Immigrazione e politiche connesse.

Child Labor and Exploitation in Bangladesh
Bangladesh, Rajshahi, Hari Shankarpur. January 2013 Child workers at the end of their day at “Nice” brick factory. Their work is to stack bricks: for every 1000 bricks stacked, they get 20 Taka. In a good day of work they can earn up to 100 Taka (aprox 1US$). Many children are forced to work to help support their families. Although the law prohibits child labour, the practice is consistent throughout the region. Enforcement of existing laws is inadequate. Child labour is technically illegal but extremely widespread. Driven by poverty, it is often parents who are forced to push their children into work at an early age.
  1. Chi comanda ha deciso che l’attenzione dei cittadini/sudditi deve essere rivolta all’immigrazione come minaccia. Questo è infatti il format informativo dominante: l’immigrazione come minaccia. Ma questo format è vero e fondato?
  2. Sugli immigrati si dice di tutto. Portano malattie? E allora il caso della scabbia generatosi internamente alle case di riposo delle nostre città? Abbassano il livello dei salari e ci portano via il lavoro? O forse dobbiamo ringraziarli perché paghiamo poco i pomodori! Perché senza di loro i pomodori li pagheremmo certamente il quadruplo.
  3. Quei media che straparlano di immigrazione, che accusano gli immigrati di tutte le bassezze possibili, che diffondono l’islamofobia, sono – per lo più – gli stessi che appoggiavano Berlusconi, Renzi o addirittura (quando la loro storia è così lunga) Mussolini e Hitler. Quindi, il loro atteggiamento, nauseante, volgare e disfunzionale nella vita pubblica, non è sorprendente, ma non può ritenersi obiettivo, al di sopra delle parti.
  4. L’Italia non è così completa da non poter ospitare altri immigrati. Infatti, il Bangladesh ha la stessa superficie dell’Italia, ma il triplo di popolazione, mentre la Gran Bretagna è più grande dell’isola di Giava che ha 2 volte e mezzo la sua popolazione. Inoltre, perché non facciamo un confronto tra la superficie di terreno impiegato per le abitazioni popolari e quella per costruire campi da golf, per esempio? In Gran Bretagna la superficie adibita a campi da golf è il doppio rispetto a quella delle case popolari e se pensate che questo sia sensato, allora è probabile che viviamo su pianeti diversi.
  5. L’Italia non ha più immigrati e rifugiati di altri paesi, anzi il contrario. Questo peraltro è un tema che, contemporaneamente, è narrato anche negli altri paesi europei: tutti dicono di essere soggetti ad una ripartizione scorretta delle quote immigratorie! La realtà tuttavia è diversa: l’Italia è fanalino di coda nell’accoglienza dei rifugiati (facciamo meglio solo della Gran Bretagna). Quest’ultima, ad esempio (dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati di un mese fa, quindi aggiornatissimi) ha 1,9 rifugiati ogni 100 abitanti, l’Italia 2,8, ma la Svezia 24,1, la Germania 11,8, la Francia 5. Addirittura la Serbia, paese notoriamente non ricco, ne ha 4 ogni 1000 abitanti mentre se confrontiamo questi dati con quelli della Turchia, dove ce ne sono 43,6 ogni 1000 abitanti, ci rendiamo conto che ci stanno dicendo il falso. Quindi dovremmo correggere il motivo dominante strombazzato dai nostri media che dicono che l’Italia subisce maggiormente il fenomeno dell’immigrazione, poiché è l’Italia ad essere un battitore libero e non l’Europa per quanto riguarda la questione dell’immigrazione ed è quindi l’Italia a non prendere sul serio i propri impegni col resto d’Europa.
