Su Corbyn massima calma e sobrietà. Se non pessimismo della ragione.

Jeremy CorbynJeremy Corbyn

Con Tsipras molti di noi non hanno resistito alla tentazione di gridare alla rivoluzione. E’ naturale, umano. Dopotutto, da quanto tempo non si vinceva? Oggi, poi, si continua a vincere, magari con meno affluenza alle urne, e dopo aver parzialmente mollato sui diktat della Troika.

Su Corbyn, però, consiglierei di mantenere la calma e una certa sobrietà di toni, moderando il nostro (giusto) entusiasmo. E’ evidente che, dopo tanto tempo, il Labour ha un leader che è, al tempo stesso, un socialista e un attivista. E’ stato capace di galvanizzare piazze e militanti, mettendo all’angolo gli orrendi epigoni blairiani. Una cosa non da poco. Tuttavia, è anche il momento di mantenere la calma, perché la guerra politica è solo all’inizio e, non solo la destra, ma pure gli orrendi rimasugli del blairismo faranno di tutto per distruggere Corbyn.

Dobbiamo, inoltre, sapere che il potere istituzionale, politico e sociale della sinistra inglese (come più o meno in tutto il continente) è ridotto. Nondimeno la sobrietà e la calma vanno mantenute in virtù della forza che l’ideologia neoliberista riesce ancora ad esprimere su larghe masse di subalterni e non.

E’ necessario, alllora, non riporre le nostre speranze future su vittorie tanto desiderate quanto ancora insicure, bensì su un lungo e sistematico lavoro politico e reclutamento basati su chiari principi e coscienza delle sconfitte del passato e della loro eredità.

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