Introduzione alla metafisica.
Il non-essente è il nulla e quindi non è l’essere, ma questa non è l’intenzione argomentativa heideggeriana. Dal nulla nulla si dà, viene detto, ma a un certo punto Heidegger dice che forse da quel nulla qualcosa si da e quel qualcosa è l’essente, non l’essere. E gli enti, pur contenendo l’essere non sono l’essere. L’essere e il non-essere stanno assieme (pp. 40 e segg). [Utile vedere le Meditazioni metafisiche di Descartes, l’esempio della cera]. C’è qualcosa nella ragione che mi dice che cera solida e cera liquida sono la stessa cera. In alcuni casi (pp. 40-41) è l’intelletto a ingannarmi. Ma l’essere non è coglibile né attraverso l’entità, né con l’intelletto, mentre noi vediamo qualcosa, dobbiamo riconoscere che vediamo qualcosa di più. Quel di più ci viene dal pensare l’essere.
(pp. 45-47) Se intendere l’essere può essere visto come esalazione, una sorta di fumo che si dissolve, una specie di errore. Ma il fraintendimento (confondere l’essere con l’ente) da dove nasce? (p. 47) Heidegger cerca di rispondere al quesito.
Tutte queste domande (retoriche) hanno contribuito a generare il fraintendimento e la decadenza (addirittura) della civiltà. È una domanda storica fondamentale. Chiederci che ne è dell’essere vuol dire domandarsi “che ne è dell’essere nella storia?” Forse è il destino spirituale dell’Occidente? L’essere costituisce forse il destino spirituale della civiltà occidentale? L’essere è in stretta relazione col corso storico dell’occidente. Come configuriamo questa storia?
(p. 48) Per Heidegger lo spettro della tecnica e della massificazione sono i due elementi che premono sull’Europa manifestandosi negli USA e nell’URSS, sull’Europa intesa come spirito (europeo). Heidegger aspira a sottrarre lo spirito europeo (e in generale) e occidentale alla tecnica e alla massificazione che, se scaturiscono dalla dimenticanza dell’essere, cosa resta allora come alternativa? Resta lo spirito che al tempo stesso, nei due poli opposti, in Europa, si è depotenziato. È lo spirito a permettere all’uomo storico di opporsi ai due poli, ma egli vede il depotenziamento di quello spirito. È dunque l’Europa stessa a essere in crisi. Tutto ciò indica anche una diversa specificazione del tempo. La decadenza mostrata da Heidegger ha origini antiche, ma ha anche caratteri estremamente contemporanei come la tecnicizzazione e la massificazione. Lo spirito allora si depotenzia.
L’Esserci in quanto ente caratterizzato dall’apertura verso l’essere si trasla nell’Esserci del popolo tedesco. Il popolo tedesco deve esporsi al dominio della potenza dell’essere. La riconquista della missione dello spirito tedesco contribuirebbe a ridare energia storica e spirituale a tutta l’Europa.
La domanda intorno all’essere è anche storica. (p. 52) Nemmeno l’Europa è immune da tecnicizzazione e massificazione. Siamo in una fase di decadenza del mondo, che deriva da una perdita dello spirito.
(p. 55) Elementi che sono sintomi dell’oscuramento dello spirito sono: la fuga degli dei, la distruzione della terra, la massificazione dell’uomo, il prevalere della mediocrità. Heidegger, comunque, non mitizza l’Europa rispetto a USA e URSS, anzi la considera responsabile principale di questa situazione, la causa. Se un popolo o un insieme di popoli non sono in grado di manifestare la propria essenza, allora quel/quei popolo/i svanisce/svaniscono.
La tecnica ha un’ampia estensione, una concezione del mondo, è una comprensione del mondo e nasce per una mancata comprensione (dell’essere), a una interpretazione del mondo sotto il segno della tecnica. Abbiamo un depotenziamento dello spirito che si articola in: trasformazione, strumentalizzazione, pianificazione, asservimento. Depotenziamento intessuto da una volontà tecnica.
Trasformazione: consiste nella deformazione dello spirito (Geist) in intelligenza intesa come semplice raziocinio. Strumentalizzazione: emerge l’equiparazione della mente totalitaria nazionalsocialista, del marxismo, del positivismo. In tutti questi casi lo spirito diventa sovrastruttura diversa da ciò che lo spirito è.
Pianificazione culturale (pp. 57-58): basata sulla strumentalizzazione, la pianificazione culturale diventa una conseguenza logica e naturale. Il mondo dello spirito diventa cultura. Non agisce più lo spirito, ma determinate energie che nascono da questi campi (culturali). I valori schematizzati come etica, precettistica, perdono la loro autenticità (p. 58). C’è una sorta di autoreferenzialità. Anche la scienza contribuisce alla pianificazione culturale. Scienza come procedura, rendere scientifico. In tale decadenza della scienza vi è l’intervento della tecnica (da cui la tecnoscienza).
Asservimento (dello spirito a un determinato scopo) (p. 59): lo spirito è la risolutiva apertura, quella predisponibilità dell’uomo ad aprirsi all’essenza dell’essere, all’ascolto dell’essenza dell’essere. Una modalità, una caratteristica tipica dell’Esserci, verso l’essere.
Una critica della tecnica diventa operativa quando la applichiamo al mondo.
Si pone dunque l’esigenza di indagare, per Heidegger, l’essere intorno alla parola essere, esigenza di una indagine linguistica. La risposta è che l’essere non è qualcosa di vuoto ed evanescente. Si tratta però di una parola che rinvia a qualcos’altro. Dobbiamo, quindi, fare i conti con la sfera linguistica.
(p. 61) Oggi il linguaggio è sfruttato e usurato. Dobbiamo riportare la questione del linguaggio a quella dell’essere e anche fare il contrario.
Quindi; grammatica della parola essere: sostantivo; verbo. Etimologia della parola essere.
Parola e verbo corrispondono alle due dimensioni distinte dai Greci (pp. 67-68). Dalla grecità non ricaviamo solo un etimo, ma soprattutto una relazione di tipo ontologico. (p. 68) Om indica la semplice denominazione e designa più tardi la cosa detta, il rem.
(p. 69) Aristotele vede nel nome in sé, privo di tempo, il verbo, ciò che mostra il tempo. In questa seconda accezione la parola ha senso solo attraverso il tempo aggiungendone significato.
Il nome modificato è tosis, quello del verbo è enklisis (declinazione). Le due classi subiscono una modificazione.
Il venire in posizione per i Greci è proprio dell’essere, corrisponde alla presenza, lo stare (nei limiti). L’ente ontologicamente raffigurato ha un’essenza e una forma. Venire in posizione significa delimitarsi, il telos, nel senso di termine, il compimento (p. 71). In questa chiave va intesa l’entelechia, essere compiuto, essere in atto (mantenersi nella limitazione, qualcosa che ha in sé la sua finalità). Ciò che si compie ha una morphé (forma) e un limite (peras). Ciò che si mostra, è l’essere dell’essente. L’apparire di una cosa è detto eios (epico, eos in quanto ionico, epico), eidos è l’aspetto. La cosa si lascia vedere, consiste, sta. L’essente, infatti, si da solo nella presenza. Ridimensioniamo l’essere alla presenza. E ciò che non è presente? È un limite della concezione greca dell’essere.
L’essere è dimenticato a causa di una progressiva determinazione della parola essere e la premessa è linguistico-grammaticale.
Riparleremo della riflessione etimologica.
