui possono scaturire e prendere concretezza tutti i segni. Secondo questa prospettiva possiamo conseguire una determinazione adeguata di ogni parlare. “Il parlare è per se stesso un ascoltare” (p. 199). L’ascolto di cui si tratta consiste nel prestare ascolto al linguaggio nel quale le nostre parole si muovono. Perciò il parlare è prima un ascoltare. Siamo dunque all’ascoltare originario che è condizione di possibilità per ogni ascolto. Quando prestiamo ascolto al linguaggio prestiamo ascolto a qualcosa che va oltre alla questione contingente. Il senso di questo ascolto va cercato in un preascolto. Potremmo anche definire questo tipo di ascolto come ascolto trascendentale. È un’espressione quasi tecnica, per un altro verso ha un’importanza, un valore, un significato con cui si confronta, così come volendo superare la metafisica. Heidegger pensa che questa trascendentalità faccia perdere di vista la dimensione dell’essere. Non è una dimensione propria del trascendentale. Tuttavia, non possiamo omettere di aver colto una sfumatura trascendentale. L’ascoltare si configura come un ascoltare originario precedente che permette ogni altro tipo di ascolto.

Noi partiamo da una prospettiva che è quella del linguaggio, lo usiamo e ne siamo usati. Noi ascoltiamo il parlare del linguaggio. Il linguaggio che parla, in quanto dice, ovvero in quanto mostra. (p. 200) Parlando noi ridiciamo il Dire che abbiamo ascoltato (non il detto, il Dire). Ascoltiamo quella voce che non ha suono[1]. Il suono è stato tenuto in serbo per noi. Il Dire originario concede (la parola, il Dire che di volta in volta si determina) e garantisce (la possibilità di fare l’esperienza del linguaggio, il Dire originario, il linguaggio nella sua essenza).

Quindi, il linguaggio poggia sul Dire originario. [Per esempio, con la musica non è così per Heidegger, poiché la musica non è un linguaggio, la musica si situa al di là della dimensione del linguaggio come parola poetica. Il linguaggio della musica è una metafora che va al di là del linguaggio. La musica suona, non parla. La musica non è linguaggio, è sonorità. In Husserl c’è una possibilità nella fenomenologia della musica: è la coscienza interna del tempo. In Heidegger non c’è questo spazio per una ontologia della musica].

L’accostamento tra Sagen e Zeigen è ribadito in queste pagine. (p. 202) Il Dire originario raccoglie in unità la molteplicità del mostrare. Precedendo ogni forma contingente del Dire/ciò che viene detto) e del mostrare è ciò che raccoglie e ordina quella molteplicità. Eignen: appropriarsi, rendere proprio. L’Eignen si manifesta come Ereignis[2]. È un modo di Dire l’essere. È il modo in cui l’essere si manifesta, come evento appropriante. Ereignen è il risultato della donazione della cosa stessa. L’Ereignis non è il Geviert, noi mortali siamo nel Geviert come una polarità della quadratura, l’Ereignis rende possibile la quadratura stessa, sta al di là della quadratura.

Eignet: appropria, terza persona singolare di Eignen. L’Ereignis accorda ai mortali la dimora nel loro vero essere. (p. 205) Concede all’essere umano di accedere al luogo che gli è suo proprio. La libertà di accedere a ciò che gli è proprio. È un filtro tra il Dire originario e la parola, tra il Dire e il detto. L’Ereignis appropria l’uomo per avvalersi di lui. È la via che conduce il Dire originario alla parola. L’Ereignis è in stretta connessione col Dire originario, essendo altro rispetto a quel Dire originario. È un evento che libera, fornisce libertà, assegna libertà all’essere umano. (p. 206) Altre determinazioni dell’Ereignis: poter essere ciò che gli è proprio, appunto assegna quella libertà di cui sopra.

Tornando a Novalis, (p. 209), la meta verso cui ci muoviamo è un modo di pensare. Quando ciò che è proprio riceve da qui la sua determinazione originaria e autentica. L’uomo è in linea di principio libero sempre; esistenzialmente l’uomo è libero nella misura in cui comprende se stesso alla luce di questa libertà che gli viene concessa (un mostrare) che gli viene detta, mostrata, dall’Ereignis. Pensiero e poesia sono in stretta connessione. Il Dire originario conserva la sua autenticità, la sua proprietà, solo nella parola pura, poetica. Il Dire originario permette ogni forma del Dire, permette il linguaggio concretamente, ma esso si mantiene tale solo nella parola poetica. (pp. 210-211) Vincolo tra pensiero e poesia. Il rapporto è determinato dal fatto se siamo in sintonia tra i due. Il nostro Dire rimane nella figura del rapporto, partendo dall’Ereignis, dal suo coglimento. Per preparare il mutamento del linguaggio che ogni meditante pensare è un poetare e che ogni poetare è un pensare. Si riafferma la connessione stretta tra pensiero e poesia.


[1] La voce silente, la voce dell’essere.

[2] Evento appropriante, rendere proprio qualche cosa. Rendendole (quelle cose) cose stesse.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.