Benjamin, Cacciari e Agamben sul capitalismo.

Capitalism
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Intanto, cos’è il capitalismo? Walter Benjamin, assieme a Massimo Cacciari, ci dice che il capitalismo è un sistema sociale e di produzione che informa di sé tutta la nostra vita. Benjamin, ripreso poi da Giorgio Agamben, approfondisce il suo percorso di pensiero spiegandoci come quella del capitalismo sia l’unica religione cultuale esistente sulla Terra. Una religione, cioè, che ha valore solo per e nel compimento del culto. Il capitalismo è essenzialmente cultuale e permanente, ovvero non si interrompe mai. Il culto capitalista è rivolto alla colpa stessa, non alla sua redenzione. Dio non è morto, è stato incorporato nel nostro destino. In questo senso, allora, il capitalismo non mira alla trasformazione, ma alla distruzione del mondo. Inoltre, possiamo dire che la storia del capitalismo è essenzialmente storia del cristianesimo; quest’ultima coincide sostanzialmente con quella del suo parassita.

Ricapitolando, il capitalismo è una religione che ha 3 caratteristiche:

  1. è cultuale;
  2. è permanente;
  3. è fondata sulla colpa (in tedesco Schuld) che significa anche debito.

Si tratta dell’unico caso di un culto non espiante, ma colpevolizzante, fondato non sull’espiazione della medesima, ma sulla sua universalizzazione, catturando – infine – anche Dio nella colpa stessa.

Massimo Cacciari ci spiega, allora, che il capitalismo non è un mezzo, uno strumento, ma una visione del mondo, una weltanschauung. Nasce già come globale, come globale è ogni weltanschauung. Si tratta di un’idea regolatrice globale e questo suo essere globale è il suo essere. Il capitalismo è una colossale, grandiosa visione del mondo improntata ad un’idea di progresso infinito. L’etica del capitalismo, un’etica in grado di ribaltare ogni altra etica, è immanente, implicita, non ha bisogno di freni o limiti o controlli esterni. Possiede già i suoi controlli etici interni. Il capitalismo è esso stesso ethos. In questo senso sono ridicoli quelli che parlano di limiti dello sviluppo. Sono gli eroi del capitalismo. Vedono un capitalismo che non c’è.

Il cervello sociale (Marx) trova sempre qualcosa per andare avanti, per procedere nella sua strada infinita. Sempre secondo Massimo Cacciari il capitalismo è un’idea straordinaria che punta tutto sulla potenza della mente (actio mentis, Spinoza). Il capitalismo si fermerà quando non troverà più niente fuori di sé, quando sarà incondizionato.

Nel capitalismo la logica del rapporto tra le persone è contrattualistica. Lo è, di conseguenza, la tendenza di questi ultimi lustri a derubricare tutto nella forma del diritto privato. Rapporto tra cose e persone, tra persone e persone, in cui la cosa per noi è utilitas, già dall’inizio della sua storia.

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