Letteratura slovena-La riforma protestante.

Letteratura slovena
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La riforma protestante (1550-1595).

Fondamentale per Trubar fu Trieste, in cui giunse per la prima volta nel 1524. Fu indirizzato presso Pietro Bonomo (1458-1546), vescovo di Trieste. Da quest’ultimo fu protetto. Trubar racconta come poi anche Pietro Paolo Vergerio giunse in Germania. Vergerio era vescovo di Koper. Poi Trubar parlerà anche del suo rapporto con Pietro Bonomo. Dirà che il vescovo triestino lo aveva educato parlandogli di Erasmo, Virgilio, Calvino (in lingua italiana, tedesca e slovena). A Trubar fu concesso il privilegio a Celje. Trubar, quindi, ci rende conto del suo rapporto con Bonomo. Quando, di ritorno da Salisburgo, si reca a Trieste, trova l’umanista Bonomo. Bonomo cercava qualcuno che lo rappresentasse e parlasse molto bene lo sloveno. Bonomo era nato a Trieste nel 1458, era umanista, statista, vescovo di Trieste, poeta. I patrizi triestini (le 13 casate) governavano a Trieste dal 1296. Nel 1485 Bonomo sposò Rosetha von Rosenberg. Alla morte della moglie entrò nella Chiesa. Nel 1501 salì alla cattedra vescovile per volere di Massimiliano I. Bonomo dal 1502 al 1523 fu vescovo in absentia poiché si trovava a Vienna. Nel 1508 osteggiò l’occupazione veneziana di Trieste. Suo padre fu impiccato dalla fazione triestina favorevole a Venezia. Dal 1520 al 1540 dominio spagnolo sulla città: egli non vi si oppose. Fu diplomatico dell’Impero austriaco. Alla morte di Jurij Sladkonja si pensò potesse succedergli, ma ciò non avvenne. Si trasferì a Trieste in via del Castello. Muore nel 1546.

Fu abile politico, diplomatico, fu anche poeta. Eccelse nella produzione di distici latini, poesie di circostanza. Ce ne sono una cinquantina. Coltivava anche la retorica, la filosofia e la teologia. Leggeva Zwingli, Lutero, Calvino, Erasmo. Bonomo fu tra gli estensori dell’Editto di Worms; era contro il protestantesimo. Poi modificò le sue idee e divenne incline al protestantesimo. Dove si conobbero Trubar e Bonomo? Non lo sappiamo con certezza: Bonomo potrebbe averlo visto a Vienna quando cantava per il coro (vescovile). Secondo altri (Janošek) Trubar può essere stato indirizzato a Trieste da Salisburgo. Non si spiegherebbe altrimenti come un giovane sconosciuto avesse potuto fare la strada che fece. Trubar giunse a Trieste nella primavera del 1524. Aveva 16 anni. Fu accolto nella corte di Bonomo, di cui alla via del Castello troviamo un’epigrafe. Qui si curavano i più ampi interessi creativi. Trubar entrò nel coro vescovile, diventò assistente personale di Bonomo. Bonomo (dice Kandler nel 1844) tiene molto in conto Trubar e poi, si osserva, come passi anch’egli al protestantesimo. Alla corte di Bonomo, lo stesso commentava anche Erasmo (che Bonomo aveva conosciuto personalmente). Le parafrasi commentate da Bonomo riguardavano (anche) il ritorno alle origini della Chiesa pure sotto il profilo delle Sacre Scritture. Erasmo caldeggiava un rapporto personale con Dio, un rapporto pure diretto con Dio. Ciò contagiò Bonomo, anche attraverso il dialogo con Trubar. Predica contro la costruzione inflazionata di chiese e santuari. Se il rapporto con Dio deve essere personale, allora la sua parola deve essere comprensibile al fedele, nella sua lingua. Questo dicono Erasmo, Bonomo e Trubar. Ciò abolisce il primato delle lingue sacre. Visto che la verità di Dio si è rivelata nelle varie lingue, allora deve continuare a farlo. Quindi, le idee di Erasmo sedussero (profondamente) Bonomo e Trubar. A Trieste all’epoca si colloquiava in tre lingue: italiano, sloveno, tedesco. Non è ancora chiaro come Bonomo avesse appreso così bene lo sloveno da spiegare Erasmo agli sloveni. La frequentazione di prelati, studiosi e studenti sloveni può spiegarlo. Quando incontra Trubar ha l’occasione di rispolverare lo sloveno. Fu poi Bonomo a indirizzare Trubar a Vienna. Nel 1527 Bonomo affida a Trubar, come sacerdote, un posto a Loka pri Zidanem Mostu. Nel 1529 Vienna è minacciata dai turchi, Trubar torna di corsa a Trieste e nel 1530 gli si affida la diocesi di Ljubljana come predicatore. Ricerca poi di nuovo la protezione di Bonomo. Siamo a metà 1540 e torna da Bonomo: è la terza parte della sua vita (1540-1542) a Trieste. Bonomo restava convinto che le prediche dei suoi pupilli non avessero sortito chissà quali successi a causa della rozzezza dei cittadini. [Calvino si oppose alla rigidità romana con una democratica assemblea che potesse scegliere chi la guidasse.]