  6. Sono i paesi più poveri ad ospitare la maggior parte dei rifugiati (l’Iran per quanto riguarda gli afghani, per esempio, il Libano per i siriani e i palestinesi, la Turchia per i siriani), mentre le 6 più ricche economie del pianeta (alcune delle quali hanno depredato e schiavizzato gli Stati da dove provengono i rifugiati – Gran Bretagna, Francia, USA, Giappone, Cina Germania – ospitano il 9% circa dei rifugiati mondiali (dati Oxfam). Ovvero: il 56% dell’economia mondiale si prende carico del 9% dei rifugiati! La metà dei rifugiati mondiali trova rifugio nei paesi più poveri. 6 di questi paesi hanno il 2% (non il 56%) della ricchezza globale: parliamo della Turchia, della Palestina, del Pakistan, del Libano, della Giordania, del Sudafrica che ospitano circa 12 milioni di rifugiati. I paesi più ricchi, invece, nonostante abbiano fino a ieri usufruito dei benefici della globalizzazione per non parlare del colonialismo, cioè del libero movimento dei capitali e delle persone che migrano per motivi economici, i paesi ricchi non vogliono accettare l’altra faccia della medaglia della loro globalizzazione cioè le crisi migratorie generate da guerre e conflitti che spesso vedono coinvolti proprio i paesi ricchi. Questa logica quindi ha senso come logica egoistica; ma se realizzi che l’egoismo è una copertura mentre in realtà sei il parassita della situazione, allora la cosa non ha più senso.
  7. L’Italia non ha nemmeno dei buoni precedenti storici nell’accettazione di migranti economici o rifugiati di qualsiasi tipo avendo, al contrario, spedito il proprio surplus di popolazione ai 4 angoli del pianeta. Secondo il nostro Ministero degli Esteri di italiani emigrati nel mondo nel corso dell’ultimo secolo sono tra i 60 e i 70 milioni! Mentre attualmente l’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero) certifica essere più di 5 milioni i nostri connazionali che hanno deciso di reinsediarsi fuori dall’Italia. Anche gli altri paesi dell’Occidente europeo hanno mandato la propria popolazione eccedente in giro per il mondo, spesso ad impadronirsi delle ricchezze di quei paesi se non per infliggere qualche genocidio. Per non parlare poi di quello che successe nell’ultima guerra mondiale, dove non solo sia l’Italia che la Germania collaborarono nella distruzione del popolo ebraico, ma anche la democraticissima Gran Bretangna accettò con grosse difficoltà ed ostilità del governo britannico 10000 bambini ebrei tedeschi mentre si opponeva a salvarne i genitori. Gli ebrei, i prigionieri politici, si sarebbero potuti salvare tutti se avessero avuto asilo nelle cosiddette democrazie, ma ciò non avvenne. Accade anche oggi sotto i nostri occhi.
  8. La popolazione europea declina, quella africana è in via di raddoppio. Il riscaldamento globale porterà a 150 milioni di rifugiati entro il 2050. Se l’Occidente non vuole questi migranti, fermi l’inquinamento. La realtà è che senza l’immigrazione la popolazione europea continuerà a contrarsi. Come si farà a mantenere in piedi una società dove ci saranno sempre meno lavoratori e imprese che pagano le tasse e quindi meno soldi per i servizi sociali e le pensioni e più pensionati? Abbiamo perciò davanti a noi un bivio: da una parte i confini, la presunta purezza razziale, la chiusura mentale ed economica, livelli di vita in peggioramento; oppure possiamo scegliere l’apertura, la ricchezza, migliori livelli di vita per tutti inclusi coloro che scelgono o sono obbligati a venire nel nostro paese nei prossimi 20 anni. Ci viene offerta la possibilità di scegliere. Quello che è sicuro è che nei prossimi anni l’Italia continuerà a bruciare la ricchezza che le generazioni precedenti avevano prodotto ed il livello di vita continuerà a scendere non solo per gli italiani o per gli immigrati, non solo per i lavoratori, ma anche per la classe media. I livelli di vita di tutti saranno in declino. Dobbiamo accettare il fatto che i vari Salvini, Di Maio, Renzi, Zingaretti, De Benedetti, Grillo, Berlusconi e Trump non hanno alcuna risposta a nessuno dei grossi problemi del 21° secolo. Ciò che veramente stride è che non gliene frega assolutamente nulla perché loro stanno bene comunque. Quindi è evidente che non ci potrà essere una politica diversa finché questi signori non diventeranno irrilevanti: questo è fondamentale capirlo non solo per noi che aspiriamo ad una vita migliore, ma anche per quei milioni di persone che verranno in Europa nei prossimi 20 anni. Dobbiamo mettere da parte quei signori. C’è un nemico interno ed è nel potere economico e politico di questa società: costoro sono molto ricchi e molto potenti e queste sono persone a cui noi dobbiamo far perdere qualsiasi credibilità. E poi, certamente, organizzarci.

