Letteratura slovena-2.

Letteratura slovena
Letteratura slovena, Storia della letteratura slovena, Bruno Meriggi, Hlapec Jernej in njegova pravica, France Prešeren, Zamesti, Ciril Zlobec, Monumenti di Frisinga, Brižinski spomeniki, Primoz Trubar, La riforma protestante, Paolo Vergerio, La controriforma, Il barocco, Illuminismo, Fisiocrazia, Teatro sloveno, Krajnska čbelica, Il romanticismo, Alasia di Sommaripa, Sebastian Krelj, Proti Reformacija, Pesma na moje rojake, Illuminismo sloveno,

Epoca delle prime scritture (1000 – 1550). Dai Monumenti di Frisinga ai primi libri sloveni a stampa: l’Abbecedario e il Catechismo di Primož Trubar (1550).

[Monumenti di Frisinga; Placito del Risano; Evangeliario di Cividale per quanto riguarda il periodo precedente]

Otok: gonfiore, intumescenza.

Evangelizzazione da parte dei tessalonicesi Costantino e Metodio. I regni di Kocelj (bassa Pannonia) e Svetopol. In Moravia, Costantino (poi Cirillo) e Metodio furono mandati a evangelizzare gli Slavi. Essi iniziarono a tradurre le Sacre Scritture in glagolitico. Michele III era a quel tempo imperatore a Bisanzio. Furono pregati di evangelizzare non con metodi violenti come quelli dell’arcidiocesi di Salisburgo. Costantino e Metodio, già diplomatici della corte di Michele III, iniziarono per questo a tradurre le opere in una lingua slava artificiale. Essi avevano avuto contatti con gli Slavi circostanti la zona di Salonicco e ne fecero la lingua in cui tradurre il Vangelo. Divenne il glagol (glagolitico arcaico). Nelle chiese dei nostri dintorni rimangono tracce di tale passaggio in Dalmazia (Baska). Costantino assunse il nome di Cirillo da quando si recò dal Papa, poi si ammalò e morì in convento. Costantino/Cirillo e Metodio erano greci di Salonicco. Abbiamo testimonianze sui due a: San Giuseppe della Chiusa/Ricmanje, Contovello/Kontovel, San Giovanni in Tuba à poi donate all’Accademia Croata della Scienza e delle Arti).

Per gli sloveni era vitale contrastare il potere franco rappresentato da Salisburgo. C’è testimonianza della presenza di una necessità di evangelizzazione in lingua slava, otto secoli prima rispetto a Lutero. A San Clemente a Roma abbiamo una cappella dedicata a Cirillo e Metodio. Troppo breve fu la loro opera, dall’873 all’884, per risolvere il problema dell’acculturazione e identità slava. In tempi posteriori avremo un periodo di degrado (dal 1478 al 1573, con le rivolte contadine) e la sottomissione degli slavi, sottoposti a oppressioni da parte di Salisburgo, Aquileia e dell’Impero Ottomano. Gli Sloveni, fino al XVI secolo, non hanno prodotto molto letterariamente parlando, per l’impossibilità di accedere alla cultura linguistica.

L’epoca delle prime scritture. I Brižinski spomeniki sono composti da: una Confessio generalis, una predica sul peccato e penitenza, una Confessio. Con i Monumenti (972-1039) ha inizio la letteratura nazionale slovena che non prese avvio da un editto o un decreto come nel caso italiano con i Placiti Cassinensi. Il carattere della letteratura slovena è eminentemente religioso fino all’Ottocento. La grafia dei Monumenti è quella carolingia minuscola voluta da Carlo Magno per i documenti ufficiali, sulla base di formule liturgiche antiche. Sono stati inseriti in un codice latino e nel 1803 il ricercatore li scopre. Sono oggi conservati presso la Biblioteca Statale di Monaco. Furono trascritte sulla base di forme orali, per ordine del vescovo Abraham di Freising. Dovevano servire tutti i territori (compresi Skofija Loka e la Val Canale) che dovevano essere visitati dal vescovo e avere l’ausilio della lingua slovena. I Monumenti iniziano così: Glagolite ponas redka Slovesa: dite dopo di noi queste poche parole. È in forma retorica latina ecclesiastica coeva. Krilatec significa angelo in sloveno antico (krila sono le ali). È uno sloveno addottorato, acculturato, sapiente, più vicino al protoslavo che non allo sloveno seguente. Ci sono esempi di protoslavo con l’uso delle vocali nasali (n). Il secondo Monumento è forse più interessante. Le preghiere sono trascritte da un monaco tedesco raggruppando le parole, per renderle riconoscibili. Leggiamo dagli Spomeniki:

II Monumento, “né lacrimante il corpo”: lacrimante nel senso della fatica, del sudare, della sofferenza della donna che partorisce (è una metafora, una traslazione). Quindi, se l’uomo non avesse commesso peccato, eccetera, non avrebbe avuto il corpo lacrimante. Questo Monumento è composto da 7 parti iniziali, una parte di svolta: sempre dal II Monumento, “Con tali, con tali…” e poi abbiamo la seconda parte con altre 7 unità. Il secondo Monumento presenta una circolarità tematica. Nella 1^ parte c’è un accenno ai riti pagani che alcuni praticano. Anche qui abbiamo assonanze protoslave, costruzioni metaforiche. Uso estetico/antropologico della parola. Qui inizia la scrittura letteraria slovena. Nel terzo Monumento, la Confessio, qui tradisce accenni Metodiani e del fratello. Qui dobbiamo inquadrare gli scritti nella lingua slovena e non nello slavo ecclesiastico.

