I. La tesi centrale: lo scetticismo radicale.
Il libro di Kripke è noto per aver posto il “Problema di Kripkenstein” (un neologismo che fonde Kripke e Wittgenstein). La tesi centrale è che Wittgenstein, nelle sue Ricerche Filosofiche, non sta semplicemente confutando l’idea di un linguaggio privato (un linguaggio le cui parole si riferiscono a sensazioni accessibili solo al parlante), ma sta sollevando un problema scettico molto più profondo e generale riguardante il significato stesso. Lo scettico kripkeano sfida l’idea che esista un fatto, mentale o fisico, che determini cosa intendiamo con una parola in un dato momento e che ci garantisca che stiamo seguendo la stessa regola che intendevamo seguire in passato.
II. Il paradosso della somma (il caso “Plus” e “Quus“).
Per rendere esplicita questa sfida scettica, Kripke utilizza un esempio matematico apparentemente banale: l’operazione di addizione. Supponiamo che io non abbia mai calcolato 68 + 57. Quando affermo che la risposta è 125, lo scettico chiede: “qual è il fatto che determina che, quando in passato usavi il segno ‘più’ (+), tu intendessi l’addizione standard (plus) e non l’operazione quus?”. L’operazione quus è identica all’addizione per tutti i numeri che ho calcolato in precedenza, ma per i numeri mai usati prima (come 68 + 57) dà un risultato diverso (es. 5). Kripke esamina e rigetta tutte le risposte possibili:
- intenzioni mentali: il fatto che nella mia mente io intendessi l’addizione. (Rifiutata perché anche le intenzioni passate non possono garantire che sto seguendo quella stessa intenzione ora; sono anch’esse interpretazioni);
- disposizioni: la mia disposizione a rispondere 125. (Rifiutata perché la disposizione è finita; non posso avere la disposizione a calcolare infiniti numeri, e le mie disposizioni passate non determinano la correttezza futura).
Il risultato è un nichilismo scettico: non esiste alcun fatto che stabilisca cosa significhi una parola.
III. La soluzione “Scettica” Comunitariana (la lettura di Kripke su Wittgenstein).
Kripke sostiene che Wittgenstein non accetta questo nichilismo, ma propone una soluzione scettica basata sulla comunità, una mossa che sposta la filosofia del linguaggio dalla verità all’accettabilità:
- nessun fatto determinante: Wittgenstein ammette che non esiste un fatto individuale (privato) che stabilisca cosa sia la somma o la regola;
- condizioni di accettabilità pubblica: la soluzione non risiede in un “fatto”, ma nella pratica pubblica della comunità. Quando io rispondo 125, la comunità non sta verificando un mio fatto mentale interno; sta semplicemente accettando il mio comportamento come conforme alla pratica standard. Se io rispondessi 5 a 68 + 57, la comunità mi correggerebbe perché la mia risposta non si conforma al loro modo di agire e reagire;
- la funzione sociale: la nozione di “seguire una regola correttamente” non è una verità logica individuale, ma una funzione sociale che ci permette di criticare, correggere e fidarci l’uno dell’altro.
IV. Impatto e controversie.
Il saggio di Kripke ha generato una “industria” intera di interpretazioni e critiche:
- controversia interpretativa: molti studiosi di Wittgenstein (i cosiddetti “anti-kripkeani”) contestano che Wittgenstein fosse mai stato uno scettico così radicale. Sostengono che il problema delle regole non fosse una sfida scettica, ma una dissoluzione dei presupposti metafisici che rendono possibile la formulazione dello scetticismo stesso. Affermano che Kripke abbia imposto al testo di Wittgenstein una struttura di problema/soluzione estranea alla sua intenzione;
- potere analitico: indipendentemente dalla fedeltà a Wittgenstein, l’analisi di Kripke ha avuto un enorme valore. Ha costretto i filosofi a riesaminare le loro assunzioni più basilari sul significato e sulla normatività del linguaggio, influenzando la filosofia della mente e la teoria del significato in modo permanente. Ha reso il problema della regola e del linguaggio privato un problema centrale e ineludibile.
In definitiva, Wittgenstein su Regole e Linguaggio Privato è un testo breve, ma esplosivo. È un’opera fondamentale che offre una prospettiva affascinante, sebbene controversa, su come l’identità del significato non risieda in fatti misteriosi interni, ma nel consenso fragile e dinamico della pratica umana.
