Luigi Pirandello.

Luigi Pirandello
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di Sergio Mauri

Indice.

La nascita e gli anni della formazione.

Nasce nel 1867 a Girgenti (Agrigento) da una famiglia relativamente agiata. Il padre gestiva miniere di zolfo, ma ebbe diversi dissesti finanziari. Nel 1886-87 frequenta a Palermo i corsi di Lettere e Legge. Entra in contatto con intellettuali siciliani anarchici e sovversivi. Entra in conflitto col padre, di cui rifiuterà alcuni aspetti caratteriali come il senso degli affari e la capacità di decidere. Passa alla facoltà di Lettere a Roma dove incontra Capuana. Tuttavia, si trasferisce a Bonn, a causa di contrasti all’Università romana, e in Germania, a Bonn, si laurea. In Germania, peraltro, entrerà in contatto con la psicanalisi che lo accompagnerà per tutta la vita.

Gli esordi e il successo.

Nel 1892 torna a Roma e si impegna nella letteratura e nel teatro. Nel 1894 esce una raccolta di novelle Amori senza amore. Si dedica quindi solo al romanzo. Scrive Il turno, e pubblica nel 1901 L’esclusa. Nel 1903 si allagano le miniere di zolfo in cui pure Pirandello aveva investito (nella fattispecie la dote della moglie). La moglie viene colpita da paralisi, e a questo punto Pirandello deve dedicarsi a dare lezioni private e collaborazioni giornalistiche. Pirandello, anche per motivi economici, scrive il romanzo Il fu Mattia Pascal che esce a puntate nel 1904 sulla “Nuova Antologia”.

Il suo romanzo è improntato all’umorismo, un tipo di poetica che teorizzerà nel saggio L’umorismo del 1908. Pubblica poi il romanzo I vecchi e i giovani, Suo marito, Si gira… poi edito col titolo Quaderni di Serafino Gubbio operatore del 1925.

Nel 1916 inizia la fase del “teatro del grottesco”. Abbiamo dunque Pensaci Giacomino!, Liolà, Così è (se vi pare), Il berretto a sonagli, Il piacere dell’onestà, Il giuoco delle parti. Il successo internazionale arriva col “teatro nel teatro”: Sei personaggi in cerca d’autore, Enrico IV, Vestire gli ignudi, Ciascuno a suo modo.

Nascono le Novelle per un anno. Si lega con Marta Abba.

Gli ultimi anni.

Nel 1925 esce Uno, nessuno e centomila. La conclusione è ispirata ad una sorta di fiducia nella natura. Ha inizio allora la fase surrealista che rivaluta l’elemento inconscio, mitico, ingenuo, naturale contro le norme sociali. È il periodo dei miti teatrali: La nuova colonia, Lazzaro, I giganti della montagna. Torna alla linea del “teatro nel teatro” con Questa sera si recita a soggetto. Muore a Roma nel 1936. Le sue ceneri verranno riposte sotto una rozza pietra secondo la sua stessa volontà, ai piedi di un pino in contrada Caos, ad Agrigento.

L’umorismo: il contrasto tra “forma” e “vita”.

La poetica dell’umorismo.

Viene elaborata in due momenti, con le due Premesse contenute nel Fu Mattia Pascal e poi col volume L’umorismo. Pirandello collega l’umorismo alla nascita della modernità e in particolare alle scoperte di Copernico che non pongono più la terra e l’uomo al centro dell’universo. Le teorie copernicane, secondo Pirandello, mettono in crisi l’idea di una certa e oggettiva verità portando ad una concezione relativistica che investe pure l’arte. L’umorismo perciò è tipico della modernità e supera le categorie di bene e di male di vero e di falso su cui si basavano l’arte epica e tragica. L’umorismo quindi non propone valori né eroi portatori degli stessi, ma un atteggiamento critico ed eroi problematici inetti all’azione pratica.

L’umorismo evidenzia il contrasto tra forma e vita. La forma dell’esistenza sono le convenzioni, le leggi, i riti e le regole sociali mentre la vita – nella visione pirandelliana – è l’esigenza di vivere fuori dagli schemi della forma. L’uomo è costretto a vivere nella forma che lo rende non integro, incoerente. Egli non è più una persona che vive la corrispondenza armonica tra passioni e ragione, diventa una maschera che recita la parte che la società esige. Il personaggio, allora, ha davanti a sé due strade: l’incoscienza e l’adeguamento passivo alla forma o vivere coscientemente ed ironicamente la divisione tra forma e vita. Il personaggio in questo secondo caso non vive, ma si guarda vivere. È la riflessione che contraddistingue l’umorismo dalla comicità. La comicità è avvertimento del contrario; l’umorismo è sentimento del contrario.

