Scienza e filosofia: un rapporto critico dalla fine dell’Ottocento a oggi con particolare attenzione al pensiero di Massimo Cacciari.

La modernità come tratto caratteristico dell'Occidente
Quali sono i tratti comuni della modernità? Intanto dovremmo partire dalla constatazione che non solo essa è occidentale (euro-americana), ma anche figlia del sistema capitalistico. I tratti comuni sono: la razionalità, la fiducia nella scienza.

Introduzione.

Dalla fine del XIX secolo a oggi, la relazione tra scienza e filosofia ha subito trasformazioni radicali. L’evoluzione del pensiero scientifico, segnato da rivoluzioni come la teoria della relatività, la meccanica quantistica, l’informatica e le neuroscienze, ha posto la filosofia di fronte a nuove sfide, ridefinendo il suo ruolo critico e speculativo. In questo contesto, si colloca il pensiero di Massimo Cacciari, figura centrale del panorama filosofico italiano contemporaneo, che ha elaborato una posizione critica e dialettica nei confronti della razionalità tecnico-scientifica, inquadrandola dentro una più ampia riflessione sulla crisi della modernità e sulla necessità di pensare oltre i limiti della pura funzionalità.

Il contesto storico: tra positivismo e crisi della ragione.

Alla fine dell’Ottocento, il positivismo dominava la scena intellettuale europea (1). Il pensiero filosofico sembrava piegarsi alle esigenze della scienza, nella convinzione che il metodo sperimentale fosse l’unica via per l’accertamento della verità.

Già agli inizi del Novecento, però, la stessa scienza comincia a mettere in discussione le sue certezze. La relatività di Einstein (1905-1915), la meccanica quantistica (Heisenberg, Schrödinger, Bohr) e più tardi la teoria del caos e la cibernetica, mettono in crisi l’idea di un sapere lineare, deterministico e assoluto. A ciò risponde la filosofia con nuovi orientamenti: la fenomenologia husserliana (2), l’ontologia fondamentale di Heidegger (3), la filosofia del linguaggio di Wittgenstein (4), le critiche della razionalità della Scuola di Francoforte (5).

Il pensiero di Massimo Cacciari: tecnica, nichilismo, forma.

Massimo Cacciari si confronta costantemente con il tema della scienza come forma della razionalità moderna e come struttura di potere. In Krisis (1976), Cacciari affronta il pensiero mitteleuropeo tra Otto e Novecento, facendo emergere le contraddizioni della ragione moderna e la sua tendenza al dominio tecnico (6).

Il concetto heideggeriano di Gestell (impianto tecnico) è decisivo per comprendere la posizione di Cacciari: la tecnica non è solo uno strumento, ma una modalità ontologica di rivelazione del mondo, che tende a ridurre tutto a calcolo e disponibilità (7). Tuttavia, come osserva Cacciari in testi successivi come Dell’Inizio (1990) e Della cosa ultima (2004), la filosofia non può limitarsi a denunciare la tecnica, ma deve pensarla dal di dentro, come manifestazione di una volontà di potenza che abita l’Occidente fin dalle sue origini greche (8).

Per Cacciari, la filosofia deve allora ritrovare la sua forza interrogante nel pensiero della forma, del limite, dell’origine — ciò che eccede il sapere tecnico-scientifico. Questa posizione si ispira anche alla teologia negativa e alla mistica apofatica, da Dionigi Areopagita a Meister Eckhart, fino a Simone Weil e alla “filosofia tragica” di Nietzsche.

La scienza come potere: epistemologia e politica.

Cacciari, vicino per molti aspetti alla critica foucaultiana del sapere (9), mette in guardia dal considerare la scienza come neutra o disinteressata. In realtà, essa è parte di un più ampio dispositivo di potere: decide ciò che è reale, ciò che è utile, ciò che può essere pensato e ciò che è escluso.

Questo vale in modo emblematico per le scienze umane e le neuroscienze, dove la pretesa di oggettività finisce per costruire modelli di soggetto, di normalità, di razionalità, funzionali a logiche economico-sociali. In tale ottica, la filosofia non è ancella della scienza, ma esercizio critico, genealogico, speculativo, irriducibile alla validazione empirica.

Verso un pensiero dell’oltre.

Nel pensiero di Cacciari, il futuro della filosofia non è nel confronto mimetico con la scienza, ma nel pensare oltre la scienza: pensare l’inizio, il limite, la forma come enigma. La filosofia, in questa visione, è apertura verso ciò che non può essere spiegato né dimostrato, ma solo evocato, simbolizzato, pensato negativamente.

Come ha scritto in La mente inquieta (2019), il pensiero filosofico è per sua natura inquieto, inquietante, mai soddisfatto dalle sintesi. Il suo compito non è quello di produrre sistemi, ma di restare fedele al negativo, al vuoto, all’inesauribile domanda di senso (10).

La modernità ha generato un sapere scientifico potentissimo, che ha trasformato il mondo. Ma ha anche prodotto una crisi profonda del senso. Massimo Cacciari ci invita a non fuggire la scienza, ma a pensarla nei suoi limiti, nelle sue implicazioni, nelle sue ombre. La filosofia, allora, non è una disciplina residuale, ma la possibilità di mantenere aperta la domanda sull’origine, sulla fine, sull’altro, sull’oltre. In un mondo dominato dal calcolo, la filosofia resta il luogo della parola che non si chiude, del senso che non si esaurisce.

Note bibliografiche.

  1. A. Comte, Corso di filosofia positiva, 1830-1842.
  2. E. Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, 1936.
  3. M. Heidegger, Essere e tempo, 1927; La questione della tecnica, 1954.
  4. L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 1921; Ricerche filosofiche, 1953.
  5. M. Horkheimer – T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo, 1944.
  6. M. Cacciari, Krisis. Saggio sulla crisi del pensiero negativo da Nietzsche a Wittgenstein, Feltrinelli, 1976.
  7. M. Heidegger, La questione della tecnica, in Saggi e discorsi, 1954.
  8. M. Cacciari, Dell’Inizio, Adelphi, 1990; Della cosa ultima, Adelphi, 2004.
  9. M. Foucault, Le parole e le cose, 1966; Sorvegliare e punire, 1975.
  10. M. Cacciari, La mente inquieta. Saggio sull’Umanesimo, Einaudi, 2019.

Riferimenti concettuali.

  • Nichilismo attivo: concetto derivato da Nietzsche, rielaborato da Cacciari come forma della modernità che, rifiutando i fondamenti trascendenti, si afferma nella potenza del fare tecnico.
  • Gestell (impianto): categoria heideggeriana per designare il dominio della tecnica come forma ontologica del nostro tempo.
  • Forma vuota: concetto estetico e ontologico in Cacciari, che richiama l’informe, l’enigma, l’origine che resiste alla concettualizzazione.
  • Pensiero negativo: eredità della dialettica negativa (Adorno) e del pensiero tragico (Nietzsche), come strumento critico per pensare ciò che eccede ogni sistema.
  • Teologia negativa: tradizione filosofico-teologica che afferma l’ineffabilità dell’Assoluto, recuperata da Cacciari per pensare il limite del sapere.
  • Politica del sapere: riflessione sul legame tra epistemologia e potere, in continuità con Foucault e la critica ideologica della Scuola di Francoforte.
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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.