Heidegger tra metafisica e poesia. (xviii)

Temi heideggeriani
Temi heideggeriani.

Heidegger cerca di cogliere il senso della poesia di Hölderlin provando a capire cosa dice il poeta. Legge Hölderlin per un verso direttamente, come se avesse dinanzi agli occhi la sua poesia; per un altro verso lo legge con gli occhiali del proprio tempo. Cerca di portare quell’essenza sul piano che gli sembra di vedere in Hölderlin, al tempo stesso cerca di vedere in che misura quelle parole contemplino elementi che possono essere letti e portati dentro il proprio pensiero. Questo è lo sforzo in cui Heidegger costringe anche noi.

Dichtung: astratto, la poesia; Gedicht: questa poesia, poesia concreta.

Poesia e pensiero devono camminare assieme. Il pensatore deve camminare assieme al poeta.

Per Heidegger tale sarebbe la risposta migliore al problema del pensiero in generale, ciò è indubbio. La relazione produttiva pensiero-poesia può anche rispondere ai problemi della civiltà contemporanea. Il problema della tecnica, come affermazione di pensiero calcolante a scapito del pensiero meditante, può essere affrontato appunto anche per “bilanciare” il primo.

Il pensiero poetante diventa (deve diventare) il pensiero “normale”, il pensiero quotidiano.

La forma del pensiero rammemorante avrebbe nella poesia Andenken un suo ulteriore consolidarsi. Il pensiero deve riandare all’origine, riproporre l’origine, al tempo stesso è la modalità ulteriore di esplicitarsi del pensiero poetante. L’essenza, infatti, può essere detta solo col dire originario, ed è la forma in cui il poeta parla. Il pensiero poetante è la variante del pensiero meditante/rammemorante.

In Arrivo a casa è dimostrato un arricchimento della poesia stessa e un arricchimento dell’interprete. Le modalità con cui Heidegger cerca di portare alla luce il proprio pensiero, a partire dalla stretta empatia con Hölderlin, la rielaborazione della poesia holderliniana, è perfettamente compatibile con la poesia stessa. Si tratta di una compatibilità ermeneutica, quando sottolinea l’apertura di anima e mente di Hölderlin, nota come questa disposizione poetica che Heidegger traduce con la necessità di quel ritorno alla cosa che è l’origine.

Heidegger sottolinea ciò che è proprio, la terra natia, il ritorno a se stessi. Proprietà-estraneità-proprietà, questo sarebbe il percorso, apparentemente dialettico. Ciò che è proprio costituisce un fondamento stabile a cui tornare. Un tornare a casa non è occasionale, ma è una centratura, non necessariamente soggettivistica. La centratura rappresenta una modalità con cui il Dasein (essere umano esistenzialmente presente) è necessitato, è indubitabile. Bisogna vedere cos’è l’Esserci heideggeriano e vedere cos’è il proprio. Il proprio, la terra, la storia. La storia di un popolo contiene amalgamandole, le storie degli individui. La propria storia, identità, visione. Quest’ultima vuole un compito. La storia è un progetto collettivo che si da su una visione, una missione che un popolo avverte e di cui porta la responsabilità. La missione di un popolo che è in una Heimat, si sovrappone a quella di uno specifico poeta. L’arrivo a casa è di Hölderlin; alla fine abbiamo il poeta in grado di nominare il sacro. Lo stesso Hölderlin mostra il compito del poeta in generale. Gli altri, infatti, non sono in grado di farlo.

Heidegger cerca di portare alla luce l’esperienza intrinseca che Hölderlin porta come poeta, portando in luce la veste della poesia portandola nelle vicinanze del proprio pensiero. Pensare la poesia con la mia prospettiva di pensiero, pensa Heidegger. Che Heidegger ci riesca è discutibile. La coerenza interna di queste interpretazioni è un punto di partenza fondamentale affinché possa svolgersi. Il pensiero poetante si nutre della poesia pensante. Heidegger assegna a un Dio una funzione salvifica che nel cristianesimo è ovvia, ma in Heidegger assume una caratteristica che è il riconoscere la necessità del richiamo degli dèi che non consista semplicemente in un’attività di tipo profetico. Quegli dèi fuggiti tornano solo con una trasformazione dell’essere umano. Lo sforzo della salvezza è soprattutto una questione che riguarda il Dio, più che l’uomo. Non è tuttavia un’abdicazione dell’uomo, ma è una interazione dell’essere umano con Dio. Da cosa ci deve salvare (un) Dio? La tecnica, degenerazione della vita dell’essere umano.

Gestell: l’imporsi della tecnica sull’uomo. Il Gestell impedisce l’Ereignis, l’evento dell’essere e l’avvento del Dio. È una prospettiva dove c’entra anche la teologia, anche se non è una prospettiva teologica. Tutte queste parole e concetti sono strettamente collegati. Il Dasein è collegato con l’essere, per esempio. Ritorno del divino che è anche presente nel Geviert. Nessuno degli altri elementi è trascurabile, pena la fatticità dei restanti elementi.

