Machiavelli, Guicciardini, Ariosto.

Orlando_furioso_canto34
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MACHIAVELLI

Machiavelli è di famiglia borghese, ha una formazione umanistica di orientamento materialistico. È intellettuale militante, funzionario della repubblica fiorentina.

Teatro della riflessione machiavelliana è la crisi italiana che inizia l’ultimo decennio del Quattrocento con la morte di Lorenzo dé Medici e la discesa di Carlo 8° in Italia. Cause della crisi: mancanza di una monarchia nazionale; divisione in tanti piccoli Stati; debolezza militare; subordinazione ai francesi e agli spagnoli.

Il Principe è suddiviso in 26 capitoli, ognuno dei quali con un titolo in latino, divisi in 4 sezioni:

  1. i diversi tipi di principato ed in particolare sul principato di nuova acquisizione;
  2. la questione delle milizie ne “L’arte della guerra” (gente del luogo o mercenari);
  3. sulle virtù del Principe (centauro, cioè uomo e animale, cioè volpe o leone);
  4. sulla situazione italiana e il problema della fortuna (il caso). Esortazione finale rivolta ai Medici.

Machiavelli è il fondatore della scienza politica; con lui – inoltre – nasce il saggio moderno. Egli abbandona il trattato per il saggio, dove l’autore può sostenere e dimostrare una sua verità personale attraverso l’applicazione del metodo logico-deduttivo. In Machiavelli questa verità personale è basata sulla conoscenza delle leggi della natura e della storia, derivate dall’esperienza diretta e dalla lettura dei classici. La “verità effettuale” della lotta politica, in Machiavelli, rifiuta qualsiasi interpretazione astratta della realtà e dell’uomo. Per Machiavelli le azioni del principe non sono giudicate in base alla morale, ma considerando il successo politico. Per Machiavelli i veri moventi della storia vanno ricercati sotto le motivazioni ufficiali e le ideologie dichiarate. Il Principe può considerarsi una sorta di manifesto politico che contiene un programma di interventi per il futuro dell’Italia.

La fortuna, cioè la mutevolezza della storia e delle situazioni, condiziona la vita umana. L’uomo può combattere i capricci della fortuna con la virtù, ovvero con l’ingegno, la prudenza e l’intraprendenza. La fortuna, tuttavia, predilige i giovani e gli audaci agli anziani e cauti. La spregiudicatezza del principe allora è il prezzo da pagare per sconfiggere la fortuna e agire in modo efficace sul terreno della politica.

Il Principe deve perseguire solo il bene dello Stato.

Prima di Machiavelli la politica segue la morale cristiana. Machiavelli è pensatore amorale della politica: la politica deve trovare in sé e per sé ragioni e morali. Machiavelli, perciò, svincola morale e politica. Egli non è privo di morale, semplicemente è consapevole che il male esiste. Il giudizio machiavelliano sulla natura umana è pessimistico.

La politica può essere rapporto di forza o aggiramento dell’ostacolo, ovvero diplomazia. Machiavelli individua due tipi di Principi: la volpe e il leone.

Caratteristiche della teoria di Machiavelli, nella forma e nei contenuti:

  1. la politica con una propria morale;
  2. la storia maestra di vita;
  3. la scrittura dilemmatica, a biforcazioni.

Altra opera importante  è “Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio” da cui Machiavelli ricava le regole della storia e della politica.

Qual è la differenza tra il “Principe” e i “Discorsi”?

Nel primo caso abbiamo un’indagine  sulla conquista del potere; nel secondo sul mantenimento dello stesso.

I “Discorsi” sono suddivisi in tre libri:

  1. politica interna: importanza della religione come instrumentum regni;
  2. politica estera;
  3. le azioni di uomini grandi ch hanno fatto Roma e come nascono, evolvono, decadono gli Stati.

In quest’opera Machiavelli ci dice quali siano le uniche forme accettabili di Stato: il principato controllato dalla borghesia e la repubblica con un equilibrio interno di poteri e una conflittualità regolata fra plebe, borghesia e aristocrazia. Esclude qualsiasi tipo di degenerazione in tirannia, oligarchia o anarchia.

