Heidegger interpreta Hölderlin. Quest’ultimo è uno dei principali poeti moderni tedeschi. Il suo percorso è quello di un tipico poeta settecentesco. La sua vita si svolge prima nello studio della teologia, poi da precettore. Dai primi dell’Ottocento si ammala di schizofrenia che lo porta alla follia. Continua a scrivere, a poetare.
Gli ultimi 35 anni li trascorre tra ospedali e una famiglia che lo ospitava. Visse a Tubinga, in una stanza, negli ultimi vent’anni di vita. Vaneggiava e soffriva di allucinazioni; aveva modi gentili di rapportarsi, ma tipici di una mente devastata. Nonostante ciò, scrive, poeta. Gli mancano le parole per rivolgersi agli altri, ma ha parole per poetare.
Parliamo pure di una sofferenza dell’anima in Hölderlin. Nonostante ciò, riversa nella poesia ciò che non appare nella sua quotidianità. Riesce a mantenere dunque una vitalità dello spirito, dell’anima.
Heidegger quando si accosta ai poeti tedeschi lo fa perché appunto di lingua tedesca. Ciò anche per Hölderlin. Ma perché Hölderlin in maniera ampia, sistematica? Per motivi di carattere tematico e poi per la sua visione del mondo (in cui in qualche modo c’entrano anche le sue allucinazioni). I temi sono: l’attenzione per la dimensione del sacro, la ricerca di un radicamento nella terra, la propensione a considerare la natura in maniera olistica, l’attenzione per il mondo greco (complessivamente inteso). Vicinanza ai temi che sono pure di Heidegger. Nel pensiero greco Heidegger vede l’avvio della metafisica e della civiltà occidentali. Meno vicina è la questione del sacro. Ci sono tuttavia alcuni cenni al sacro, che sono ulteriori al campo religioso e riguardano la sfera che la civiltà tecnica ha soppresso.
La scelta di Hölderlin risente di questa affinità elettiva. C’è anche una nostalgia nei confronti degli dèi rappresentati in chiave poetica e da riportare nel presente poiché scomparsi. Questa nostalgia non è dissimile da quella filosofica nei confronti dell’essere. Se gli dèi di Hölderlin sono scomparsi, l’essere di Heidegger è nascosto.
C’è il tentativo, in entrambi, di recuperare un rapporto con gli dèi e l’essere, che si è infranto. Ricostituire un ordine del mondo, quello dell’antica Grecia, l’armonia (rapporti ordinati sulla base di rapporti spirituali). Entrambi prospettano la necessità di un ritorno della spiritualità. Nel 1790-91 Hölderlin è attratto dalla Rivoluzione Francese, sperando fosse in grado di modificare radicalmente l’ordine vigente considerato asfissiante: tutto ciò al netto del fatto che la Rivoluzione fosse profondamente laica.
L’attenzione per la dimensione del sacro, profondamente religiosa, si attua anche attraverso quella devozione al “numinoso”. Parliamo, ancora, di cristianesimo oppure di altro, di un altro tipo di religiosità e religione in Hölderlin? Qui non è importante ciò che pensa Hölderlin, ma ciò che sente. Diciamo che nei primi trent’anni di vita di Hölderlin, si registra un interesse del sacro e del cristianesimo, criticato per il suo formalismo. Era però una sfera da cui attingere, anche per agire. L’attrazione di Heidegger verso il cristianesimo è anche forte. Anch’egli ha in mente la questione della scomparsa degli dèi attraverso la morte di Dio nicciana. Un Dio può tornare solo se l’uomo realizza un radicale cambio, in particolare un avvicinamento all’essere. Tale è la premessa per cui l’essere dimenticato venga compreso e gli dèi scomparsi possano tornare al loro posto.
Heidegger continua a scegliere Hölderlin perché rappresenta l’essenza del poeta. Perché è il poeta del poeta, colui che ha compreso l’essenza della poesia.
(p. 36) Hölderlin e l’essenza della poesia, conferenza del 1936. L’istituto di Studi Germanici fu fondato nel 1931 da Giovanni Gentile, che pensava fosse importante per il popolo italiano la conoscenza della cultura tedesca. Un’azione culturale anche all’opposto, la conoscenza della civiltà italiana in Germania. In questa conferenza Heidegger parla di Hölderlin e sintetizza i motivi fondamentali che trova in Hölderlin. Indica le frasi chiave della poesia di Hölderlin. Cerca di spiegare perché sceglie Hölderlin. (p. 42) La parola essenza non può essere colta nella sua generalità perché la annacquiamo. Heidegger ribadisce che Hölderlin è il poeta del poeta; poetando pensa l’essenza della poesia.
