Vladimir Ilic.

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Non ricordo quando ti ho incontrato per la prima volta,

so solo che ero molto piccolo, 6 o 7 anni, giù di lì.

Da allora ti ho rivisto spesso.

Eri stato portato a me da uno dei tuoi uomini, uno di quegli uomini antichi e semplici, con le mani grandi e callose.

Tu sapevi che sarebbe successo, conoscevi il segreto della vita e l’anima dei tuoi uomini.

Potrei stendere un rapporto sulla nostra reciproca conoscenza. E allora lo faccio.

Notai – assai presto – che molti ti incensavano, anche alcuni dei tuoi nemici, ma tutti ti odiavano

con sincera doppiezza, e disprezzo, questo si!

Tu sapevi anche questo, ma non ti’importava più di tanto:

la vita era così breve e le cose da fare così tante!

Non potrei, oggi, scrivere un’ode epica su di te

come fece il poeta rivoluzionario:

i tempi sono bassi, merdosi, cinici. Dimentichi.

No, non potrei.

E infatti non lo faccio. A cent’anni dalla rivoluzione dei tuoi uomini

ciò che posso dire è: la storia stà andando ancora avanti, a passi da gigante.

La vittoria sarà nostra!

 

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