L’alterità che non c’è.

Xi
Xi

Quasi sei mesi fa, al Congresso del PCC, Xi Jinping dice che va bene la globalizzazione (soprattutto perché Pechino ha massacrato – disattendendole – le “regole” del WTO), ma i valori occidentali, in primis la democrazia, proprio no, visto che non hanno funzionato poi così bene.

Si può criticare finché si vuole il modello cinese, ma quando il presidente Xi dice questo è ovvio che non sia succube di nessuno e non essere succubi è la base di partenza per costruire il nuovo e l’originale.

Da noi, invece, tutti, ma proprio tutti, strisciano davanti l’altare di valori desueti e fallimentari: quelli della guerra (un quarto di secolo in 7 paesi islamici), dello sfruttamento (delle risorse all’estero e del lavoro in casa), della manipolazione del volere popolare (l’affaire Cambridge Analytica, ma anche questo e questo, ma anche questo), eccetera.

Ho scritto proprio “strisciano”. E non mi si venga a dire che mi invento le cose: chi, dei nostri politici (voglio essere volutamente generico e non accusare una sola parte) ha il coraggio di porre all’attenzione della gente e del governo quella lista di disvalori?

Come si fa a voler cambiare lasciando tutto inalterato? Come si fa a dire di essere diversi conformandosi alla corrente, assumendone tutti (ma proprio tutti) i valori? Infatti, ne vediamo i risultati: un panorama politico miserevole e moribondo, fatto di sterili proteste e promesse buone per i bambini.

Non ci tireremo mai fuori dalla merda finché adoreremo il vitello d’oro.

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