Giovanni Boccaccio.

Andrea_del_Castagno_Giovanni_Boccaccio_c_1450
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Boccaccio scrive in versi, ma soprattutto in prosa.

Il Decameron significa: 10 giornate.

Boccaccio si pone il problema del pubblico: a chi ci si rivolge? Si rivolge ad un pubblico femminile.

Coglie aspetti quali l’intelligenza umana, la perspicacia, i saperi, le astuzie, la fortuna, cioè la dipendenza dal caso. Boccaccio esprime una cultura molto laica, una cultura molto immanentistica. L’immanenza è un modo di stare al mondo che parte dalle cose in sé, dalle vicende in sé. Non c’è più trascendenza. I testi di Boccaccio sono molto polemici nei confronti della religione, per lo meno verso i suoi aspetti superstiziosi, o della dabbenaggine e credulità delle persone.

Ci sono alcune novelle che denunciano la grullaggine, la dabbenaggine dei frati, come quelli di San Francesco, descritti come creduloni e ingenui.

Ser Ciappelletto è un furfante, un sodomita, un puttaniere, un imbroglione. Ser Cepparello da Prato è la prima novella del Decameron, narrata da Panfilo “sotto il reggimento di Pampinea”. Le prime 10 storie di apertura narrano con coerenza tematica sulla corruzione dei potenti e sulla condanna dei vizi degli strati più elevati della società.

Fa chiamare dagli amici un frate credulone e gli chiede di confessarsi, raccontandogli un sacco di fandonie. È una manfrina che raggiunge vertici irripetibili di grottesco. Ser Ciappelletto muore e viene “santificato”.

In Boccaccio c’è uno smascheramento che non significa che Boccaccio non creda in Dio, nell’uomo medievale ciò è impossibile, ma che egli demistifica, denuncia la manipolazione, il far passare la blasfemia per santità e viceversa. In questo caso abbiamo la furbizia e l’intelligenza messe al servizio del male. E tuttavia, volendo dare alla storia una lettura doppia, potremmo anche riconoscere che la sua figura abbia, in qualche modo, un’utilità sociale poiché anche se viene erroneamente creduto buono, chi lo crede tale è portato (in virtù di ciò) ad essere egli stesso più buono e migliore.

C’è poi Chichibio, cuoco veneziano, personaggio immaginario che compare nella quarta novella della 6^ giornata del Decameron.

Currado Gianfigliazzi, banchiere, durante una battuta di caccia trova una bella gru e la porta con sé per farla cucinare dal suo cuoco di fiducia, Chichibio. La gru con il suo profumo attira Brunetta, la ragazza di cui Chichibio è innamorato. Brunetta insiste per mangiare una coscia e se la mangia.

Il giorno della cena Currado si vede servire la gru con una sola coscia.

Al che Currado, chieste spiegazioni a Chichibio, si sente rispondere da quest’ultimo che le gru hanno una sola zampa. Currado allora chiede a Chichibio di seguirlo, il giorno appresso, alla ricerca dei volatili. L’indomani, arrivati sul posto vedono diverse gru su una zampa sola, tuttavia, Currado, facendo confusione, fa fuggire le gru che tirano fuori l’altra zampa. Chichibio allora risponde che se avesse fatto chiasso anche il giorno prima, la gru avrebbe tirato fuori anche la seconda zampa. Currado è talmente divertito dalla risposta che si riappacifica con Chichibio.

Qui l’intelligenza, l’astuzia, la capacità di stare al mondo, senza idealizzarlo, è prerogativa di Boccaccio che guarda il mondo anche attraverso i suoi bisogni più autentici. Ecco la cultura immanente.

Peraltro, alla fine del suo percorso di vita, Boccaccio diventerà misogino, nonostante avesse dedicato il suo Decameron proprio alle donne.

Il Decameron si declina per temi: il tema dell’amore infelice, quello dell’amore felice, dell’adulterio, dell’avarizia, eccetera. Ogni giornata ha la sua “reginetta” o il suo “re” che tengono un tema.

Il modello è quello degli exempla o florilegi che sono esempi di cultura ecclesiastica che narrava la vita esemplare dei santi. Indica un genere letterario diffuso nel medioevo.

Boccaccio è il rappresentante di una borghesia medievale dedita agli affari, alle questioni concrete, parlandone in prosa e in termini immanentistici. Immanenza e trascendenza sono concetti antitetici, dove nell’immanenza le cose hanno entro sé stesse la spiegazione del perché esistono, nel secondo caso la spiegazione stà al di là, fuori da questo mondo.

Nella novella “Federigo degli Alberighi” due mondi si confrontano: quello di Federigo, nobile fiorentino molto stimato ed innamorato di Monna Giovanna, figlia dell’alta borghesia mercantile, donna sposata e madre di un bambino. Due mondi si confrontano: quello della liberalità e dell’aristocrazia e quello della laboriosità ed oculatezza borghese.

In “La badessa e le brache” Boccaccio critica l’ipocrisia della religione. Allo stesso tempo fa emergere l’intelligenza della giovane suora che, pur rimanendo nel proprio ruolo, fa notare alla madre badessa l’ipocrisia della propria posizione.

Boccaccio è un grande narratore. Concepisce il Decameron come commedia umana che rinnova quella di Dante.

Nella sua attività letteraria vi sono fondamentalmente due periodi; uno legato alla letteratura cortese del Medioevo, detto tardogotico; l’altro aperto alla cultura preumanistica, ma tesa verso una prospettiva religiosa e morale. In mezzo stà il Decameron.

