- Il confronto con le scienze sociali.
I materiali accumulati dalle scienze sociali offrono sempre più notevoli spunti agli storici per le loro ricerche. Gli storici forniscono agli scienziati sociali i materiali necessari per le loro sintesi di lungo periodo. Le scienze sociali offrono, dal punto di vista metodologico, stimoli utili agli storici. Perché le scienze sociali fioriscono nell’età contemporanea? Una prima risposta è che forse fioriscono perché si impegnano nella ricerca dei legami che tengono unite le società di massa. Un’altra può essere che, nella crescente specializzazione di quelle scienze si riflette il generale processo di frantumazione del sapere, pur nella tendenza – talvolta riscontrata – alla ricomposizione in più ampi orizzonti. Aggiungerei che è probabile quelle scienze si siano sviluppate in età contemporanea in risposta all’aumentata complessità sociale.
Il valore euristico[1] del modello non si esaurisce nella catena di induzioni da cui nasce e di deduzioni e nascosto sillogismo con cui viene applicato a realtà diverse da quelle sulle quali è stato costruito in modo da non lasciare spazio alla diacronia e ala singolarità degli eventi, giungendo alla paradossale conclusione che il modello può applicarsi correttamente solo alla realtà empirica sulla quale è stato costruito.
Lo scienziato sociale tende a dare delle definizioni finali ai fenomeni studiati, mentre lo storio evita di farlo. Anche lo storico si trova a creare dei modelli quando ricorre alle (ineliminabili) generalizzazioni.
C’è stata e c’è comunque una tendenza a mutare la storia in indagine statistica e analisi sociologica e un tentativo di fare della storia la scienza delle scienze sociali.
Si può dire che, nel tempo, con l’evoluzione dei rapporti sociali innescata dalla rivoluzione industriale e delle acquisizioni scientifiche, si sia andati verso una pluridisciplinarità e commistione arricchite fra le varie scienze e rendendo anche la storia, scienza umana, più completa sotto il profilo scientifico.
Anche il diritto e la sociologia del diritto sono entrati proficuamente in contatto con la disciplina storica. Bisogna comunque ricordare la profonda differenza tra le due: orientati ai tagli netti la prima, attenta alle sfumature, ambivalenze, contraddizioni; la seconda che, seppure alla ricerca della verità come la prima, non può permettersi mai conclusioni definitive. Per lo storico le contraddizioni sono importanti e spesso chiarificatrici. Esistono infatti nelle società come negli individui posizioni diverse, opposte che non si possono risolvere con semplici denunce. Lo storico ne tiene conto con la logica del et-et. Tuttavia, deve saper comprendere perché talvolta nella storia sia prevalsa la logica dell’aut-aut.
Vale qui la pena ricordare il peso dei processi giudiziari visti come una prima e “obiettiva” risposta a problemi di significato storico che si agitano nella coscienza collettiva. Nei momenti di crisi e di rottura possono risultare uno strumento per chiudere velocemente partite scottanti.
La storiografia ha conservato un linguaggio (non totalmente e rigidamente tecnicizzato) che, sebbene specialistico, si avvicina molto al linguaggio comune. Gli storico pertanto, secondo Maurice Aymard, sono divisi tra la concezione scientifica del loro mestiere e il loro statuto di cittadini.
L’affermazione delle scienze sociali e la elaborazione di modelli ha poi reso più complesso il comportamento, sia nel tempo che nello spazio. La costruzione di modelli facilita sulle prime la comparazione, ma nello stesso tempo pone in evidenza ciò che li smentisce. La comparazione rende evidente la necessità delle analogie, riscontrando però il rischio di vedere una realtà attraverso l’altra. Michel De Coster afferma che si ricercano omologie strutturali come sostituto della dimostrazione causale. È evidente che non si può considerare un evento unico se non lo si confronta con altri eventi. Si può quindi dire che l’analogia, intrinseca al comparatismo, se da un lato avvicina la storiografia alle scienze sociali, dall’altro la sospinge verso accostamenti e paragoni intuitivi. Nella storia contemporanea la comparazione è sollecitata dalla crescente abbondanza e dal rapido susseguirsi degli eventi e delle situazioni da comparare e dalla velocità di trasmissione delle notizie che li riguardano. La comparazione e le analogie sono stimolate dall’aspirazione a conoscere o indovinare qualcosa del futuro e finiscono, in parte, con l’influire sul suo corso. Questa grande quantità di interrelazioni rende difficile capire se le affinità riscontrate derivino da reciproche influenze dirette o indirette oppure da evoluzioni parallele che hanno in comune punti di partenza così lontani e profondi da non poter distinguere in essi, con sicurezza, la natura dalla cultura. La comparabilità che fa riferimento al passato offre argomenti alla ripetibilità; l’incomparabilità fa sorgere speranze o paure riguardo al futuro.