Importante l’opera teatrale (commedia) e suo capolavoro La Mandragola, scritto nel suo periodo di inattività politica, in cui si intravede l’influenza di Boccaccio. Per Machiavelli il mondo si divide fra furbi ingannatori e ingenui ingannati.

GUICCIARDINI

 Nasce in una famiglia di facoltosi mercanti, studia giurisprudenza. Intellettuale, uomo politico, funzionario fiorentino. Riveste importanti incarichi pubblici a Firenze; lavora poi anche per la Curia pontificia.

Capolavoro di Guicciardini è la Storia d’Italia, con la quale egli diviene il primo storiografo della modernità. Altra opera fondamentale è i Ricordi. Sono opere marcate da pessimismo e scetticismo. Egli introduce una prospettiva europea e per i contenuti dei suoi scritti consulta e confronta diverse fonti, attua una sistematica verifica dei documenti, secondo un’impostazione filologica. I Ricordi ci appaiono come un’opera aperta e frammentaria, strutturalmente legata al pensiero empirico e relativistico caratteristico dell’autore. Parole chiave dell’opera: discrezione e particulare. In Guicciardini l’intellettuale rimane chiuso nella sua sfera individuale. Secondo Guicciardini dall’esperienza storica, al contrario che in Machiavelli, non si possono ricavare regole generali o ripetizioni costanti di fatti e modalità in cui si manifesta il potere.

Le parole chiave: discrezione e particulare. Nel primo caso la capacità di distinguere caso per caso, di valutare le diverse circostanze, rifiutando i principi generali e universali. Nel secondo, valutare le situazioni specifiche: è importante considerare i vari “particulari” in cui si articola la realtà. In Guicciardini è il caso (la fortuna)  a dominare e non è possibile, contrariamente a quanto pensa Machiavelli,  trovare nella storia o nella “realtà effettuale” quelle regole generali del movimento evolutivo della società.

Opera fondamentale: i “Ricordi”, aforismi che rivelano l’intento non unitario dell’opera, in cui si parla della corruzione della Chiesa e di filosofia della vita. Guicciardini è pensatore pessimista e scettico e critico profondo dei costumi clericali.

ARIOSTO

Una vita comune, dedita al mantenimento di 9 fratelli minori, dopo la scomparsa del padre. Egli è consapevole del ruolo marginale riservato agli intellettuali. Si stabilisce a Ferrara, conosce Pietro Bembo – colui che imporrà il canone linguistico orientandosi al toscano letterario – inizia il servizio con Ippolito d’Este, prende gli ordini minori per ottenere alcuni benefici ecclesiastici. È intellettuale cortigiano.

L’Orlando Furioso è il suo capolavoro, composto inizialmente di 40 canti, poi – dal 1532 – di 46, che riprende e sviluppa la materia cavalleresca trattata dal Boiardo nell’Orlando innamorato. Nell’Orlando Furioso c’è una riflessione sulla condizione umana, sulla forza incontrollabile della fortuna, sul potere dell’immaginazione e della capacità artistica. Questo poema si qualifica definitivamente come genere della letteratura alta.

L’azione si sviluppa lungo 3 linee:

  1. la guerra tra i cristiani di Carlo Magno e i saraceni;
  2. l’amore di Orlando per Angelica;
  3. l’amore di Ruggiero d’Este per Bradamante.

L’episodio di Cloridano e Medoro è presentato come un esempio di dedizione al proprio signore. Ariosto celebra le virtù cavalleresche più come valori del perfetto cortigiano che del guerriero. Celebra, inoltre, le grandi azioni individuali (di Rodomonte eroe saraceno piuttosto che di Orlando eroe cristiano). Gli eroi ariosteschi sono mossi soprattutto dall’amore.

Nel “Furioso” Ariosto narra le “armi” e gli “amori”. La prima narrazione si ricollega alla tradizione epico-carolingia, la seconda a quella romanzesco arturiana. Per lo stile Ariosto si riferisce ai modelli classici, a Virgilio in particolare.

