Letteratura slovena-Teatro.

Letteratura slovena
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Anton Tomaž Linhart fu importante innanzitutto per la sua produzione storiografica. Qui lo vedremo soprattutto per il suo lavoro letterario, in primo luogo per la sua creatività drammaturgica. È il fondatore del teatro laico sloveno, con due commedie: Županova Micka e Il lieto giorno in cui Matiček prende moglie. Le commedie sono state concepite rispettivamente nel 1789 e nel 1790. Questi due lavori sono da racchiudere nel progetto “fondare il teatro sloveno”. Chiamò a balia del teatro sloveno l’austriaco Josef Richter e il francese Beaumarchais. Tuttavia, l’originalità dei dialoghi, la scelta dello sloveno come idioma artistico, fanno di questi due drammi le colonne portanti dei teatri sloveni anche oggi. Županova Micka, primo testo secolare in lingua slovena, contrappone figure popolane all’aristocrazia degenere impersonata dal barone Tulpenheim. Linhart simpatizza coi protagonisti popolari. Il conflitto rappresentato dal popolo (Jaka, Micka e Anže) e aristocrazia dominante, tra campagna e castello, tra lavoro e ozi, povertà e ricchezza, ma anche tra sincerità e ipocrisia, tra schiettezza e falsità, onestà e immoralità. All’epoca l’aristocrazia era prevalentemente tedesca o italiana mentre il popolo era compattamente sloveno. Linhart mette in scena la contrapposizione nazionale tra gli elementi autoctoni e la degenere, sfaticata aristocrazia straniera. Gli stessi nomi dei protagonisti supportano questa ipotesi: Tulpenheim, aristocratico tedesco; Sternfeld (campo di stelle); Micka, Jaka e Anže da parte slovena. Poi abbiamo lo scrivano Glažek che proviene dal popolo e la moglie di Sternfeld. Questi ultimi sono traditori della propria classe e della propria etnia. L’azione non è bianca o nera, ma è psicologicamente sfumata. Županova Micka fu rappresentata per la prima volta nel 1789. Fu un successo, un trionfo. Linhart notò che, nonostante i tentativi di germanizzazione i carinzi (sloveni) possedevano ancora un’identità data da lingua, costumi e originalità. La recensione di Zois fu anche di apprezzamento della lingua. Il dramma venne concepito con chiari intenti patriottici. Il lieto giorno di Matiček prende moglie fu rappresentato solo nel 1848 a causa del contenuto antifeudale e rivoluzionario. È l’epoca in cui Francesco II istituì la censura preventiva. L’opera di Linhart si aggancia alla Folle giornata delle nozze di Figaro di Beaumarchais anche se se ne discosta parecchio nell’elaborazione: intanto non si è più in Spagna; alcune figure sono introdotte ex-novo; Matiček nel dramma è un semplice e astuto giardiniere. Anche qui abbiamo una tematica sociale e l’aristocratico viene sconfitto dalla sagacia del popolano. Alcune scene sono sovversive: una di queste è quella del tribunale, dove critica l’assenza della lingua slovena.

Valentin Vodnik è parallelo a Linhart, ma sul piano della poesia laica slovena. Vodnik era frate francescano e massone. Nasce vicino Lubiana nel 1758, nominato sacerdote nel 1784. Conobbe Zois nel 1793 a Koprivi sul Lago di Bohinj. Vodnik insegnò nel ginnasio cittadino dal 1798 in poi. Fu insegnante di italiano di Prešeren. Fu entusiasta dell’istituzione delle Province Illiriche[1], accogliendo Napoleone a braccia aperte. Credeva che Napoleone avesse assicurato agli sloveni maggiori diritti e possibilità di crescita culturale. Compose l’ode Illiria rinata. Nel 1813 è ripristinato il dominio asburgico e Vodnik viene prepensionato. Vodnik fu illuminista pragmatico, metodico, diligente. L’opera di Vodnik è vasta ed eclettica, riconducibile a cinque tipologie fondamentali: 1) libri o testi scolastici 2) opere lessicografiche 3) manuali 4) edizioni giornalistiche o pubblicistiche 5) raccolte poetiche.

