Pasolini e il fascismo.

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I tratti peculiari del fascismo sono: prevaricazione, violenza, distruzione di ogni identità, soprattutto se particolare e imposizione della propria; una reductio ad unum che ha nella storia dell’Occidente – dove il fascismo appunto si è manifestato – dei precedenti nel potere omologatore della religione e dell’imperatore. L’identità, comunque, per noi marxisti non è quella semplificata del nazionalismo, ma quella che si configura come insieme di rapporti tra soggettività diverse, con tutto l’universo affettivo che ne discende, che caratterizzano una persona. Ed è contro questa identità che si scagliano i fascisti.

Distruzione dell’io, sua manipolazione fino a ridurlo ad oggetto. Il fascismo in Italia è stato costruzione della società nuova al prezzo di questa omologazione, con l’orizzonte nazionale sempre sullo sfondo, con mezzi militari e burocratici. L’obiettivo nazionale lasciava allora e lascia anche oggi intravvedere dalla sua trama l’accumulazione di capitale, sua vera ragione di esistenza.

Alla base di ciò, o meglio tutto ciò è reso possibile in parte dalla paura, ma tuttavia in misura maggiore dal patto tra potere e sudditi in cui l’obbedienza e il conformismo sono veicolo di ricompense o, banalmente, un modo per garantirsi una morte tranquilla.

Da Internazionale: https://www.internazionale.it/opinione/wu-ming-1/2018/06/04/pasolini-salvini-neofascismo lettura critica dell’articolo di Wu Ming 1.

Premessa: ci si dimentica (e WM1 se ne dimentica) pure del fatto che il fascismo (capitalistico) è l’altra faccia della democrazia o del liberalismo (capitalistici). Non si vuole, inoltre, ammettere che il miglioramento delle condizioni materiali non ha migliorato la società e che, anzi, proprio l’aver assaporato uno sviluppo irripetibile, col suo corollario di consumismo, ha reso le persone terrorizzate di perderlo. Non siamo d’accordo con WM1 sui seguenti punti:

  • Antinomia pasoliniana fascismo/consumismo: per WM1 il fascismo era edonistico con piccola e media borghesia, ma appunto come anch’egli lo riconferma, non col proletariato! Qui c’è la differenza fondamentale con Pasolini e la sua descrizione della società dei consumi come nuovo fascismo.
  • WM1 insiste con l’adesione del fascismo al modernismo reazionario. Tuttavia, con risultati molto diversi dalla Germania, dico io. Secondo WM1 questo è un errore di Pasolini. Io non credo, basta ricordare com’è arrivata l’Italia alla guerra.
  • Secondo WM1 che Pasolini descriva ogni emancipazione ed estensione dei diritti e delle libertà come permissività del potere e strategia del sistema. Secondo WM1 svaniscono lotte e soggettività, su tutte quelle delle donne. Tuttavia Pasolini non diceva questo, ma diceva che le lotte sono state strumentalizzate dal potere. In sostanza, che le lotte senza rivoluzione ricadono sempre nel sistema. Quindi, caro WM1: ci possono essere quanti pochi medici obiettori vuoi, ma si continuerà a non fare figli. Per fare più figli o figli come una volta dovrebbe esserci un qualche cambiamento nella struttura della società.
  • Secondo WM1, Pasolini sbaglia a ritenere irreversibili le riforme degli anni ’60 e ’70 e si parla di Scala Mobile, Statuto dei Lavoratori, Legge 194 e diminuzione relativa dei salari. Anche qui parliamo di politiche singole, di singoli compromessi politici mentre Pasolini per riforme intende i mutamenti antropologici, i cambiamenti umani. In particolare Pasolini parla di conformismo interclassista del suo tempo in contrapposizione al conformismo classista del passato. 
  • E poi il test dell’anatra: se un uccello cammina come un’anatra, nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra chiamo quell’uccello anatra. Potrei obiettare: e se il tuo modello di anatra con cui operi il confronto fosse errato? Comunque, diciamo che il modello del ventennio è chiaro, come pure quello dei decenni successivi anche se con il fascismo formalmente non al potere (casualmente?) e già qui parliamo di cose differenti su cui WM1 non opera distinzioni, tuttavia il punto di Pasolini è un altro. Secondo lui è tutta la società ad essere fascistizzata e disciplinata in senso (neo)fascista, non semplicemente coloro che parlano un certo linguaggio o si muovono in un certo modo. (Come diceva Corrado Guzzanti: “Questo è un Paese in cui un dittatore […] se non si mette il cappellone, non spara per aria, non vedete il passo dell’oca fuori della finestra, non vi raziona il pane non lo prendete sul serio, è sempre un buffone, c’è sempre da ridere […].” You Tube, Corrado Guzzanti, Berlusconi merita rispetto). Tutti potenzialmente parlanti un certo linguaggio/codice e tutti che si muovono in un certo modo e a ribadire la propria fedeltà al sistema.

Siamo, quindi, ritornati fatalmente all’inizio: il fascismo è solo l’altra faccia della democrazia liberale.

Inoltre: manca, nella critica di WM1, qualsiasi accenno al fatto che Pasolini, seguendo le categorie analitiche marxiste, dicesse che ogni modo di produzione non produce solo merce, ma anche rapporti sociali e quelli del consumismo (produzione ansiosa e spasmodica di beni superflui) genera superfluità. O no? Se no, si argomenti il proprio no.

E manca anche qualsiasi accenno alla continuità del fascismo, anche se si tratta di una continuità garantita da una (finta) discontinuità.