Le caratteristiche dell’arte umoristica.

Secondo Pirandello quest’arte ha le seguenti caratteristiche:

  1. La discordanza valoriale
  2. La struttura aperta e inconclusa delle opere
  3. L’uso di un linguaggio quotidiano
  4. La destituzione dell’Io
  5. La riflessione
  6. L’opposizione all’arte classica, romantica e decadente.

I romanzi siciliani.

Le prime opere pirandelliane risentono dell’influenza del Verismo. I romanzi come L’esclusa e Il turno sono su questa linea. I vecchi e i giovani è opera di passaggio tra la tradizione del romanzo storico ottocentesco e l’umorismo. Il turno è legato al Verismo, ma ha un certo gusto del paradosso.

L’esclusa presenta temi di grande interesse:

  1. L’esclusione
  2. La falsità delle apparenze
  3. L’incomunicabilità tra padre e figlia

I vecchi e i giovani è ambientato a Roma e in Sicilia, fra gli scandali bancari romani del 1893 e la rivolta dei Fasci siciliani del 1894. Il romanzo descrive il fallimento di due generazioni, quella dei vecchi e quella dei giovani, appunto. I vecchi sono travolti dalla corruzione, i giovani dall’inettitudine e dall’opportunismo politico. L’opera è oscillante tra romanzo storico e umoristico.

I romanzi umoristici.

Il fu Mattia Pascal.

È il romanzo in cui Pirandello applica sistematicamente l’umorismo. I temi sono: il doppio; l’identità; la critica della modernità; la civiltà delle macchine. Il romanzo è scritto dopo la grave crisi familiare del 1903 che pose Pirandello in cattive acque finanziarie e scatenò la malattia mentale della moglie.

Mattia Pascal è il primo dei personaggi pirandelliani che incarna la crisi dell’io e il fallimento dell’individuo nella ricerca di una vera identità. Mattia Pascal, insoddisfatto del proprio matrimonio, del proprio mestiere e della propria vita decide dopo una vincita al gioco di sparire simulando un finto suicidio. Si dà una nuova identità nella persona di Adriano Melis. Vive a Milano e a Roma dove s’innamora della figlia di Anselmo Paleari proprietario della pensione dove alloggia. Tuttavia, è assillato dalla paura di essere scoperto. Si suicida nuovamente per finta. Quindi non è più né Adriano Melis né Mattia Pascal. Decide quindi di non vivere, ma di guardarsi vivere.

È un romanzo che ha degli addentellati autobiografici. Egli rifiuta l’unità, l’ordine, la coerenza del carattere del personaggio.

Si gira… poi Quaderni di Serafino Gubbio operatore.

L’opera ha una struttura aperta e sperimentale: i sette Quaderni rivelano un impianto quasi diaristico. È il diario dell’operatore cinematografico Serafino Gubbio diventato muto per uno shock subito sul lavoro: durante le riprese di una battuta di caccia Aldo Nuti innamorato follemente dell’attrice principale invece di sparare a una tigre indirizza il colpo verso la donna e finisce straziato e ucciso dalla belva.

Il protagonista è estraniato dalla vita, la studia per cercarvi invano un significato. Il romanzo comincia dove finisce Il fu Mattia Pascal. Serafino Gubbio è l’erede diretto della terza e ultima incarnazione del protagonista del romanzo precedente. Il suo lavoro di operatore rappresenta il degrado dell’intellettuale moderno e ha il senso dell’alienazione e del rifiuto della civiltà delle macchine e del progresso. Il risultato di questa condizione in cui la salvezza sta nell’indifferenza è perciò il silenzio.

Uno, nessuno e centomila.

Iniziato nel 1909, fu pubblicato nel 1925-26. È una narrazione a posteriori raccontata in prima persona dal protagonista. Vitangelo Moscarda è come Mattia Pascal, un inetto che non si riconosce nel proprio corpo che è vittima di un matrimonio infelice e oppresso dall’autorità della figura paterna. Ma Vitangelo Moscarda, diversamente da Mattia Pascal è partecipe di una liberazione consapevole e cosciente.

Le novelle.

Novelle per un anno, un progetto interrotto.

Nel 1922 decide di ordinare le novelle già scritte e quelle da scrivere in futuro, nell’opera Novelle per un anno, una raccolta di 24 volumi contenenti 15 novelle ciascuna, per un totale di 360, quasi una per ogni giorno dell’anno. Pirandello non poté completare il suo progetto perché morì. Uscirono 15 volumi per un totale di 225 racconti. Da una parte c’è il realismo della narrazione, che presenta un’ampia varietà di situazioni sociali con ambienti borghesi, contadini e nobiliari soprattutto romani e siciliani, ma anche internazionali visto che alcune novelle sono ambientate negli USA. Dall’altro lato i personaggi non hanno spiegazione rivelandosi vuoti e assurdi.