Trubar conosce a Trieste alcuni eretici protestanti: Cerboni e Giulio della Rovere (Giuseppe della Rovere). Della Rovere era sopravvissuto all’Inquisizione, a Trieste stringe amicizia con Trubar. Della Rovere sotto tortura nomina anche Trubar anche se non dice di conoscerlo per non danneggiarlo troppo, ma dice frequenti Bonomo. Anche Pier Paolo Vergerio conosce Trubar. Poi andrà in Germania. A Ulm si incontreranno, Vergerio proporrà a Trubar la traduzione delle Scritture in una koinè croato-slovena, per allargare l’uditorio. Dall’incontro Trubar deciderà di adottare i caratteri latini. All’epoca del terzo soggiorno di Trubar a Trieste, Vergerio minaccia rappresaglie contro gli eretici. Trubar si rifugia a Lubiana sotto la protezione di Frančišek Kacjanar, poi sostituito da Urban Tekstor.

Trubar produsse circa 30 libri. Fu scrittore protestante fra i più prolifici. Dalmatin, uno dei continuatori di Trubar, nel 1584 tradurrà l’Antico Testamento. Trubar dopo il 1542 non tornò mai più a Trieste. A Trieste Trubar assimilò Erasmo e Calvino. Qui decise di tradurre la Bibbia nella lingua slovena. Sebastian Krelj[1], Adam Bohorič, Jurij Dalmatin furono seguaci di Trubar. Di Krelj ricordiamo: Otročija Biblija; Postila Slovenska. Muore a 29 anni. Bohorič fu allievo di Melankton. Divenne docente e redattore di un Abbecedario. Redasse un vocabolario (De Latino Carniolana Literatura).

Jurij Dalmatin, teologo, traduttore, compì l’edizione integrale delle Sacre Scritture. Vedi la Bibbia di Dalmatin (1584): Biblia, tu ie, vse sve tv pismv stariga inu noviga testamenta, slovenski tolmačena skuzi Jurija Dalmatina. Qui espresse anche la sua concezione della slovenità. Dopo la fine del Concilio di Trento, anche i protestanti sloveni subiscono le restrizioni tridentine.

Come conciliare la slavità con la slovenità? Dalmatin e Bohorič pongono l’accento sulla parentela fra sloveni e la grande famiglia degli Slavi. Edvard Kardelj nota ciò nella Questione nazionale slovena che rimarca la etno-costitutività degli sloveni. Dalmatin però considera gli sloveni una tribù slava che parla un dialetto slavo. Secondo Bohorič lo sloveno è uno dei tanti dialetti slavi e merita rispetto per la sua antichità e presenza in ampi ambiti linguistici, diffuso etnicamente (come popolo). Slavo non deriva da slava, ma da slovo (parola). Gli sloveni sarebbero coloro con cui è possibile parlare la nostra lingua, mentre nemcij sono gli “uomini muti”. Bohorič è considerato panslavista, lo dice anche Janko Kos. Fu con i protestanti che sorse, per la uscita di opere in lingua nazionale, un’idea di nazione linguistica pluriregionale, anche se per avere delle concezioni realmente nazionali dovremo attendere l’Illuminismo.


[1] Allievo di Flacius Illyiricus, Matija Vlačić, divenne sovrintendente della chiesa protestante slovena. Fu linguista rigoroso.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Laurea in Discipline storiche e filosofiche. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 e con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 e Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023.