Francesco, Jacopone da Todi, Scuole letterarie.

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Scuole poetico-letterarie: Stil Novo, Sacra-religiosa, Comico-realistica, Siciliana-provenzale, Didattico-pedagogica.

Le grandi scuole sono quelle di derivazione sacra o religiosa (Laudes Creaturarum, 1224,1225) che è la prima composizione poetica che abbiamo nella letteratura italiana. Nella poesia di ispirazione sacra e religiosa abbiamo, sempre in area umbro-toscana, la figura di Jacopone da Todi, anch’egli appartenente all’ordine regolare dei Francescani, ordine che viene istituzionalizzato da Papa Onorio III° il 29/11/1223. L’ordine francescano, peraltro, si suddivide in una parte più rigida, molto ligia alla regola della “predicazione” e della “povertà” e in una parte (i Conventuali) che sono maggiormente disposti al compromesso rispetto al possesso dei beni materiali, pur mantenendo inalterata la regola. C’è poi la scuola siciliana che fiorisce sotto Federico II° di Svevia attraverso il cui mecenatismo si riuniscono intellettuali e letterati, Pierre della Vigna (già notaio al servizio di Federico II°), di forte ispirazione provenzale e Cielo d’Alcamo che è certamente un poeta cortigiano, ma con forti inserti vernacolari, ovvero del volgare parlato in area siciliana; quella comico-realistica con grandi trovatori (coloro che trovano la rima) che declinano le rime in modi sanguigni, vitali e corposi. Abbiamo qui Cecco Angiolieri, Rustico da Filippi e Folgore da San Gimignano. I poeti comico-realistici sono raffinatissimi e lo si nota dalla costruzione dei loro sonetti, delle loro composizioni che sono “atteggiate”, costruite con metrica e calcolo attento. Si tratta, quindi, di uomini colti, conoscitori della poesia. Sono rappresentanti di quella borghesia medioevale che è il motore politico-sociale e culturale della poesia; borghesia fautrice di una rinascita complessiva a livello economico-sociale. Una rinascita che non significa declino della lingua latina, ma che anzi ne stimola l’uso nei vari componimenti dell’epoca. C’è inoltre anche una scuola didattico-pedagogica, con Brunetto Latini (insegnante di Dante) e Bonvesin de la Riva. Anche questi sono uomini colti che scrivono dei libricini, dei condensati per chi non è chierico e non sa il latino e può così accostarsi al sapere del periodo: dall’astronomia alla matematica alla letteratura. Peraltro, tanto per aprire una breve parentesi, anche Marco Polo col suo “Il Milione” scritto in “franzoso” è parte di questo periodo letterario.

Quindi, tornando al nostro discorso, tutte queste scuole con le loro articolazioni ci fanno capire che la borghesia è interessata ad aumentare la propria cultura. È interessata allo sviluppo di una lingua del “vulgo”, ovvero di una lingua volgare, che esca dal circolo della Chiesa, dal circuito della dominante teologia e che riesca a parlare della mondanità in modo sensibilmente diverso.

La letteratura di Cecco Angiolieri è una letteratura profana, tuttavia sempre in qualche modo soggetta al contesto dominante ed incontrastato della fede religiosa, vero orizzonte culturale dell’epoca. Anche se non rientra totalmente nelle regole della Chiesa stessa.

Abbiamo infine la scuola dello Stil Novo che affianca Dante, che ne è leader, in cui ad esempio ritroviamo Guido Guinizzelli, notaio e magistrato di Bologna (un borghese, quindi) che si ispira alla poesia siciliana ricomponendola nell’alveo della cultura borghese del centro-nord Italia, modificando parzialmente il modello provenzale. La poesia di Guinizzelli rappresenta veramente il ponte che collega la scuola siciliana allo Stil Novo praticato da Dante, Cavalcanti, Giani Lapo e altri.

Il boom culturale della letteratura e poesia italiane fra il ‘200 e metà ‘300 è parallela all’affermazione della borghesia medioevale che ha fornito personalità e risorse a questa esplosione culturale. La nascente borghesia è spinta ad uscire da un ambito culturale incentrato sul binomio Chiesa-lingua latina, che era la lingua aulica del tempo.

Dunque, come già accennato, i pezzi da novanta della letteratura, i padri della letteratura italiana sono Dante, Petrarca e Boccaccio. Dobbiamo qui ricordare l’importanza del “Petrarchino” cioè della raccolta delle rime del Petrarca. Si tratta di una sintesi delle poesie del Petrarca, un modello a cui attingere. Tale era la forza del modello che nessuno vi si poteva sottrarre. Questo, in un certo senso, rappresentava un blocco alla creatività e alla novità.

Il Cantico delle Creature di Francesco è considerato il primo testo artistico della letteratura italiana. Esso si radica e collega alla storia del suo tempo attraverso una storia che è politica e religiosa., quella dei Catari. I Catari erano una corrente eretica e per tale motivo perseguitata. Erano manichei, cioè sostenevano che le forze del male e le forze del bene si contendevano il mondo. Francesco, nel suo Cantico, loda il Creatore, la sua presenza, grandezza e bellezza. Non è possibile ci sia un male in grado di contrastare questo bene. Il bene è destinato ad affermarsi. Per i Catari, manichei e “dualisti”, la lotta è permanente. Il testo di Francesco, al contrario va in tutt’altra direzione e può risultare utile alla Chiesa: la sua Lauda è una iniezione di fiducia.

Nella Lauda di Francesco la ripetizione “Laudato si……Laudato si……” si chiama anafora ed è una forma retorica e consiste nella ripetizione dell’inizio del verso. L’italiano usato è ancora per lo più attuale e comprensibile. La semplicità del testo è disarmante. In esso la morte corporale è una liberazione, non è una tragedia. Egli loda tutto il creato.

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