Heidegger tra metafisica e poesia. (vi)

Temi heideggeriani
Temi heideggeriani.

Introduzione alla metafisica. Ricerca del senso dell’essere nella storia. È la domanda fondamentale della metafisica, quella della ricerca che va oltre l’ente. Partendo dalla domanda fondamentale: perché esiste l’essente e non il niente? La domanda preliminare (anche domanda fondamentale, Grundfrage) è che ne è dell’essere? Heidegger pensa anche al rapporto tra essere ed Esserci, cioè tra essere e uomo, dimostrando che l’essere è la questione dalla quale dipende l’esistenza autentica dell’Esserci. Qui Heidegger ci mostrerà come l’essere nella sua enigmaticità non sia un prodotto del pensiero, ma piuttosto ciò che infonde il proprio a ciascuno, caratterizzando ciascun ente per quello che è[1], facendo sì che le cose siano. Ciò implica una critica della metafisica e superamento, accettazione della metafisica; ecco che Heidegger si impegna in una ripetizione del primo pensiero in generale e della metafisica in particolare. Si mostrerà come l’essere sia un fenomeno storico. In tale contesto si inserisce il rapporto tra essere e linguaggio; il linguaggio è il dire dell’essere a cui l’essere umano deve prestare ascolto. Il dire poetico è quella modalità del linguaggio che si avvicina più di tutti alla possibilità di dire l’essere. (p. 13) La domanda: perché vi è l’essente e non il nulla? È la domanda prima. Per l’essere umano è essenziale il pensare, non formulare teorie, elaborare calcoli. Pensare è interrogarsi su ciò che è. Quindi, interrogarsi sul perché c’è l’essente e non il nulla è parte di questo pensare. Inerisce l’essere umano, legittimamente stupito dinanzi al mondo. Questa domanda ha una localizzazione e una temporalità. Grecia antica, VI°-VII° secolo a.C.. Si tratta di un interrogarsi tipico della civiltà occidentale[2]. A prescindere dalle modalità operative di rapportarsi alla complessità del mondo.

È la domanda originaria, fondamentale perché riguarda l’originario stesso, che origina qualcosa. La domanda finisce col portarsi dal perché esiste qualcosa a cosa permette a quel qualcosa di esistere. Questo qualcosa che fa si che il mondo sia, cioè l’essere, viene elaborato da Heidegger sotto il concetto di physis (natura). Ma che cosa intendiamo noi per natura? Gli enti che ci sono. Ma potremmo anche definirla come qualcosa che fa schiudere le cose. La domanda sull’origine implica dunque qualcosa come la physis. L’origine è quella possibilità che si traduce in realtà.

Heidegger dice che la physis è lo “schiudente permanente imporsi” che rappresenta il senso che Heidegger attribuisce all’essere. L’essere fa si che  gli enti si dischiudano e permangano. Diviene perché è storico, poiché ha in sé il carattere del perdurare. Quindi, si tratta di rispondere a quella domanda riportandosi a quello stato originario dove si può vedere qualcosa. La domanda è formulata dall’essere umano, l’Esserci, quell’ente privilegiato che pone la questione dell’essere. L’uomo è un breve respiro; eppure, può formulare quella domanda che scaturisce dalla sua visione del mondo. Tra l’essere e l’Esserci si istituisce una relazione imprescindibile. Lo stesso Esserci è un essere storico. Questa relazione si rafforza nella misura in cui l’uomo è in grado di porsi la domanda e di capire l’essere. Tanto più l’essere è obliato dall’uomo, tanto meno egli apparirà come comprensione della verità. Esso è il modo di darsi dell’essere stesso.

C’è un’oggettiva indipendenza[3] dell’essere e una soggettiva interpretazione dell’essere da parte dell’Esserci. Una soggettività storica determinata da una specifica cultura. Mentre nell’antichità gli scienziati erano filosofi, nell’epoca moderna i due percorsi si separano e continuano a divaricarsi.

Fare esperienza dell’essere attraverso un salto[4] (Sprung) per mezzo di una “autointroduzione” dell’essere umano, un salto dalla metafisica al nuovo inizio. Un modo di abbandonare la sicurezza riguardo al mondo, una sorta di decisione, in parte, e che avviene per incanto, in altra parte. Il salto avviene in modo involontario, con una sorta di “sentimento oceanico” per ripensare e avere un inedito rapporto con l’essere (p. 17). Il salto porta oltre l’ente e il pensiero dell’ente e ci porta indietro, all’origine come momento originario in cui l’essere è stato pensato.

C’è da dire che l’origine è il momento iniziale del pensiero occidentale individuato nei pensatori presocratici nei quali secondo Heidegger potrebbe essere balenata la questione dell’essere, poi archiviata con Platone e Aristotele, disattivata e depotenziata in quanto questione. Quindi, tale questione è originaria e originale, propria dei pensatori presocratici, poi inglobata nella filosofia seguente[5].

