Manifesto per una pittura impegnata.

Subskriptionsprospekt_zum_Almanach_Der_Blaue_Reiter,_1912
Subskriptionsprospekt_zum_Almanach_Der_Blaue_Reiter,_1912

Lo so, il titolo potrebbe sembrare retorico. Ma proprio nel mondo d’oggi, così superficiale, effimero, disattento, può essere invero interessante e provocatorio parlare di un manifesto per un impegno serio. L’arte è vita, è cosa seria. Nell’epoca del dominio reale e totale dell’economia capitalistica in ogni aspetto della vita umana e delle sue molteplici articolazioni è singolare poter anche solo intravvedere delle opzioni che non siano mere espressioni di quel dominio.

Tuttavia, nonostante l’impari forza, proverò ugualmente a trovare delle crepe nella costruzione del sistema per farvi leva ed incrinarne la struttura.

L’arte oggi è dominata da fattori che le sono estranei e sono, invece, propri dei meccanismi economici. Questi rappresentano, altresì, la base della struttura di dominio che ancor prima che culturale è materiale. Tuttavia fra arte e capitalismo finanziario vale lo stesso parallelismo che usiamo fare col binomio industria-capitalismo finanziario. E’ pacifico che tutto ciò che serve a far andare avanti la produzione sia positivo, ma è sempre alla produzione che dobbiamo ritornare, poichè se entra in crisi quella non c’è proprio nulla da far circolare.

Marketing, profitto, pubblicità, non sono estranei all’arte, ma sono dirette emanazioni del capitalismo, sono un suo modo di essere storicizzato. Sono espressioni dell’unica e dominante forma di cultura contemporanea, magari utile in questa fase ad alcuni, ma passeggera, non definitiva. Attraverso di esse ci vengono comunicate le chiavi di lettura  ed i pilastri etici fondamentali del mondo reale che ci circonda, nel quale siamo inseriti.

Un’arte impegnata, quindi, come dovrebbe essere? Anti-conformista innanzitutto. Che significa raccontare con i mezzi che le sono propri, le contraddizioni del sistema, l’abbruttimento dei rapporti umani che la cultura uni-dimensionale del capitalismo genera. Mettere in scena il degrado che il capitalismo alimenta quotidianamente, ma anche la luce in fondo al tunnel, come presa di coscienza per emanciparsi da questo stato di cose.

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