Il testo di Grossi (L’Europa del diritto, Laterza, Roma-Bari, 2007) ripercorre la formazione del pensiero e della prassi giuridica all’interno di un determinato contesto culturale, il mondo occidentale. Il fenomeno giuridico non è esclusivamente occidentale, è un prodotto che ha permeato ogni forma di civiltà. Quindi Europa e dall’altra parte America settentrionale, con fortissime influenze inglesi (con eccezioni nella compresenza di diritto codificato in Canada e Stati Uniti, retaggio della presenza francese), e centro-meridionale. Retaggi europei.
Anche in Cina, Giappone e India assieme a retaggi diversi dai nostri, hanno recepito il prodotto giuridico dell’Europa moderna, il codice civile. Le religioni del libro hanno anche avuto una importante funzione giuridica. Abbiamo ordinamenti giuridici del mondo cristiano, in particolare cattolico col diritto canonico (che si discosta un po’ dal diritto europeo codificato o di common law), il diritto ebraico tradizionale e il diritto islamico. Un percorso quello di Grossi squisitamente filosofico. Grossi è stato un giurista inquadrato nell’ambito della burocrazia universitaria come storico del diritto (animatore dei Quaderni fiorentini), membro della Corte Costituzionale.
Il testo di Gentile, giurista accademico, commissario per le riforme istituzionali (Intelligenza politica e ragion di stato, Giuffrè, Milano, 1983) è un testo datato, di difficile reperimento. Perché è importante? Perché affronta la materia giuridica nella stessa linea interpretativa e di prospettiva di Grossi. I due non hanno fatto parte della stessa scuola. I punti di riferimento sono simili e a volte si citano vicendevolmente. Un’unica prospettiva trattata in due modi diversi, l’uno storiografico, l’altro tematico. La piccola parte introduttiva e la serie di note, sono tutte collegate al mondo del diritto, alcune di esse sono datate, ma il problema non è tanto l’attualità, ma è il modo con cui tratta la questione. La sua è un’argomentazione dialettica, nel senso di recuperare la prassi dei corsi universitari medievali, la quaestio. Quindi, permettere ai discenti e al maestro di sviscerare i pro e i contro di un problema, ponendo di fronte due o più prospettive. [L’università si chiama così perché è una forma più nobilitata della Corporazione]. La caratteristica di un’università è quella che tutti i suoi membri partecipino alla creazione della materia attorno alla quale si sono aggregati. La disputa dialettica era il modo in cui si attuava questa ricerca del sapere. Un sapere di natura entinematica, cioè argomentativa, quindi non veritiera. Il problema della verità è centrale nel discorso filosofico e giuridico. Anche in ambito giuridico attuale i dibattiti sulla verità o meno delle sentenze, a esempio sulla strage di Bologna.
Gentile tenta di organizzare così il proprio discorso e il suo riferimento è la grecità classica dove si sviluppa il dialogo. Un testo, un altro, interessante e importante di gentile è Filosofia del diritto. Le lezioni del quarantesimo anno raccolte dagli allievi.