Boccaccio nasce nel 1313, a Certaldo o a Firenze. Figlio illegittimo di un ricco mercante. Si trasferisce con il padre a Napoli, scoprendo il mondo mercantile. Si occupa di letteratura e frequenta la corte di Roberto d’Angiò. Boccaccio scrive sia in latino che in volgare.

Scrive le Rime di ispirazione stilnovistica; la Caccia di Diana, poema in terzine; il Filocolo, romanzo d’avventura e d’amore; il Teseide, un poema epico amoroso in ottave; il Filostrato, poema romanzesco in ottave, ambientato durante la guerra di Troia.

Nel periodo alla corte degli Angiò si crea un proprio mito letterario, quello dell’amore per Fiammetta, presunta figlia di Roberto d’Angiò.

Nell’anno 1340-41 deve rientrare con la famiglia a Firenze ed affrontare l’anno della peste, il 1348. A Firenze scrive la Commedia delle ninfe fiorentine, in versi e in prosa; l’Amorosa visione, un poema allegorico-didattico in terzine, suddiviso in 50 canti, in cui Fiammetta guida l’autore alla salvezza.

Scrive il Ninfale fiesolano, un poemetto in ottave.

Nel 1349 inizia a lavorare sul Decameron. Il pubblico non è più quello della corte angioina, ma quello di una città borghese dotata di una ricca tradizione letteraria.

Nel 1350 conosce Francesco Petrarca. La loro amicizia sarà determinante per le sorti del preumanesimo italiano.

Sogna di ritornare a Napoli, dove si reca nel 1355. scrive, in volgare, il Trattatello in laude di Dante.

In seguito ad un tentato colpo di Stato (1360-61), in cui rimane coinvolto anche se non direttamente, viene esonerato da ogni incarico pubblico. Si ritira a Certaldo, intraprende la carriera ecclesiastica.

Nel 1363 inizia a scrivere il Corbaccio in cui compare la sua misoginia, una novità rispetto al passato.

Ideali umanistici e crisi religiosa confluiscono, in un disprezzo per la vita mondana.

Negli ultimi anni della sua vita, cambia la situazione politica a Firenze; gli esuli ritornano, Boccaccio ottiene nuovi incarichi al Comune. Viaggia molto.

Nel 1365 è ad Avignone da papa Urbano V° per convincerlo a tornare a Roma. Nel 1368 incontra nuovamente Petrarca a Padova. Ha l’incarico dal comune di Firenze di leggere pubblicamente la Commedia di Dante nella chiesa di Santo Stefano in Badia. Fino alla morte lavora al più vasto trattato di mitologia dell’epoca. Muore il 21/12/1375 a Certaldo.

Con Boccaccio si è manifestato il primato letterario italiano. La Commedia di Dante, il Canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio sono i capolavori che sanciscono il primato della letteratura italiana. Ad esempio, i Racconti di Canterbury dell’inglese Geoffrey Chaucer presentano diverse analogie con il capolavoro di Boccaccio.

Nel Decameron confluiscono i 2 aspetti della formazione di Boccaccio: quello borghese mercantile e quello cortese. Nell’opera boccacciana si conciliano la nostalgia per gli antichi valori cortesi con i nuovi costumi e i nuovi valori laici della borghesia mercantile.

Il pubblico a cui si rivolge Boccaccio è sicuramente femminile, ma è anche più ampio. Si tratta di quel pubblico che emerge nella evoluzione della società del tempo, con l’emersione dei ceti legati all’ambiente borghese e mercantile.

Secondo il Decameron, in un mattino del 1348, 10 giovani appartenenti all’agiata e ben educata borghesia fiorentina si incontrano per caso nella chiesa di Santa Maria Novella. Per sfuggire alla peste decidono di recarsi per qualche giorno in campagna, trascorrendo il tempo passeggiando, cantando, scherzando e novellando. Le novelle narrate saranno 100, distribuite in 10 giornate secondo temi stabiliti.

I temi.

  1. La fortuna. Rischio dell’imponderabile nonché del non scelto. Percezione storica del suo tempo, dove bancarotte e rovesci finanziari sono attuali.

  2. La natura. Specifico carattere dell’individuo.

  3. L’ingegno. Serve a controllare la fortuna e la natura. Anche intelligenza, arguzia, prontezza di spirito.

  4. Onestà. Ovvero la dignità, il decoro, la superiorità morale e intellettuale come difese dei valori di civiltà.

Le novelle sono inserite in una cornice che unisce la narrazione. Sul Decameron influisce il modello Mille e una notte. Cornice e super-cornice: voce dell’autore; i dieci novellatori e; altri personaggi.

I novellatori sono 7 donne e 3 uomini mentre durante i fine settimana le novelle si interrompono per dare spazio ai rituali religiosi.

Prima giornata. Pampinea, tema libero. Tema religioso: nella prima, quella di Ciappelletto, prende di mira l’ipocrisia della borghesia mercantile e la stupidità degli uomini di chiesa che santificano un peccatore.

Seconda giornata. Filomena, la fortuna.

Terza giornata. Neifile, l’ingegno.

Quarta giornata. Introdotta da Boccaccio, la natura. Filostrato è il re.

Quinta giornata. Fiammetta, amore a lieto fine.

Sesta giornata. Elissa, arguzia. Il cuoco Chichibio.

Settima giornata. Dioneo, beffe ai mariti.

Ottava giornata. Lauretta, beffe fatte da donne a uomini o viceversa o da uomo a uomo.

Nona giornata. Emilia, tema libero. Gioia di vivere e dovere delle mogli.

Decima giornata. Panfilo, portavoce degli ideali di Boccaccio, liberalità e magnificenza.

Le Conclusioni di Boccaccio nel Decameron prendono in esame e difendono lo stile, le forme e i contenuti dell’opera.

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