- Libertà, causalità, casualità.
- Grandi, troppo grandi, problemi.
Il posteriore non deriva dall’anteriore (Droysen). I fenomeni non derivano necessariamente da leggi: non ci è una necessità logica connettiva.
Da una parte abbiamo il deduttivismo logico, la legge di causalità, il mito delle origini, l’attribuzione del valore normativo alla successione nel tempo; dall’altra l’argomento che la storia ignora la legge di causalità dimostrandone la non scientificità.
Tra questi 2 estremi lo storicismo ha fatto ricorso alla dialettica. Per i critici, i limiti di questo approccio è il provvidenzialismo, non molto diverso dal determinismo
La filosofia dell’atto, tuttavia, sembrava unificare teoria e prassi, temperando il provvidenzialismo.
Rischi dello storicismo marxista o materialismo storico: tendenza al messianismo e caduta nel determinismo economico.
Il comunismo afferma di voler sostituire il regno della libertà a quello della necessità: una visione escatologica a cui si può rispondere che lo scopo dell’umanità non può trovarsi alla fine.
Il movimento dei fasci siciliani è la dimostrazione (Faa) di una critica al determinismo delle forze produttive. Attaccati da tutti i marxisti (Labriola escluso).
Il positivismo ha rafforzato il determinismo nel marxismo. Il determinismo e lo storicismo offrono agli uomini un futuro prevedibile e la soddisfazione di sentirsi partecipi a pieno titolo degli eventi del tempo in cui si vive.
Il darwinismo sociale ha portato nel campo della storia una fondamentale istanza positivistica. Trasferì anche nella storia umana un concetto della biologia come quello di evoluzione.
Bloch, sul metodo storico scientifico: le testimonianze si pesano non si contano. Come nell’aritmetica.
Unione di metodi quantitativi e qualitativi.
Con la crisi del positivismo ci si è accontentati di previsioni probabilistiche seguendo l’evoluzione del pensiero scientifico. Gli storici oggi si avvalgono del rapporto causa-effetto non in modo globale e metafisico, ma per evidenziare nessi causali limitati, “determinismi parziali”.
Positivismo, storicismo idealista, storicismo marxista erano accomunati dall’idea del progresso. Nel primo caso garantito dallo sviluppo della scienza e della tecnica, nel secondo dalla crescita dello spirito su se stesso, nel terzo dallo sviluppo delle forze produttive e dalla lotta di classe. La vera crisi dell’idea di Progresso fu la non coincidenza tra progresso scientifico, tecnico ed economico e quello morale e civile.
L’irrazionalismo agli inizi del XX° secolo critica il positivismo e l’illuminismo. Adolfo Omodeo cita Cassirer, che nel tentativo di arginare l’ondata irrazionalistica e nazista allarga l’illuminismo cooptando il mondo delle passioni.
L’irrazionalismo ha due versioni politiche: quella sindacalista-rivoluzionaria (eresia del socialismo) e quella nazionalistica (eresia del liberalismo) . entrambe rivolte contro la modernità borghese, l’una alla ricerca di autonomia, l’altra di gerarchia.
La storiografia, tuttavia, non può fare a meno di nessi causali parziali e circoscritti.
Secondo Pomian vi è “un intreccio di catene causali, rivelando quell0esclusivo gioco di circostanze (da un altro punto di vista ripetitive e assoggettate a regolarità) che ha permesso la sua apparizione “.
Spesso le cose non accadono o accadono in modo diverso perché non avviene l’incontro tra sequenze diverse.
- Luoghi comuni.
I “se” possono essere un efficace strumento retorico per ricordarci che i grandi bivi ai quali si è trovata di fronte l’umanità erano bivi reali.
Secondo Foa chi argomenta una storia con i “se“, cioè controfattuale, in senso anti deterministico si ritrova poi a ricrearla in modo ancora più deterministico con l’ausilio della propria immaginazione.
Un altro luogo comune recita che la storia si fa sempre col senno del poi. Tuttavia; con quale senno potrebbe esser fatta se non col senno del poi? Senno del poi che è criterio del nostro giudizio.
“Qualsiasi cosa avessi fatto, non sarebbe cambiato nulla”. Formula discutibile sul piano morale, in storia è un errore di metodo. La storia scritta sempre dai vincitori è un luogo comune.
Tucidide era di Atene la parte soccombente nella guerra del Peloponneso. Si tratta di una formula polemica usata dai vinti che, dopo un periodo di latenza e per ragioni spesso di rivalsa vogliono dare pubblicamente la loro versione della storia.
- Scelte e decisioni, intenzioni e risultati.
Molte delle questioni affrontate sono questioni di scelta. Le decisioni discendono dalle intenzioni, ma non sempre le inglobano interamente e coerentemente, sia perché la decisione può essere frutto di un compromesso che ci si riserva se possibile di modificare a proprio vantaggio, sia perché le intenzioni possono patire interne contraddizioni e si confida che l’azione sia in grado di sanarle. Il rapporto tra intenzioni, decisioni e risultati è un problema per gli storici in cui si devono tener presenti che i conflitti fra valori non sempre trovano nei fatti un arbitro in grado di risolverli in modo netto e irreversibile. Ciò si somma alla questione della responsabilità individuale e collettiva. La responsabilità come fondamento della attribuzione di colpa non può che essere individuale. L’intreccio fra le responsabilità di un popolo e quelle dei suoi governanti è molto stretto e non sempre decifrabile con facilità, sia che si tratti di un facere, sia che si tratti di un non facere, di un silenzio, di una rimozione.
Max Weber distingue tra etica della convinzione ed etica della responsabilità. Trvetzan Todorov ne parla, ma appare come un rovesciamento di responsabilità (attentato di via Rasella).
È complicato ribadire che la colpa non può essere che individuale e nello stesso tempo non sottrarre i singoli alle responsabilità che gli derivano dall’appartenenza a un popolo e al regime politico che lo regge.