Istat: Gli immigrati sono circa l’8,5% della popolazione e producono l’11% del PIL.

L’area di libero scambio dell’Unione Europea è un mercato costruito politicamente in cui vi è un relativo libero spostamento di lavoratori, capitali e merci. Salvini, Grillo e compagnia, hanno più di una volta apertamente dichiarato di non voler rimanere all’interno di quest’area di libero scambio, finché i suoi trattati “manterranno il principio del libero movimento dei lavoratori”. Perciò, costoro non si oppongono all’area di libero scambio, né al libero movimento di capitali e merci, ma al libero spostamento delle persone. Quando si parla delle dinamiche della domanda e dell’offerta, dobbiamo applicarla all’intera area di libero scambio. Allora, il discorso è semplice.

  • Se si impongono restrizioni al libero movimento di lavoratori, specialmente quando il capitale ha ancora libertà di movimento si creano più disoccupazione e bassi salari. Perché? Perché, se i lavoratori non si possono muovere dove c’è il lavoro, sono bloccati a farsi concorrenza dove il lavoro non c’è. Ciò sostiene artificialmente alti tassi di disoccupazione e porta giù i salari.
  • Qualcuno potrebbe avere la balzana idea di introdurre delle leggi (vedi la Lega) per prevenire i lavoratori dall’emigrare da Torino a Milano. Bene, con una visione Milano-centrica, possiamo pensare che un tasso minore di migrazione al nord potrebbe creare un mercato del lavoro più ristretto e salari migliori. Ma, visto che la legge della domanda e dell’offerta non funziona solo a Milano, gli effetti aggregati di questa politica sull’intera economia porterebbero a diminuire l’occupazione. Questo in virtù del fatto che il mondo degli affari si sposterebbe da Milano a Torino per beneficiare dei bassi salari in un’area che ha forza-lavoro e infrastrutture comparabili, per cui l’effetto di ciò si noterebbe con una discesa dei salari.
  • Il fatto che l’area di libero scambio europea sia composta da mercati nazionali, aggiunge ulteriori dimensioni alla questione. All’interno di ogni mercato nazionale vi è un costo medio del lavoro, determinato in parte da vari dati di input come il costo del cibo, della casa, dei trasporti, dei figli e così via. Se il costo del lavoro è più basso in un mercato nazionale rispetto ad un altro, come di solito succede, allora considerate l’effetto di avere un libero movimento di capitali senza un movimento libero di lavoratori. Alcune attività sarebbero autorizzate a muovere le proprie produzioni verso aree con bassi costi del lavoro, fatta salva la presenza di un forza-lavoro con esperienza ed istruzione adeguate ed infrastrutture decenti, contraendo così i salari. Da una parte, se i lavoratori non si possono muovere all’estero a trovarsi dei lavori meglio pagati, allora non vi sarà nulla a contrastare questa tendenza alla contrazione salariale. Dall’altra, se i lavoratori possono spostarsi all’estero, non solo ciò ridurrà l’esercito industriale di riserva in un’economia in depressione salariale, ma il costo relativamente più basso di questi all’estero permetterà, con ogni probabilità, agli imprenditori dell’economia a più alta remunerazione salariale di creare nuovi posti di lavoro che altrimenti non sarebbero stati creati. In altre parole, l’occupazione aumenta mentre la pressione a ridurre i salari creata attraverso la relativa libertà di movimento, per i datori di lavoro, sarà contrastata.

Riassumendo: i controlli sull’immigrazione in un mercato dove i datori di lavoro hanno libertà di azione, fanno diminuire sia l’occupazione che i salari. Questi controlli abilitano i datori di lavoro a sfruttare i lavoratori ai loro prezzi più bassi mentre, al tempo stesso, ridurrebbero salari e condizioni di lavoro per tutti i lavoratori in quel mercato.

Fonti:

  • IPPR, gruppo di esperti con sede a Londra e in Scozia. Segnalano un moderato incremento netto negli stipendi grazie all’immigrazione.
  • Centre for Research and Analysis of Migration, Dipartimento di Economia dell’Università di Londra, discussion paper 03/08.
  • Centre for Economic performance, CEP, discussion paper n° 754, oct 2006.
  • Impatto fiscale netto positivo secondo il Migration Observatory Oxford.
  • Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
  • Oxfam
  • Ministero degli Esteri
  • AIRE – Anagrafe Italiana Residenti all’Estero
  • Cgia di Mestre
  • Fondazione Leone Moressa
  • Banca d’Italia
  • Dossier Statistico Caritas/Migrantes
  • BCE
  • Istat