Criticare la Cina o darsi da fare per superarla?

Cina
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Lo scorso 5 maggio 2018 si è celebrato in tutto il mondo e a vario titolo, il 200° anniversario della nascita di Karl Marx. Uomo tra i più odiati ed amati al mondo, anche a distanza di così tanti anni dalla nascita, continua ad essere al centro di molte attenzioni, per lo più disinformate, da parte di studiosi, politici e discepoli dichiarati.

Mi è capitato di leggere una lettera mandata ad un giornale locale della mia città, Trieste, in cui si attaccava la Cina, rea di aver tradito il marxismo. In relazione alla lettera pubblicata in quella rubrica il 10 maggio 2018, nella quale l’autore usa parole dure nei confronti della Cina che starebbe abusando dell’aggettivo comunista e rea – peraltro – di aver regalato una statua di Marx alla città natale dello stesso.

Sono il primo a comprendere che possa infastidire il fatto che gli unici a ricordarsi di Marx siano stati i cinesi, ma così è. Se i comunisti europei non se ne ricordano non è certamente colpa dei cinesi.

Dice l’autore dei “successi politici” di Mao, riferendosi a ciò che fece dopo,Deng, grazie a quelli:”[…] solido piedistallo politico ed economico creato dal presidente Mao, questo si comunista […]”. L’autore affermava allora che sotto Mao c’era il socialismo, in netto contrasto con quello che una parte dell’ambiente marxista ha sempre affermato, secondo cui in Cina, sulle orme di Stalin e del suo Socialismo in un solo paese, vigeva un ordine economico conosciuto come Capitalismo di Stato. Perciò sotto Mao che adottò lo stalinismo come mezzo per costruire il socialismo in un solo paese (la Cina), il socialismo appunto sarebbe stato costruito con successo. L’autore poi precisava che fu con Deng che il successo socialista venne distrutto ed iniziò la fase capitalista, anzi ultraliberista, culminante nello sfruttamento inumano delle masse cinesi che lavorerebbero 10/12 ore al giorno.

A questo punto vorrei conoscere il nome delle aziende in cui vigerebbe questo tipo di ritmi di lavoro e a quali fonti egli si ispirasse o riferisse. In compenso Goldman Sachs ha certificato che la produttività cinese è molto sotto gli standard europei, americani e giapponesi. In un contesto nel quale, peraltro, la base culturale confuciana spiega perfettamente l’amore dei cinesi per lo studio ed il lavoro.

Da parte mia credo che la Cina non si possa definire un paese ad economia di mercato o capitalista nel senso classico ed occidentale del termine, visto che lo scopo primario della produzione cinese non è orientata al profitto, ma alla costruzione di infrastrutture. Ovviamente il capitalismo c’è ed entra innanzitutto in campo nel mercato dei capitali, dove anche la Cina partecipa alla valorizzazione del capitale mondiale attraverso lo sfruttamento dei propri lavoratori e nel mercato del lavoro dove questo sfruttamento nasce.

Detto questo, bisogna ammettere che lo sviluppo cinese, bene o male, ha tolto dalla miseria centinaia di milioni di persone creando le basi per e cementificando il consenso intorno ad un Partito della tradizione marxista declinata in modo singolare. Piaccia o no. E a me non piace troppo.