#coronavirus: quattro cose su cui riflettere.

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Dopo la buriana della paura incontrastata diffusa a piene mani dai mass media, dopo le più varie contraddizioni sull’argomento da parte dei responsabili istituzionali e non (e Giuseppe Conte è stato il meno contradditorio di tutti, in verità), dopo l’emergenza diventata normalità, con i famosi controlli su tutto il territorio nazionale, alcuni dei quali finiti a pàcchere, dopo alcuni suicidi di anziani soli, siamo andati a vedere un po’ che si dice e quali sono i ragionamenti che caratterizzano coloro che sono in contrasto con la narrazione dominante.

Nessuno, qui, cerca di sminuire l’importanza della #pandemia da Covid19, sia chiaro, ma ci sono dei conti che non tornano. Inutile che ve li andiamo ad elencare noi: i conti che non ci tornano sono quelli segnalati nell’elenco delle pagine che seguono qui sotto.

Segnaliamo, pertanto, alcune pagine che vi consigliamo di leggere.

1) Il filosofo Giorgio Agamben, al centro di una polemica iniziata due mesi fa, perché aveva parlato chiaramente di “invenzione di un’epidemia”.

2) L’intervista al direttore dell’Istat Gian Carlo Blangiardo pubblicata sull’Avvenire il 2 aprile scorso, che lascia interdetti se non basiti. E non c’è motivo di dubitare dei dati raccolti e pubblicati. Anche alla luce dei dati (aggregati, per cui tali da farli accettare aggiustandoli all’opinione pubblica) di cui parla nelle ultime interviste.

3) L’appello dei nove magistrati di Aosta. Da leggere con molta attenzione.

4) Il dibattito serrato (e le iniziative concrete) che hanno Giap come punto di riferimento.

Alla luce di quello che abbiamo letto anche noi, i dibattiti di cui parlavamo e, in qualche modo, tenevamo conto, sono ormai superati. Non che non siano validi in generale. Sono semplicemente superati dai fatti. Ormai tutti noi, con le nostre idee e/o speranze, siamo rimasti indietro. Il #coronavirus ha portato queste novità, la prima delle quali è l’andare oltre le apparenze.

Il prossimo DPCM che dovrà dare risposte al dopo 3 maggio, sarà molto istruttivo in questo senso. La proposta (incostituzionale) della mappatura sanitaria obbligatoria, passerà? Il distanziamento sociale rimarrà? Quali saranno, concretamente, gli interventi in tema di lavoro e occupazione, di sanità pubblica (e privata), di Scuola? Anche alla luce di quello che avevamo detto noi stessi, con un notevole occhio lungo?