I testi scolastici furono concepiti per motivi impellenti. Dopo l’istituzione delle Province Illiriche Napoleone cercò di ingraziarsi la popolazione con un proclama che prometteva di “proteggere la religione, gli usi e le proprietà” degli autoctoni. In effetti fu protetta la lingua nazionale. Nella sua veste di provveditore agli studi, Vodnik presentò nel 1810 un progetto di riforma scolastica che garantiva l’insegnamento di tutte le materie nella lingua regionale. Ma la scuola mancava di dizionari, libri di testo. Scrisse allora la Storia del ducato di Carniola, del territorio di Trieste, della contea di Gorizia, nel 1809. Scrisse poi l’Abecedario e si rese autore di due grammatiche: Fondamenti della grammatica della lingua francese del signor Lomon, nel 1811. Scrisse la prima grammatica della lingua slovena nel 1811, in sloveno, mentre le precedenti erano: quella di Bohorič in latino e quella di Pohlin in tedesco. Anche quella di Kopitar era in tedesco. Vodnik scrisse un memoriale al governatore francese Marmond dove disse che lo sloveno e il croato erano lingue autonome. Stimò la presenza degli sloveni in 650000 persone. Promosse l’uso del termine “sloveni” per un popolo chiamato in modi diversi. Elaborò e catalogò circa 30000 lemmi sloveni. Concepì una serie di pubblicazioni pratiche per acculturare il popolo nei più vari argomenti. In quest’ottica scrisse anche un ricettario/libro di cucina. Cosa significa babica in sloveno? Oggi direbbero la nonna, ma babica è la levatrice, l’ostetrica. Il babštvo è il manuale per le levatrici, scritto da Vodnik nel 1818. Ricordiamo anche la pubblicistica della Mala e Velika Pratika. Diede vita al primo giornale sloveno: Ljubljanske Novice. Inizialmente distribuito in 70 copie. Fa uscire il primo scritto filologico e patriottico composto interamente in lingua slovena, in cui parla del popolo sloveno, della sua lingua, della sua storia e del forte legame degli stessi con il ceppo slavo. Ma egli fu in primo luogo poeta. Nel suo Pisanice pubblicò cinque componimenti che si discostano dalla scuola pohliniana. Poi lasciò da parte la letteratura per 15 anni e fu convinto da Zois a rioccuparsene. Fu ispirato da Orazio, in questa fase, e si convertì a un classicismo illuministico ispirato alla critica francese. Il più importante testo di poesie fu Passaggio di canti (1806); nel 1809 pubblicò Canti dei difensori, poesie patriottiche e antibonapartistiche. In manoscritto si sono conservate alcune anacreontiche tradotte dal greco, nonché trascrizioni di poesie popolari slovene. La storiografia letteraria discerne cinque principali generi nell’opera di Vodnik: 1) canti patriottici 2) le odi 3) le favole 4) gli epigrammi 5) le poesie liriche. Con i canti patriottici volle risvegliare da illuminista la coscienza nazionale tra i contadini, gli artigiani e la sparuta borghesia. I due testi fondamentali sono il Carniolan contento e il Sveglia dei miei connazionali. I carniolani, vi si dice, sono contenti del loro status nazionale. Siamo ancora legati alla heimat regionale. I carniolani vantano usi e costumi particolari e perfino cibi specifici, balli, sottolinea Vodnik. Vodnik, dunque, recepisce già all’epoca, per gli sloveni, le categorie editate da Carlo Tullio Altan nel libro Ethnos e civiltà quali costitutive dell’etnicità di una nazione. Altan indica come costitutivi dell’etnicità di una nazione: l’ethos, il logos, il genos, il topos. Ethos: sacralizzazione delle norme religiose e laiche che formano la vita di una comunità; la coscienza politica dell’alterità indispensabile all’etnia per le categorie di libertà e autonomia nazionale. L’ethos è del tutto estraneo a Vodnik: per lui la sottomissione all’Austria non è un problema, il problema nemmeno lo sfiora. Nella Sveglia per i miei connazionali non segna un progresso nella direzione di una maggior coscienza nazionale. Politicamente più programmatiche risultano le Odi. Le due Odi[2] corrispondono ai canoni della poesia classicista. Nell’ode Illiria rinata viene chiamato a rinnovare i fasti di una terra dal glorioso passato, ma dimenticato. Per Vodnik l’Illiria è un’entità statale  composta dai popoli slavi meridionali. Rispetto al Carniolan contento le differenze sono notevoli, con un’accentuazione dei caratteri dell’autonomia nazionale. In Illiria redenta (1816) Vodnik rinnega il suo filo-bonapartismo e vede negli Asburgo i nuovi redentori. Aggiunge il fattore libertà a quello nazionale. Il popolo diviene l’unica fonte di legittimità. Passiamo ora agli Epigrammi e ai moti. Compone anche indovinelli. Ora vediamo le rare poesie liriche: Mali spomeniki (piccoli ricordi). Il cavallo tedesco e carniolano esplicita il tema etnico con i due cavalli che affermano l’allegoria  fra i due popoli e la subordinazione linguistica di quello sloveno. Ne Il concetto di nazione nella poesia di Vodnik Zlata Sundaric afferma che Vodnik passa da una visione monarchico-dinastica a una visione più profilata ed etnocentrica, sempre nell’ambito della monarchia austriaca. Con Linhart e Vodnik l’idea nazionale inizia a essere completamente testualizzata nella letteratura slovena.

All’orizzonte si profila l’idea della libertà politica. In Linhart abbiamo l’impostazione dell’austro-slavismo. Nella poesia di Vodnik l’idea nazionale dà forma a un lirismo e alla collaborazione nazionale con i croati. Vodnik, tuttavia, rimane poeta, autore illuministico. Il suo verso è metricamente e prosodicamente regolare. Il valore di Vodnik più che nella sua opera risiede nel fatto che sia stato il primo poeta laico sloveno.


[1] In seguito alla Pace di Schönbrunn.

[2] Illiria rinata, 1811, composta in onore a Napoleone e Illiria redenta, 1816.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Laurea in Discipline storiche e filosofiche. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 e con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 e Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023.