Abbiamo poi, Celovški ali Rateški rokopis. Manoscritti di Klagenfurt o Rateči. Pubblicati per la prima volta nel 1881. Risalenti al XIV (1300) secolo. Abbiamo un Padre nostro, un Ave Maria, e un Credo apostolico. Redatto da un sacerdote di origine tedesca. A quel tempo abbiamo già uno studente standard.

Lo Stiški Rokopis (Manoscritto di Stična, 1428-1440) è in due parti. La prima parte contiene tre preghiere, la traduzione dell’inno Salve o regina. La seconda parte contiene un’esaltazione del pentimento e:

Canto pasquale:

Naš Gospud je od smrti vstal,

Od njega bridke martre,

nam se je veseliti,           –>         rima

on nam hoče trošti biti, kirie eleison. –> rima

Il canto pasquale (dal tedesco Krist ist erstanden) rappresenta il primo testo poetico scritto in sloveno. Importanti i documenti derivanti da: Udine, Castelmonte, Černjev. Qui abbiamo l’influenza di Aquileia (meno oppressione di Salisburgo). Quello di Udine (1438-1471), redatto da tal Pento.

Numerari e cardinali sloveni. Quadernetto di Caterina Serdarao o del Fabbro (?) è il Manoscritto di Udine di datazione certa (1451).

Manoscritto di Castelmonte/Stara Gora: tre preghiere redatte in sloveno da Laurenzio. Regno: non kraljestvo come oggi, ma bogastvo (ricchezza). 1482-1498: è databile, fu rinvenuto nella cronaca della confraternita di Castelmonte.

Isola di Veglia/Krk -> Manoscritto di Černjev.

Čedadski ali Černjejvski, tudi Beneškaslovenski rokopis. Redatti dal notaio Johannes (1497-primi Cinquecento).

Fino alla Riforma protestante abbiamo una intensa produzione folklorica. Leukup, Leukup, uboga Gmajna (1515). La ribellione contadina slovena (nel 1515) fu una classica e più grande ribellione contadina slovena che durò cinque mesi. Circa 80.000 ribelli presero parte alla ribellione. Nel 1515 c’è la pubblicazione di un volantino tedesco riferentesi agli sloveni carniolini, in lingua slovena. 15 anni prima dell’Abbecedario di Trubar, primo documento stampato in sloveno.

La riforma protestante (1550-1595).

Dai primi libri sloveni l’Abbecedario e il Catechismo di Primož Trubar. Primož Trubar (1508, Raščica) nato da una famiglia di mugnai, muore nel 1586. Fu canonico protestante, padre della lingua e letteratura slovena. Pier Paolo Vergerio ebbe importanti contatti con Trubar. Fu una sorta di miracolo nel deserto letterario precedente. Il primo testo fu il Catechismo, aggiungendo un Abbecedario (Abecednik). L’Abbecedario ha una decina di pagine, stampate in caratteri gotici tedeschi. Pier Paolo Vergerio incontra Trubar a Ulm e gli propone la traduzione e stampa in caratteri latini, avvicinando la lingua slovena al mondo occidentale. Trubar fu mosso da cultura e spirito nazionale. Non è chiaro se fu la letteratura o viceversa la nazionalità ad essere la spinta iniziale per l’attività di Trubar. Nel Catechismo si firma Patriota Illirico (Radoljub Iliriski). Inizio “A tutti gli sloveni la pace, misericordia e la corretta conoscenza di Dio, invoco”. L’auspicata opera di Trubar è sicuramente la “giusta via, la giusta religione”. Quindi si rivolge al proprio popolo, che lui vede già formato. La sola parlata popolare faceva considerare coloro che la parlavano come comunità. Ma quale comunità? Jože Reichman dice: Trubar fu sacerdote e teologo, ma fu anche sloveno e volenteroso di appartenere al popolo sloveno. In lui è preponderante la dimensione nazionale, l’appartenenza nazionale. Trubar si rende conto di appartenere a una specifica etnia slovena. Usò lo pseudonimo Philopatribus Illiricus. Però ha consapevolezza che il suo popolo può avere coscienza di sé solo conoscendo i testi sacri nella propria lingua. Passa da Rijeka a Trieste, dove c’è il vescovo Bonomo.

** Se puoi sostenere il mio lavoro, comprami un libro | Buy me a book! **

About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Laurea in Discipline storiche e filosofiche. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 e con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 e Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023.