Nel rapporto e/o conflitto tra razionalità e irrazionalità, c’è un nucleo inattaccabile di quest’ultima da parte della prima? E se sì, in quali termini e perché?
Questa è una delle domande più interessanti da porre alla filosofia della mente e all’epistemologia.
Esiste un nucleo inattaccabile dell’irrazionalità?
La risposta, dal mio punto di vista, è: sì, e per ragioni strutturali, non contingenti. Vediamole.
i. Il problema del fondamento: la razionalità non si autogiustifica.
La razionalità non può giustificare se stessa senza circolarità. Per stabilire che “è razionale essere razionali” devo già usare la razionalità, ma questo è un argomento circolare, quindi non è una giustificazione razionale. Qualunque catena di ragionamenti deve atterrare su qualcosa che si accetta senza dimostrarlo: un assioma, una intuizione, una fede procedurale. Questo fondamento è, strutturalmente, extra-razionale (non necessariamente irrazionale, ma fuori dalla giurisdizione della ragione stessa).
Hume lo formulò in modo brutale: la ragione è e può essere soltanto schiava delle passioni. Non è una provocazione retorica, è un’analisi della struttura dell’azione: nessun sillogismo produce un fine ultimo, produce solo connessioni tra fini già dati.
ii. L’esperienza vissuta: il qualia e il limite del concetto.
C’è un piano dell’esistenza che la razionalità può descrivere, ma non sostituire né dissolvere: l’esperienza soggettiva immediata. Il dolore fisico, l’amore, il disgusto, il terrore. Questi stati hanno una texture che nessuna analisi razionale intacca nella sua realtà vissuta.
Posso razionalizzare il lutto: “la morte è naturale, il mio dolore è neurochimico, passerà”. Queste sono verità. Ma non toccano il lutto. L’irrazionalità del dolore non è un errore cognitivo da correggere: è la forma stessa di certi contenuti dell’esperienza. La ragione può accompagnarli, non cancellarli.
iii. La struttura del desiderio e dei valori ultimi.
Ogni sistema razionale opera verso qualcosa: un fine, un valore, uno scopo. Ma questi fini ultimi non sono essi stessi giustificabili razionalmente — almeno non all’infinito. Perché vuoi essere felice? Perché vuoi sopravvivere? Perché ti importa la giustizia? A un certo punto la catena si spezza e si incontra qualcosa come: “mi importa e basta” — che è una risposta irrazionale nel senso preciso che è non ulteriormente giustificabile per via logica.
È il punto terminale che Wittgenstein chiama “forma di vita”: il suolo su cui il dubbio e il ragionamento poggiano e che non può a sua volta essere messo in discussione senza smettere di ragionare del tutto.
4. L’inconscio come irrazionalità strutturale.
La psicoanalisi (Freud, Lacan) e le scienze cognitive (Kahneman, Nisbett) convergono su un punto: la gran parte dei processi mentali che governano le nostre azioni è opaca alla coscienza razionale. Non solo “difficile da vedere”, ma strutturalmente inaccessibile nella sua interezza. La razionalità è un post-processing, una narrazione costruita dopo che processi non razionali hanno già orientato la risposta. Questo non è un difetto riparabile: è l’architettura del sistema mente. L’irrazionale non è un ospite indesiderato nella casa della ragione: è il fondamento su cui la casa è costruita.
5. Il paradosso della scelta razionale di essere irrazionali.
C’è un argomento più sottile: in certi contesti, la razionalità stessa prescrive l’irrazionalità. Il filosofo Jon Elster chiama quest’argomento “stati che sono essenzialmente sottoprodotti”: non puoi raggiungere certi stati cercandoli deliberatamente. Non puoi decidere razionalmente di innamorarti, di addormentarti, di credere qualcosa che sai essere falso, di essere spontaneo. La razionalità riconosce i propri confini e lì si ferma o si autonega. Pascal lo sapeva: la scommessa su Dio richiede di spegnere la razionalità e questa è una mossa….razionalmente suggerita. Il nucleo irrazionale è toccabile dalla ragione solo nel senso che la ragione lo riconosce e poi si ritrae.
Ma dunque, quale tipo di irrazionalità è inattaccabile? Non tutta l’irrazionalità è uguale. La ragione può correggere: errori logici, bias cognitivi quando portati alla luce, superstizioni che confliggono con l’evidenza. Tuttavia rimane un nucleo strutturalmente inattaccabile:
| Dominio | Perché è inattaccabile |
| Fondamenti assiomatici | Ogni giustificazione li presuppone |
| Esperienza soggettiva | Può essere descritta, non sostituita |
| Valori ultimi | Non derivabili logicamente da nient’altro |
| Processi inconsci | Strutturalmente non trasparenti |
| Stati “essenzialmente sottoprodotti” | Impossibili da produrre deliberatamente |
L’errore storico dell’Illuminismo estremo e di certo razionalismo ingenuo è stato credere che questo nucleo fosse provvisorio: ancora da conquistare. Tuttavia sembra piuttosto essere costitutivo dell’umano. Non una debolezza da superare, ma la condizione di possibilità della razionalità stessa. In fondo, la ragione più lucida è quella che sa dove finisce.
