Futurismo e Crepuscolarismo.

Futurismo
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di Sergio Mauri

I futuristi.

Il Futurismo è stato un movimento artistico d’avanguardia coevo alla corrente crepuscolare, ma ha caratteristiche opposte. Il Futurismo non si esprime soltanto nella poesia e nella letteratura, ma anche nel teatro e nell’arte con pittori e scultori come Umberto Boccioni e Giacomo Balla.

Nel 1909 il poeta Filippo Tommaso Marinetti pubblica su Le Figaro il primo manifesto futurista in cui sintetizza i principi della corrente:

  • La violenta polemica col passato e la tradizione e la volontà di rinnovare profondamente la letteratura italiana;
  • L’esaltazione della modernità, della velocità, delle macchine, del progresso, della guerra (“Igiene del mondo” e forza di rinnovamento);
  • L’accostamento di parole in libertà ad elementi visivi e grafici;
  • Uso frequente di libere ed insolite analogie liberamente accostate secondo il principio dell’immaginazione senza fili;

I poeti futuristi furono attivamente impegnati in politica e favorevoli all’intervento italiano nella Prima guerra mondiale. Assumevano spesso atteggiamenti anticonformisti e provocatori. Il movimento, tuttavia, ha più importanza per la volontà di rottura col passato che non per i risultati poetici.

I più importanti futuristi furono: Filippo Tommaso Marinetti, Aldo Palazzeschi e Corrado Govoni.

Filippo Tommaso Marinetti.

Nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1876. È l’autore del Manifesto del Futurismo pubblicato nel 1909 e di altri testi teorici chiarificatori. Tra le sue opere ricordiamo il romanzo Mafarka futurista (1910) e il poema Zang Tumb Tumb del 1914 che si ispira all’assedio della città di Adrianopoli durante la guerra balcanica. È interventista e si arruola volontario nella Prima guerra mondiale, aderisce poi al fascismo di cui diventa cantore. Muore a Bellagio (CO) nel 1944 dopo la nomina ad accademico d’Italia da parte di Mussolini.

I crepuscolari.

Il termine Crepuscolarismo viene coniato nel 1910 dal critico Giuseppe Antonio Borgese per definire le opere di alcuni letterati che operano nei primi vent’anni del Novecento. Questi letterati amano una poesia di tono volutamente basso, malinconica, del momento del crepuscolo, del tramonto. Questi poeti sono consapevoli della perdita d’importanza della poesia nella società capitalistica ed industrializzata e rifiutano l’impegno politico cantando nei loro versi la vita quotidiana tipicamente borghese.

La loro poetica si caratterizza nel seguente modo:

  • I temi malinconici e dimessi, caratterizzati da stanchezza e rinuncia: la morte, la malattia, i ricordi infantili;
  • La scelta di situazioni e ambienti quotidiani, semplici e pieni di tristezza: interni di case borghesi, giardini abbandonati, soffitte dimenticate e “buone cose di pessimo gusto”, cioè oggetti brutti ma consolatori e rassicuranti;
  • Atteggiamento pessimistico e sfiduciato che si accompagna a toni ironici e distaccati;
  • L’uso di un linguaggio semplice e di uno stile discorsivo simile a quello della prosa e con molti termini colloquiali e tipici del parlato.

Questi poeti, tuttavia, al di là dell’apparenza conoscono profondamente la tradizione letteraria italiana e le nuove tendenze della letteratura straniera contemporanea.

I più importanti poeti crepuscolari furono: Guido Gozzano, Sergio Corazzini e Marino Moretti.

Guido Gozzano.

Nasce nel 1883 a Torino dove morirà di tubercolosi nel 1916 a 33 anni. Si iscrive a giurisprudenza, ma si dedica agli studi letterari. Sii reca in India per cercare una cura per la sua malattia. Scrive alcune novelle sulle sue esperienze e ricordi di viaggio pubblicate nella raccolta Verso la cuna del mondo (cuna=culla).

Pubblica due libri di poesie: La via del rifugio (1907) e I colloqui (1911). Egli concepisce la poesia come rifugio dalla sofferenza del mondo. Il tono della sua poesia è pacato e malinconico, spesso (auto)ironico e si caratterizza per l’amore verso le cose semplici che si ritrovano nella quotidianità.

Sergio Mauri
Autore Sergio Mauri Blogger e studioso di storia, filosofia e argomenti correlati. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Hammerle Editori nel 2014.