Solaris di Andrej Tarkovskij.

Solaris di Andrej Tarkovskij
Solaris di Andrej Tarkovskij

Il film Solaris di Andrej Tarkovskij, tratto dal romanzo omonimo di Stanislaw Lem, è considerato uno dei più profondi manifesti filosofici del cinema del Novecento. La pellicola, del 1972, affronta una vasta gamma di tematiche esistenziali, ontologiche ed epistemologiche, utilizzando la fantascienza non come semplice ambientazione, ma come strumento per mettere in discussione il senso dell’esistenza umana, la natura della coscienza e i limiti della conoscenza.

Uno dei nuclei centrali del film è la riflessione sulla filosofia della mente, con particolare riferimento al dualismo cartesiano, al funzionalismo e alla questione dell’identità personale. Il pianeta Solaris, attraverso l’oceano senziente che genera dei “doppi” fisici (i cosiddetti “visitatori”), costringe i protagonisti a confrontarsi con le proprie memorie, col dolore e con la possibilità di distinguere tra reale e proiezione della coscienza. Si evocano in questo ambito i pensieri di filosofi come John Locke, che legano l’identità personale al ricordo e alla continuità della coscienza, e i famosi paradossi di Derek Parfit sulle copie di persona.

Solaris rappresenta il tentativo umano di comprendere l’incomprensibile. L’oceano si pone come un’entità radicalmente altra, che non risponde ai criteri della razionalità scientifica o dello scambio comunicativo usuale, configurandosi come metafora dei limiti cognitivi dell’uomo. Il desiderio di comprendere e “colonizzare” Solaris riflette la tendenza umana alla hybris conoscitiva, ma il film suggerisce che alcuni misteri non sono accessibili, e ogni tentativo di ridurre l’alterità a ciò che è noto comporta fallimento e sofferenza. Tarkovskij pone la questione etica: “la conoscenza è valida solo quando si basa sulla moralità”, ponendo un netto rifiuto dell’idea della scienza fine a se stessa, distaccata dalle questioni morali.

Il film istituisce un confronto tra razionalità scientifica e natura intesa come principio spirituale e vivente. Solaris è presentato come una natura dotata di autocoscienza e spiritualità, superiore all’uomo in quanto moralmente perfetta e priva di errori. Tarkovskij manifesta una visione della realtà ispirata alla tradizione filosofica russa, in cui emerge la tensione verso l’unità di tutte le capacità dello spirito umano e la priorità dell’amore come fondamento della vita morale e della relazione con l’alterità.

La stazione spaziale che orbita Solaris diventa uno spazio eterotopico (Michel Foucault), una sorta di mondo altro dove i confini tra realtà interna e realtà esterna si fanno labili. Qui i personaggi sono costretti a confrontarsi con i propri fantasmi, paure, e desideri più profondi, smascherando l’illusione che sia possibile mantenere un distacco “scientifico” dall’oggetto di studio. La dimensione eterotopica permette l’inversione del punto di vista: il viaggio nello spazio si rivela essere, in realtà, un viaggio dentro di sé.

Il tema dell’amore permea l’intero film. La figura di Hari, replicata dall’oceano a partire dai ricordi di Kris, è la manifestazione della potenza e dell’ambiguità dell’amore umano, della sua capacità redentrice, ma anche della sua inscindibile connessione al dolore. Tarkovskij stesso sottolinea che la vera conoscenza passa dall’esperienza morale ed affettiva, restituendo una visione spirituale e universale dell’esistenza.

Infine, Solaris riflette sulla natura del linguaggio e sul confine tra finzione e realtà. Le rappresentazioni e i “visitatori” di Solaris sottolineano il potere – ma anche il limite – del linguaggio umano nell’esprimere e costruire la realtà. Tarkovskij approfondisce la questione ontologica: ciò che è concepito nella mente, anche se inesistente, può avere effetti reali sulla vita, sulla psiche e sulle scelte morali dei soggetti.

Per tutte le ragioni fin qui espresse, Solaris è un film intriso di filosofia, che mette in discussione i presupposti della conoscenza, dell’identità e della relazione con l’Altro; invita a una riflessività morale e spirituale contro l’aridità del positivismo scientifico, e pone l’amore come unico vero tramite per la comprensione e la salvezza umana.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.