Poeta del poeta: cosa significa? Potrebbe essere anche una forma di alessandrinismo[1]? Tuttavia, Hölderlin è accostato a Hegel da Heidegger, dicendo che Hegel “guarda indietro e chiude”, Hölderlin “guarda avanti e apre”. In Hölderlin c’è una nostalgia per un mondo premoderno, diremmo che guarda indietro e Hegel guarderebbe avanti: la dialettica è continua prospezione in avanti. Perché allora Heidegger la mette così? Perché in Hegel c’è la fine della storia. Lo spirito, alla fine della storia blocca, chiude. Hölderlin guarda avanti avendo come riferimento il passato, un mondo da cui oggi gli dèi sono scomparsi. Riportare gli dèi al loro posto è un anelito, un guardare avanti. Poiché gli dèi possano tornare è necessario instaurare un mutamento radicale della concezione del mondo stesso: costituisce un nuovo inizio. Hölderlin è quel poeta che è riuscito a meditare poeticamente sulla poesia. Tale poesia pensante è l’essenza del dire o del fare poetico. L’ambito è coevo all’opera di Heidegger, della necessità dell’incontro pensiero-poesia.
Heidegger indica i versi che sceglie come esemplari dell’opera di Hölderlin. (p. 43) Hölderlin chiama il poetare “l’occupazione più innocente di tutte”. È un’occupazione innocua, non nuoce. Essa ci si presenta come un gioco, un giocare che precede l’organizzazione del gioco stesso, un gioco dell’anima. Fink, allievo di Husserl e Heidegger: il simbolo del mondo. Non sappiamo ancora, però, dell’essenza della poesia e del poetare. Heidegger mette in luce il fatto che il linguaggio è il più pericoloso di tutti i beni, in contraddizione col punto 1 (p. 44). 1) di chi è un bene il linguaggio? Dell’uomo. L’uomo conserva lo spirito ed esercita il comando compiendo azioni e atti. L’uomo è colui che deve testimoniare la sua appartenenza alla terra, a una intimità (Innigkeit). Ciò che si istituisce nel Geviert è un rapporto di intimità. (p. 45) L’uomo deve essere libero di decidere della sua propria essenza. Heidegger rileva lo studio fondamentale del tempo in assoluto che è la storia.
Geschichte: storia, non la storiografia, per Heidegger, ma res gestae, ciò che avviene, accadere[2]. Geschick: storia per Heidegger. Deriva dal verbo Schiecken, inviare. Geschick sarebbe un invio, un destinare, non nel senso di mandare una cosa da un luogo a un altro. Destinazione ha a che fare con un destino, inviato a. Destinazione è il compimento di qualcosa. La destinazione, della storia che riguarda l’uomo, si compie e l’uomo è compimento, realizzando la propria essenza, realizzando ciò che è. La destinazione non ha però valenza di fatalità come in Schicksal, fato. L’invio non è inevitabile, non è il fato, perché l’uomo può decidere di destinarsi realizzando la propria essenza.
La questione della storia (storia dell’essere e della civiltà) è sempre connessa all’azione, all’agire dell’uomo. Ciò che l’uomo deve attivare per corrispondere a se stesso. La comprensione dell’essere è fondamentale perché si manifesta nella storia. Ciò che qui è immesso nella storia è il linguaggio (p. 45) “Perché la storia sia possibile è dato all’uomo il linguaggio”, affinché possa esercitare il comando e realizzare. La storia è possibile perché all’uomo è dato il linguaggio. Esso è un bene dell’uomo. In Hölderlin ciò ha una connotazione religiosa. In Heidegger l’uomo è il dicente, portando a manifestazione la sua peculiarità che è il linguaggio.
2) In che senso il linguaggio è “Il più pericoloso dei beni?” […] “Perché esso soltanto crea la possibilità di un pericolo”. Esso è la minaccia dell’essere da parte dell’ente. Il linguaggio è pericolo e al tempo stesso vi risiede la salvezza. Il linguaggio è pericoloso e salvifico.
Autentico-inautentico: nel secondo caso è un pericolo, per esempio nella chiacchiera; nel primo caso è un valore, è salvifico.
(p. 46) Il linguaggio permette di stare in mezzo all’apertura dell’ente. È ineludibile e caratteristico dell’umano. Heidegger evidenzia come il mondo possa essere solo in virtù del linguaggio. La poesia è innocente, il linguaggio è pericoloso. (p. 46) 3) Versi scelti da Heidegger.
(p. 47) Vedi esplicazione di Heidegger, “L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio, ma questo accade autenticamente solo nel colloquio”. Il linguaggio è nella sua essenza colloquio. Colloquio è ciò che accade nel simultaneo. Parlare e ascoltare sono cooriginari (per essenza). Il colloquio sorregge il nostro Esserci.
Hölderlin dice anche che c’è (stato) uno sviluppo (p. 48) del linguaggio, della sua facoltà.
Nella misura in cui l’uomo ha compreso la sua essenza di parlante, possiamo dire di aver compreso che siamo un colloquio. Siamo sempre al livello di una decisione che scaturisce da una comprensione.
Anche gli dèi possono ricomparire attraverso la comprensione dell’essenza anche linguistica dell’essere umano.
(p. 49) Gli dèi ci hanno donato il linguaggio e la possibilità di comprenderci nel colloquio.
Ma allora chi sono i poeti? La poesia Rammemorazione (Andenken) è citato come il quarto detto dei poeti. Ciò che conferisce stabilità alle cose è la poesia. Il poeta fonda questa stabilità. (p. 50) “La poesia è istituzione in parola dell’essere”.
[1] Serie di chiose a quanto detto prima; anche bizantinismo.
[2] Vico: l’uomo fa la storia.
