Snowpiercer, un film di Bong Joon Ho.

Snowpiercer
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di Sergio Mauri

Alcune note su Snowpiercer.

Decido di scrivere queste righe non perché il film sia di strettissima attualità, ma perché, come spesso accade, all’autore non è data la giustizia che si merita. In particolare, sul fatto che il film sarebbe intorno alla lotta di classe in cui quando gli ultimi arrivano a comandare non fanno che riprodurre le precedenti ingiustizie, suggerendo quindi che la rivoluzione sociale non risolve nulla. Beh, questo forse nel riadattamento ideologicamente proteso a disinnescare i molteplici messaggi contrari di Bong che è andato in onda su Netflix, multinazionale statunitense al servizio dei ricchi attuali in carne e ossa, non di quelli del film originale di Bong Joon Ho.

Detto questo, vediamo come, trama alla mano, il film puo’ essere compreso.

1. La lotta di classe c’è, il percorso rivoluzionario pure, l’organizzazione della rivoluzione anche, ma non c’è alcuna accettazione da parte degli ex oppressi a diventare i nuovi oppressori. Non ne hanno il tempo, visto che sono continuamente impegnati a non farsi sterminare. Curtis, il loro leader riconosciuto, comunque non accetta la proposta di Wilford, che giustamente Bong mette in scena come il tentativo di disinnesco finale attuato da ogni potere. È sempre cosi, l’atto estremo di qualsiasi potere, quando sta per finire è quello di sopravvivere attraverso te che lo hai vinto.

2. Bong sembra suggerire che il potere sia nefasto in sé. Semplicistico? Per niente. Nel dubbio ripetete ad libitum: nefasto, nefasto….

3. Bong sembra suggerire che il potere (lo Stato come sua organizzazione riconoscibile) sia un male necessario, proprio come i fondatori dello stato di diritto in Occidente. Cosi la pensavano Hobbes, Locke e Kant. Persino Marx non ne poteva fare a meno, prevedendo pero’ la sua estinzione, nel comunismo. A dire il vero sul piano astratto pure Kant ne prevedeva l’estinzione, nel cosiddetto regno dei fini. E lo pensava pure Fichte, come sicuramente avrete letto.

4. Ma c’è di piu’. Bong, prima della fine, mette in scena una presa di coscienza. Minsoo, l’ingegnere dell’impianto di apertura delle porte, osserva, per 10 anni, ogni volta che il treno ci passa, un aereo in una voragine e il suo livello di congelamento. Si accorge che appaiono sempre piu’ parti del velivolo scoperte dal ghiaccio.

5. Il messaggio è dunque, in soldoni: distruggere la macchina prima che ci distrugga, non vi sono alternative, solo chiacchiere, poi si costruisce il futuro. Le chiacchiere son tenute in piedi dalle classi dominanti a loro uso e consumo. La distruzione della macchina avviene non in base a una credenza astratta, ma in base alla ragione (il disgelo osservato negli ultimi 10 anni e negato dalle classi dominanti, per ovvie ragioni). In base a fatti correlati fra loro per mezzo della ragione. Nulla di astratto o miracolistico.

6. Il tradimento di Gilliam. Beh, il sistema è tenuto in piedi da entrambi i poli, quello dei ricchi e quello dei poveri, degli sfruttati e degli sfruttatori, è un processo, potremmo dire, con i reagenti ai poli dello stesso. Non è un mistero che i sindacati partecipino alle decisioni riguardanti gli aspetti macroeconomici dell’economia di un paese.

Insomma, quello di Bong è un film che regala spunti di grande interesse per chi si occupi di politica, società o filosofia da un punto di vista anticonformista.

Sergio Mauri
Autore Sergio Mauri Blogger e ideatore e-learning. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d’Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014 e con Historica Edizioni nel 2022.