No ai rigassificatori a Trieste.

Lng_adriatic
Lng_adriatic

Partiamo da un presupposto: siamo sul baratro ambientale e non crediamo sia il caso di continuare a distruggere l’ecosistema riempiendolo di attività industriali che non fanno altro che peggiorarne ulteriormente la condizione già compromessa. Inoltre, pensiamo sia assolutamente perverso far costruire degli impianti in parte davanti ed in parte all’interno (anche se in una zona urbana periferica) di un centro abitato di oltre 200mila abitanti, Trieste, senza contare tutte le aree urbane adiacenti presenti lungo la costa, da quella friulana a nord a quella istriana a sud. È questo il caso, ormai annoso, del progetto per il Rigassificatore da costruire nel Golfo di Trieste che vede il Presidente della Regione, Tondo, grande sponsor del progetto stesso e contrari il Comune, la Provincia e l’Autorità Sanitaria, nonché varie Associazioni di cittadini. Una tecnologia, peraltro, quella dei Rigassificatori a terra, ormai superata, visto che esistono delle navi gasiere con l’impianto di rigassificazione a bordo, in grado di scaricare al largo senza impegnare il porto. Mentre scriviamo i progetti in essere sono ancora due (EON e GAS NATURAL). Per quanto riguarda il progetto GAS NATURAL nel porto, ha avuto il parere favorevole dalla VIA (la valutazione impatto ambientale); il progetto EON invece è ancora in fase di valutazione. Tuttavia, a prescindere dal progetto che verrà approvato, ci troveremo di fronte a danni elevati all’ambiente marino a causa degli scavi per il gasdotto sottomarino e per i dragaggi dei canali di accesso al porto. In più, dovremo fare i conti con l’impatto distruttivo su flora e fauna marine a causa del raffreddamento e sterilizzazione delle acque con il cloro immesso nell’ambiente marino stesso. Non solo: ci sono da aggiungere i grossi problemi per la sicurezza che vanno in contrasto con la Direttiva Seveso. È per questo infatti che ci sono delle inchieste in corso su entrambi i progetti da parte della Commissione Europea. Va da sé, inoltre, che i danni inferti al turismo sarebbero secondi solo a quelli ambientali, compromettendo l’attività di migliaia di operatori e di lavoratori del settore, facendo tramontare per sempre il tanto agognato sviluppo turistico della città. Il progetto del Rigassificatore viene promosso con il ricatto dei posti di lavoro che sarebbe in grado di generare. Nulla di più falso: ci lavorerebbero solo alcune decine di tecnici, molto probabilmente provenienti da paesi dove il costo del lavoro è ancora più basso del nostro, così da permettere profitti decisamente allettanti. L’accordo, inoltre, prevede che anche se il gas non arrivasse, Gas Natural avrebbe comunque un guadagno del 70% della potenzialità dell’impianto spalmato sulle bollette del gas. Sarebbe quindi sempre l’utente finale a pagare, pur senza contropartite di valore. Si parla, poi, dell’introito, da parte della Regione, dell’IVA sul gas scaricato ma ci si dimentica di dire che il gas liquido è al centro della competizione internazionale e che, a quel livello, ci si orienta piuttosto sul potenziamento dei gasdotti. Si rischia, quindi, un clamoroso buco nell’acqua. In aggiunta, l’Autorità dell’energia elettrica e del Gas propone di azzerare gli incentivi per gli impianti ancora da costruire cosicché, se il progetto venisse approvato definitivamente, Gas Natural non avrebbe alcun interesse a realizzarlo ma lo venderebbe ad altri in attesa che l’impianto fosse classificato come strategico. Trieste sarebbe in balia di un ricatto inaccettabile. Per tutte queste ragioni, la Confederazione SISA esprime la più netta contrarietà alla costruzione di un Rigassificatore nel Golfo di Trieste.

 

 

 

 

 

Be the first to comment on "No ai rigassificatori a Trieste."

Leave a comment