Il “Furioso” è epico perché celebra lo Stato degli Estensi, i suoi diritti e la giustezza della sua politica e delle sue alleanze. Questo poema è epico in quanto si presenta come opera leggibile in tutta Italia, cioè come un’opera nazionale. Per altri aspetti il “Furioso” si colloca sulla via del romanzo  in cui si affermano valori personali.

Il “Furioso” ha una struttura aperta in cui si mescolano diversi generi: lirico, pastorale, novellistico.

Ariosto compone anche 7 Satire in struttura dialogica che prendono spunto da eventi autobiografici e rispondono alla necessità di difendere il proprio punto di vista. Il modello è l’Orazio delle Satire e delle Epistole.

 

 

                                                                            TEMI

                                 LE ARMI                                                          GLI AMORI

 

               LA GUERRA TRA AGRAMANTE                         ORLANDO      RUGGIERO E

               E CARLO MAGNO                                               E ANGELICA    BRADAMANTE

 

                                    SPAZIO       <——————————–>       TEMPO

 

   LUOGHI                                          LUOGHI                – SIMULTANEITà DELLE AZIONI

   REALI                                              FANTASTICI        – DOMINIO DEL CASO

 

   EUROPA                                        – LA SELVA

   AFRICA                                         – IL PALAZZO

   AMERICA                                       DI ATLANTE

                                                            – LA LUNA

 

La trama: infuria l’assedio di Parigi che oppone i cristiani di Carlo Magno ai saraceni di Agramante (re d’Africa) e Marsilio (re di Spagna). L’antefatto è in Boiardo: per riappacificare i paladini Rinaldo e Orlando, entrambi innamorati di Angelica (principessa del Catai), Carlo ha affidato la giovane al duca Namo. La otterrà chi ucciderà più nemici. Ma Angelica fugge, inseguita da Rinaldo e da altri cavalieri (1° canto del “Furioso”). Rinaldo porta rinforzi dall’Inghilterra. Il paladino uccide il re Dardinello: Cloridano e Medoro cercano di recuperare il corpo del loro sovrano, ma vengono sorpresi dai cristiani. Cloridano muore e Medoro resta gravemente ferito. Viene trovato da Angelica che se ne innamora. I Mori sono in ritirata e la loro flotta viene sbaragliata. Agramante, da Lampedusa, propone a Carlo di risolvere il conflitto con un duello fra 3 campioni cristiani e 3 saraceni: Orlando, Brandimarte e Oliviero contro Agramante, Gradasso e Sobrino. Vincono i cristiani.

ANALISI DEL TESTO

Nel tempo vi è la presenza del caso: nessuno trova quello che cerca, tutti trovano quello che non cercano. Il mondo del “Furioso” è governato dalla fortuna, dove il viaggio dell’uomo verso la conoscenza è un viaggio alla cieca, con il rischio continuo di perdere se stesso.

Ariosto è autoironico e cosciente del limite della propria opera e del ruolo degli intellettuali di corte, “costretti a mentire” per farsi amici i potenti. Tra signore ed intellettuale si instaura un rapporto di interesse, di scambio.

Il “Furioso” è scritto in ottava rima, cioè in una strofa composta di 8 endecasillabi, di cui i primi 6 a rima alternata e gli ultimi 2 a rima baciata, secondo lo schema AB AB AB CC. L’ottava permette discorsi lunghi e cambi di registro. I racconti si dividono in due canti, una tecnica narrativa tradizionale che alimenta la suspense.

Proemio. Originalità dell’inizio: la prima strofa vede i termini disposti in modo incrociato: figura retorica detta chiasmo; quando l’ordine del periodo s’inverte abbiamo la figura retorica dell’anastrofe. Il poema è dedicato a Ippolito d’Este.

Il primo canto. Angelica in fuga; il collegamento con l’Orlando innamorato; l’abbassamento della materia cavalleresca; il tema della ricerca.

Cloridano e Medoro. Dalla vicenda si può trarre una importante lezione: l’importanza degli amici nel momento del bisogno.

La pazzia di Orlando. L’episodio è a metà strada del “Furioso”. L’ironia smorza i toni; l’Orlando rinuncia alla propria identità; l’equilibrio della letteratura contro la follia; la follia che ci affascina e ci spaventa.

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