Il problema della ripetizione della metafisica è che conduce a un superamento, per un nuovo o “altro” inizio. (pp. 18-19) Il problema dell’essere non va confuso col problema di Dio. Heidegger critica i tentativi di fondere teologia e filosofia, ingiusti in entrambi i casi. Questo mantenere le distanze significa che l’essere non debba essere confuso con Dio, ma rimanere in dialogo. Pensare per Heidegger significa filosofare. All’opposto Heidegger dice che la “scienza non pensa”. Soprattutto come tecnoscienza. Il pensiero, dunque, si esprime nella filosofia. La filosofia non può realizzare letteralmente l’azione, non può intervenire direttamente sugli eventi. Essa si tiene al di qua della prassi, ma può agire sulla coscienza trasformando l’autocomprensione del mondo. Tuttavia, non dobbiamo pretendere troppo da essa e curvarla a scopi contingenti diversi dalla sua essenza.

1935: il nazismo è affermato ed è difficile esprimere un giudizio se non cripticamente come fa Heidegger (p. 20). Se c’è una filosofia del nazionalsocialismo[6], allora, quella non è vera filosofia, ma è piegata sul proprio tempo. Potrebbe anche essere il pensiero umano della sua inautenticità, con forme di pensiero impersonali che l’uomo assorbe.

(pp. 21 e succ.) La filosofia non ha un suo utilizzo immediatamente pratico, può essere solo un pensiero che schiude il sapere e traccia le vie. Tutta la storia della filosofia, in sostanza, è una serie di elaborazioni individuali di ciò che la filosofia dovrebbe essere. La filosofia può avere un effetto dirompente in pensatori che la vedono come lo strumento dell’agire[7]. Qui Heidegger fa semplicemente il lavoro del filosofo, del pensatore. (p. 23-24) La filosofia dice non serve a nulla, ma può esser utile a trasformarci. Noi interrogandoci oltre l’ente al tempo stesso ci interroghiamo, oltre a questo o a quello, andando al di là del consueto e comune, che va fuori dall’ordinario, eccede qualunque configurazione storico-sociale contingente. Filosofare vuol dire interrogarsi sullo straordinario, in sostanza, verso la metafisica.

La domanda metafisica fondamentale (pp. 24-25). Che cosa significa physis? Ciò che si schiude da se stesso, ciò che sboccia nella rosa stessa. L’aprentesi dispiegarsi nell’apparire, lo “schiudente permanente imporsi”. La physis si impone nella forma dello schiudimento. Essa può riscontrarsi ovunque.

(p. 26) La physis è lo stesso essere per cui l’osservante diventa osservato. La tekne è il contrario dello schiudersi, è un imporre; la tekne impone dall’alto in base a una costruzione teorica un qualcosa che non avverrebbe da sé. La physis è l’essere[8], in forza del quale l’essente diventa visibile e si manifesta. Se qualcosa si impone nella forma dello schiudersi e del permanere, quell’essere è storico. L’essere è ciò che permette all’essente di manifestarsi e perdurare. Portare l’essente alla presenza, ma ciò non significa che quella dei Greci, la filosofia originaria sia una filosofia della natura. Bisogna allora contrapporre una concezione filosofico-ontologica della physis, recuperando la funzione della filosofia. Se la filosofia è una grande cosa per l’uomo, essa all’origine è stata grande. Una grandezza che va fatta risuonare oggi.

Mentre la tekne pro-duce, la physis non lo fa; il termine tekne è assunto qui come un saper-fare, un sapere tecnico come quello che lui, Prometeo, sottrae agli dei. Il sapere tecnico in Heidegger è contrapposto alla physis.

Un ulteriore elemento è quello storico. Heidegger dice: noi generalmente contrapponiamo al mondo fisico, alla natura, il mondo storico. La dimensione storica potrebbe anch’essa essere opposizionale alla physis, ma la physis conserva in sé qualcosa che possiamo individuare come storia. Gli enti come coagulo temporale entrano nella physis in quanto quel coagulo.

Il significato storico di un’introduzione alla metafisica. Elaborare questa domanda lo si può fare su di un piano storico. Ciò è possibile, per Heidegger, purché non intendiamo la storia come storiografia, ma storicità (storia dell’essere). La missione del popolo tedesco è ripristinare quel ponte col primo pensiero greco a causa dell’interpretazione col segno negativo dell’essere, con la dimenticanza dell’essere. Partendo dalla propria identità, il popolo tedesco la fa propria e la elabora. È  una missione di tipo filosofico, tutt’al più culturale.

Portare, dunque, quell’inizio greco nel nostro presente storico. Il nostro attuale pensiero deve quindi essere modificato e adattato. Abbiamo una contrapposizione tra visioni: essere e mondo della tecnica. Dovremmo abbandonare una visione meramente tecnica per averne una aderente alla physis. Concretamente allora c’è un’azione che il pensiero può esercitare sulla realtà concreta. Alla tecnica dovremmo contrapporre un pensiero dell’essere.


[1] L’essere è ciò che fa si che gli essenti siano.

[2] Si pongono quindi dei limiti geoculturali. Per la cultura giapponese il nulla è piuttosto un vuoto produttivo.

[3] C’è, ma si manifesta solo attraverso l’interrogazione da parte dell’Esserci.

[4] Ur-sprung significa origine.

[5] Lo diceva anche Nietzsche anche se non aveva in mente la questione dell’essere. Nietzsche pensa contro Socrate e Platone in termini morali, nella teoria della morale. Il pensiero dionisiaco risolve la questione.

[6] Un grande abbaglio che viene da lontano: Platone a Siracusa, per fare un esempio.

[7] Ricoeur, conflitto di elaborazioni.

[8] Di converso, l’essere è la physis.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.