Note su “Scrivimi dei morti”.

Scrivimi dei morti
Scrivimi dei morti

Scrivimi dei morti è stato pubblicato nel Dicembre 2007 dalle Edizioni Terra d’Ulivi. Il racconto nasce tra il 1994 e il 1996. Rimane in silenzio fino all’Agosto 2007 e poi da Settembre a Novembre 2007 subisce un febbrile lavoro di correzione e completamento.

Onestamente ho difficoltà a riconoscerlo a 10 anni dalla pubblicazione. È come un figlio scappato di casa o uno stato d’animo (forse) razionalizzato dall’analisi, un’esigenza di espressione che ha potuto realizzarsi solo così. Un evento che c’è stato ed è solo un ricordo: importante, singolare, irripetibile, misterioso. Un qualche cosa che, in ogni caso, non si ripeterà più. Ciò che invece comincia è una storia, la storia di quel figlio scappato di casa, di un evento che nasce in una mente ed un giorno si trasforma in una pagina scritta, di uno stato d’animo e di una visione che sono stati, ma non ci sono più.

Il testo fu concepito in un periodo in cui la questione esistenziale, per me, stava diventando urgente, sospinto in questa emergenza anche da amicizie con le quali condividevo radici culturali ed esperienze di vita nel senso più ampio del termine. Un periodo nel quale si fondevano in me conquiste spaventosamente positive (e destabilizzanti) e uno struggente ritorno al passato e, quindi, alle origini. Il racconto è un tentativo di focalizzare in forma epica una storia personale, una questione valida per uno solo. Non so se sono riuscito a realizzare questo proposito.

Scrivimi dei morti, perciò, è un pò gioco un pò confessione, un pò enigma, un pò mistero. Tutti gli esseri umani, tuttavia, sono un mistero ed un enigma, in fondo: essere al mondo per decisione di chi, per fare che cosa, fino a quando?

In questo caso, però, non si tratta di enigmi e misteri generali ed universali, validi per chiunque, bensì miei e singolari, codici di interpretazione del mio personalissimo sguardo sull’abisso.

Sono stato, sin da giovanissimo, un pessimista. A questo aggettivo devo, quindi, dare un senso storico. Nonostante ciò, ho sempre ed ostinatamente cercato qualcosa per cui valesse la pena vivere e, in ultima analisi, accantonare il mio pessimismo. Scopi, obiettivi, ideali sono tutte componenti di questa volontà che ci costruiamo noi o ci viene donata dalla vita in sé.

L’Occidente e la sua cultura, sono stati dominati per secoli da questa ricerca di una motivazione, di un obiettivo, di un senso. Prova ne sia l’esistenza della religione, che per noi è religione monoteista, nella quale la “guerra santa” è uno scopo per cui immolare la propria vita, una ragione per cui morire. Noi, la nostra gente, il nostro passato sono stati attraversati da questa folgorazione di una possibilità ulteriore, palingenetica.

Parliamo, quindi, di incontro tra eros e thanatos, tra desiderio e morte, tra vitalità e nichilismo. Parliamo di fuga come fine e nuovo inizio, come eutanasia di un percorso che diventa qualcos’altro se non proprio percorso nuovo.

Se volete proseguire, allora cliccate in alto a destra per proseguire con la lettura dell’opera. Se, invece, vi interessa approfondire ancora i motivi, i personaggi, i tempi in cui l’opera è stata concepita e data alla luce, allora aspettate il prossimo post.

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