Le novelle surreali.

Le 19 novelle scritte fra il 1931 e il 1936 e in parte comprese nel volume La giornata e in parte in Berecche e la guerra, sono estranee alla poetica dell’umorismo e presentano tratti surrealistici simili a quelli dei miti teatrali. Queste novelle hanno tratti espressionisti e surrealisti e di denuncia delle convenzioni sociali.

Il teatro.

La massima espressione del contrasto tra “vita” e “forma”.

È il teatro più dei libri ad aver reso famoso Pirandello nel mondo. Ed è nel teatro che in Pirandello si riconosce la forma espressiva più adatta a rappresentare la sua visione del mondo. Sul palcoscenico diventa lampante il contrasto fra vita e forma, tra realtà e finzione e persona e maschera. I due elementi che si affermano nel teatro pirandelliano sono:

  1. L’autonomia del personaggio: all’opposto degli usi del teatro borghese che muoveva dall’ideazione della trama e della vicenda. I personaggi pirandelliani hanno pochi tratti immutabili e sono indipendenti sia dall’autore che dall’attore.
  2. L’artificiosità dell’opera teatrale: l’opera teatrale umoristica rinuncia a mostrarsi naturale e diventa beffa e parodia di sé stessa sdoppiandosi per mostrare la propria artificiosità.

I capolavori teatrali.

I primi capolavori teatrali di Pirandello sono Così è (se vi pare), Il piacere dell’onestà e Il giuoco delle parti. È questa la fase del “teatro del grottesco” fondato sulla divergenza dei punti di vista, dell’incomunicabilità e sul paradosso. Sei personaggi in cerca d’autore segna una svolta nella produzione pirandelliana. Qui sono raggiunti l’autonomia dei personaggi e la dissacrazione dell’opera teatrale. La formula del “teatro nel teatro” fa si che gli attori possano assistere ad un’altra rappresentazione. Così la finzione e la discussione su tale finzione (metateatro) si mescolano assieme.

Ciascuno a suo modo del 1924 porta ancora più avanti la rivoluzione delle forme teatrali attuata da Pirandello perché:

  1. Lo spazio del teatro viene invaso dalla vita
  2. Manca il terzo atto cancellato dall’irruzione della vita sulla scena

Questa sera si recita a soggetto del 1928-29 può essere definito un saggio sul teatro. Mette in scena il conflitto tra gli attori divenuti personaggi e il loro regista che vuole seguire la tendenza teatrale tedesca, cioè quella di soppiantare il peso dell’autore rendendo gli attori strumenti della propria volontà. Perciò, in questa opera, gli attori si ribellano intervallando battute presenti nel canovaccio del regista con critiche personali alla regia. La rilevante novità del dramma consiste nel passaggio dalla dimensione meta-teatrale, cioè di discussione del teatro a quella teatrale della rappresentazione. La ribellione degli attori rappresenta la forza della vita.

Enrico IV sembra riproporre la tragedia classica. Lo spazio è quello tradizionale della reggia. Le tre unità aristoteliche (spazio, tempo e azione) sono rispettate. Il protagonista è un re che parla con dignità e linguaggio regali. In realtà la situazione è finta, il re è un comune borghese che finge di essere Enrico IV. La tragedia ne risulta degradata e l’opera si presenta come una riflessione sulla sua impossibilità nel tempo presente. Solo nel ritiro dalla vita, rifugiandosi nella storia e nella follia, è possibile conservare l’estraneità rispetto all’esistenza reale, ma anche in relazione ai propri stessi sentimenti.

In seguito, Pirandello segue il filone del surrealismo e compone quattro miti teatrali: La nuova colonia, Lazzaro, I giganti della montagna, e la fiaba in versi La favola del figlio cambiato. Nella Nuova colonia, Madre terra punisce chi non sa vivere all’altezza dei valori naturali mentre salva chi le resta fedele. In Lazzaro la forza di una religione naturale e spiritualistica fa compiere al sacerdote protagonista un miracolo. Nei Giganti della montagna esiste un prodigio realizzabile solo con la rinuncia alla vita associata: quello della liberazione delle forze del sogno, dell’inconscio e della creazione artistica. Quest’ultima opera è rimasta incompiuta ed è evidente l’opposizione tra natura e civiltà. Il progetto dell’autosufficienza dell’arte, del sogno e della fantasia si scontra con l’irruzione della dimensione sociale.

La produzione teatrale tra il 1926 e il 1936 costituisce la fase del pirandellismo in cui l’autore imita sé stesso portando sulla scena gli stessi temi in modo ripetitivo e artificioso.