(p. 21) II e III capoverso, V capoverso.

(p. 22) Lo stare oltre la luce è un situarsi al di là di ciò che è naturale. Questa è la relazione con l’altissimo che rappresenta il dire poetico. L’Egli di cui si parla è Dio, ma è anche il dire poetico che lo ha nominato. Colui che può salvarci, come nell’intervista dello Spiegel.

Lichtung: radura, chiaroscuro. Una luminosità filtrata.

Nell’altissimo che sta oltre la luce Heidegger vede la luce. “Luco” nel testo, luogo di una particolare luminosità.

La serenità è il sacro (das Heilige). Altissimo e sacro sono la stessa cosa e sono la dimensione serena. Il poeta non nomina il divino solo perché ha ricevuto il clisma del divino, ma perché fa un’esperienza del divino in generale e nel particolare come poeta. Esperienza della propria patria, completata da un’esperienza oltre la patria e che si manifesta come qualcosa di essenziale. È proprio del poeta nominare ciò che sta oltre le cose, il divino. Hölderlin lamenta la mancanza di nomi sacri. Il poeta deve portarli alla luce.

(p. 33) Frase finale, attesa di quella parola che può nominare Dio.

(p. 34) La vocazione del poeta è il ritorno, l’arrivo a casa. Il compito del poeta non può essere delegato a nessuno che non sia il poeta.

Il ritorno a casa è rammemorazione. Il poeta è sempre a casa e l’uscita non sarebbe altro che un momento che prelude il ritorno.

(p. 36) Il poeta nominando il sacro si avvicina all’essere, ma solo quel Dasein che si è posto in ascolto dell’essere può conseguirlo.

Ultimo capoverso, “agli altri”: non solo gli altri in generale, ma anche come il pensatore.

Il poetare pensante risulta incompleto se non c’è anche il pensiero poetante che nomina l’essere. Il compito che il poeta sente nei confronti dell’altissimo è analogo a quella chiamata che proviene dall’essere per cui il pensatore si pone in ascolto.

Il pensiero rammemorante è il momento iniziale grazie al quale il poeta si familiarizza con ciò che è proprio.

(pp. 101 e succ.) Andenken non ha solo a che fare con la memoria, ma non riporta automaticamente a una presenza vivente. Qui si tratta di una rammemorazione che diventa esperienza autentica di ciò che viene rammemorato. Rammemorazione pensante e filosofica, riandare all’originario e riportarlo nel presente, farlo rivivere, far rivivere ciò che stiamo rammemorando, nella fattispecie l’origine.

L’essenza del poeta è fondare ciò che resta, ciò che permane. Ciò che resta, l’origine in sé sta a fondamento, non è qualcosa che sia superato dalla successione del calendario, è qui sempre presente nel pensatore ed è tra noi. L’origine continua ad agire, nonostante il trascorrere del tempo. Ciò che permane è fondato anche grazie al compito del pensatore.

Il poeta continua il proprio lavoro, ma la sua azione non sarebbe compiuta senza l’intervento del pensatore che mostra ciò che il poeta fa. È solo il poeta che può avere familiarità con la poesia.

(p. 219) La poesia. Destinazione: punto di arrivo cui il poeta è rinviato.

(p. 220) La poesia arriva al cuore di ciascuno di noi in quanto porta in luce l’essere dell’Esserci.

(p. 222) L’essere non è pensabile disgiuntamente dal sacro, per Heidegger; Hölderlin è sullo sfondo.

Heidegger vorrebbe ripristinare la presenza degli dèi e del sacro, a prescindere dalla loro determinazione. Anche l’esperienza del sacro è storica.

Solo attraverso il rapporto Esserci-essere, che è storico, possiamo conseguire il rapporto con l’essere. L’Esserci può anche non accedere all’essere. Gli dèi sono presenti in questa loro mancanza. L’essere è la forma storica in cui l’Esserci lo ha compreso, travisato l’essere stesso, presentato in un modo deformato, ma l’essere perdura. Gli dèi sono presenti nella loro assenza (Hölderlin). Gli dèi fuggono anche in relazione al rapporto che gli uomini stabiliscono con gli dèi. Gli dèi si danno nella forma dell’assenza.

Nominare il divino diventa questione essenziale (p. 226). Il poeta non nomina nel senso di definire, egli trae il nome di una cosa non da un vocabolario, il nome scaturisce dalla cosa, ma è solo un dire originario che permette al poeta di esprimere, dire qualcosa. Qui si ribalta il rapporto essere umano-cosa.

Nel primo caso (definizione) abbiamo una nominazione; nel secondo abbiamo una sorta di metaforizzazione della cosa. [Vedere linguaggio proposizionale in In cammino verso il linguaggio].

(p. 229) Agli dèi serve la parola del poeta per apparire.

(p. 230) “Senso pindarico greco”: che appartiene a colui del quale si vogliono tessere le lodi.

Il poeta pre-sente, rispetto agli altri uomini che sentono e indica al pensatore una strada. Il dire originario è un’indicazione che il poeta fornisce al pensatore.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.