A questo punto.

A questo punto
A questo punto

…La cosa peggiore non è morire, ma non essere capiti…

Come si arriva a 43 anni senza avere combinato nulla sul piano sentimentale? O meglio: come si arriva a questa età avendo subito la distruzione del proprio universo affettivo e sentimentale? E, quello che si è riusciti a costruire sul piano della stabilità economica, ha molto a che fare con il ritorno all’atteggiamento mentale della tua fanciullezza, dove la sicurezza infusa dai tuoi vecchi ti permetteva di osare perché avevi le spalle coperte?

Si; a 43 anni ci si può arrivare anche così. Si può giungere ad un confine invalicabile, ad un muro di cemento indistruttibile con le sole proprie forze. Trovarsi di fronte ad una realtà tanto grave quanto immutabile. Essere destabilizzato dal vuoto che imperversa nella tua esistenza. Esistenza, non vita. Anche una pietra esiste; altro è vivere!

Una violenta sensazione di vuoto, una porta aperta sull’ignoto, dove i tuoi sentimenti, le tue emozioni, vengono risucchiati e dispersi. La distruzione di un mondo, di una personalità, di una storia. O, forse, luogo dove ricomporre i frammenti. Ciò non è dato sapere. Solo agendovi quotidianamente, senza programmi e certezze, qualche risposta necessaria e approssimativa può essere data. Quanto hanno influito in te i primi sguardi dati dal lettino sul quale iniziavi a prendere le misure di tutto e niente, laddove questi in te si equivalevano. Le prime voci, i primi sguardi che ti hanno liberato e poi incatenato (per sempre?), le prime visioni di altri esseri umani che ti circondavano e in te cercavano la conferma del mistero della vita. Dai loro sguardi capivi che anche loro erano stati piccoli, appena iniziati alla vita, ed in te rivivevano quella esperienza. Allora non potevi immaginare che eri al mondo per la scelta deliberata di due persone che conoscevi appena. Con le quali avevi stabilito un patto eterno, un patto che non avresti mai potuto tradire. Poiché testimoniare di te, di loro e del mondo era più importante di qualsiasi altra cosa. Questo vinceva ogni paura, ogni limite e doveva rimanere per sempre. Ciò diviene imperativo a 43 anni, nel momento in cui la tua vita sembra essere in bilico sul baratro. E lo è.

Nel momento in cui il nulla e la sua messaggera, la disperazione, stanno per avere il sopravvento su di te. E tu ritorni con la mente a quella affermazione proverbiale che sottolinea come, una volta raggiunto il fondo, non si possa che risalire. Sperando, con tutte le forze disponibili, che essa sia attinente alla realtà. Invece di considerare quanto i casi della vita abbiano influito su ciò che sei, potresti considerare un’altra ipotesi, quella del destino. Ovvero della realizzazione di un progetto al quale tu non ti puoi realmente opporre e, i cosiddetti casi della vita, altro non sono che meri contrappunti in un tessuto armonico già compiutamente scritto e pronto per essere eseguito, dal primo dei tuoi giorni.

Nel profondo di questi tuoi tutt’altro che felici 43 anni (sono un ingrato? Forse…) potresti, in effetti, prendere in considerazione l’ipotesi del destino, in virtù dei 43 ampi ceselli già impressi sull’albero della vita.

Nel continuo fluttuare fra queste due ipotesi opposte – tu, foglio bianco su cui scrivere ciò che detta il caso e pagina già finita che esegui alla lettera – potresti con fortunosa intelligenza far tuo qualche barlume di coscienza e proiettarlo nella vita di ogni giorno per provare a vedere se il gioco, per caso, si spezza rendendoti libero.

12/4 – 13/4/2009

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