Ultime tendenze nell’arte d’oggi, di Gillo Dorfles.

Giorgio_Casati_e_Gillo_Dorfles_a_Villa_Carlotta,_Tremezzo_(CO)
Giorgio_Casati_e_Gillo_Dorfles_a_Villa_Carlotta,_Tremezzo_(CO)

di Sergio Mauri

In questo gran bel libro, Dorfles denuncia il fatto che si esamina l’arte contemporanea con le categorie del passato. Manca un aggiornamento degli strumenti analitici, soprattutto da parte della critica e degli addetti ai lavori. Dal dopoguerra, in tutto l’Occidente, Giappone compreso e parte dell’Est europeo, vige il dominio di astrattismo e concettualismo, di diversa natura che in passato. Non vengono più prese a prestito immagini del mondo esterno e non si rappresenta la natura o la realtà.

I filoni:

1) arte gestuale e segnica;

  1. pittura materica;

  2. Pop Art → connubio tra arte d’élite e oggetto di consumo;

  3. correnti concettualiste → sintesi tra visualità e ideologia;

  4. neo-concretismo.

Notiamo quindi una perdita totale di interesse per l’immagine, la natura e il mondo esterno che avevano collegato il Rinascimento ai primi del Novecento. L’artista d’oggi è – come tutti gli artisti e gli uomini – influenzato dal mondo che lo circonda. Ma è alla reazione che ciò genera nell’uomo d’oggi rispetto a quello del passato, a come egli apparecchia la propria tavola che dobbiamo guardare per capire qualcosa. L’arte contemporanea sta diventando l’arte (classica) del nostro tempo. In questo senso potrebbe calzare a pennello l’analisi di Pasolini sui modelli di Teatro e referenti sociali (fine del teatro inteso fino a Brecht, eccetera). La domanda basilare per capire qual è la differenza tra l’arte odierna e quella, per esempio, del Rinascimento è: quali sono le continuità/discontinuità espressive fra i due tipi d’arte?

Segno piuttosto che (ma anche al posto della) superficie colorata.

Segno come cifrario.

La cultura orientale ingerisce nella nostra: concetti di vuoto, asimmetria, indeterminatezza, velocità d’espressione, hanno ragioni dottrinali. La vuotezza della pittura orientale contrasta col pieno di quella occidentale, pervasa da horror vacuiLo zenismo trasportato nell’arte si fonda su:

|-ricchezza data dalla semplicità

|–|-attesa dovuta all’incompiutezza dell’asimmetria

| |-fascino dell’assenza

|

|—-> lontani dall’arte occidentale.

Nell’arte occidentale sono la ricchezza, la compiutezza, la simmetria, l’equilibrio statico a dominare.

  1. La materia con cui veniva costruita l’opera d’arte è sempre stata importante. Col materismo diviene fondamentale: il primo elemento per cui si crea o si immagina l’opera.

  2. Le teorie degli artisti sulla loro arte sono assai improbabili e di solito infondate. Purtuttavia, permangono i risultati. L’arte astratta supera il dilemma della rappresentazione della realtà esterna (verosimiglianza, prospettiva). Ma permane il problema di come considerare e valutare la superficie della tela dipinta. I pittori spazialisti sono quelli che si muovono verso la strutturazione di una nuova spazialità.

  3. Compenetrazione tra pittura e scultura negli ultimi 20-30 anni; dissoluzione dei reciproci confini. Sia dal punto di vista tecnico che espressivo.

  4. Sconfinamento di pittura e scultura verso il Teatro, la performance, la documentazione fotografica.

  5. È nella società borghese che la mercificazione arriva al massimo sfociando nel kitsch.

 

Sergio Mauri
Autore Sergio Mauri Blogger e studioso di storia, filosofia e argomenti correlati. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Hammerle Editori.

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