- Storiografia e politica.
L’attività umana principe con cui si è misurata la storiografia è la politica. Il confronto si è svolto su due piani: 1) il rapporto fra storici e politici dove i primi son stati consiglieri o apologeti del principe oppure i secondo son diventati anch’essi storici lasciando un’impronta 2) il piano dell’egemonia della storia politica.
6. Periodizzazione.
1. Problemi aperti.
Sulla difficoltà di stabilire una periodizzazione e sul paradosso di continuare a vivere in un infinito contemporaneo. Si rifletta dunque sul rapporto tra storia e cronologia. La questione della lunga durata, formula di Braudel, mette in discussione la cronologia che si teme possa non avere senso rispetto all’abbinamento lunga durata-strutturalismo. Ma fu lo stesso Braudel ad avvertire di questo rischio. Nella nostra epoca l’analiticità e la sicurezza delle datazioni costituiscono un terreno sul quale possono esercitarsi più raffinate riflessioni intorno alla periodizzazione. Per prima cosa è acquisita la convinzione della pluralità dei tempi storici e perciò della possibilità di periodizzazioni non necessariamente coincidenti.
Herder in polemica con Kant che considerava il tempo e lo spazio forme dell’intuizione sensibile, affermava che “ogni cosa mutevole ha in sé la misura del proprio tempo; […] sussiste anche se non ne esistesse nessun’altra; non ci sono […] due cose che abbiano la stessa misura temporale […]. Dunque, […], possiamo dire che nell’universo coesistono nello stesso momento innumerevoli tempi”.
Pomian, similmente a Croce, afferma che ogni storia è definita e circoscritta nel tempo e nello spazio e non c’è alcuna ragione perché gli inizi e le conclusioni delle diverse strutture coincidano fra loro.
Rimane, tuttavia, l’attrazione, più esistenziale che politica, verso una periodizzazione unificante che rispecchi il carattere sintetico delle azioni umane.
Da quando la storia politica ha perso la sua centralità e la storiografia si è spezzettata in varie discipline, ognuna con le proprie periodizzazioni e si è fatta policentrica, la periodizzazione unica non poteva reggere e si è frantumata.
Viene da chiedersi se il processo di globalizzazione possa rappresentare una strada di riunificazione dei molti e diversi tempi della storia umana. Per ora constatiamo la crescente complessità della storia e le interrelazioni che la caratterizzano, convivono con la specializzazione delle discipline storiografiche e la rivendicazione identitaria. Wehler ricorda come il “teorema dell’interdipendenza” può dar luogo a confuse astrazioni fino ad affermare retoricamente che in storia tutto è collegato fino ad affermare apoditticamente che ogni cambiamento di un elemento del sistema determina il cambiamento di tutti gli altri elementi. Non si tratta di affermare dogmatiche interrelazioni sistemiche o di negare che esse esistano anche dove non compaiano subito. Il punto sta (Wehler) nel saper distinguere nello studio di determinati fenomeni i fattori influenti da quelli ininfluenti attraverso la consapevolezza della pluralità dei tempi periodizzabili secondo criteri non coincidenti.
È pure evidente come sia più facile periodizzare facendo leva sui grandi eventi, piuttosto che sui lunghi processi. I grandi eventi fanno spesso emergere come dominante una delle molteplici appartenenze degli esseri umani che quegli eventi provocano e vivono.
Si può anche affermare, con Braudel, l’immagine delle sequenze di breve termine che si rompono contro le “rocce” della lunga durata, ma che talvolta le mandano in pezzi producendo il passaggio da un mondo a un altro. Sia che l’evento sia atteso sia che non lo sia rivela alla coscienza comune sottofondi nascosti, ma attivi, obbligando a riconsiderare il passato scandendone diversamente il corso. L’irripetibilità dell’evento esercita un fascino esaltante in quanto conferma l’assoluta novità e creatività di un evento positivo, mentre offre una lusinga di sicurezza quando è negativo. La ripetibilità invita alla cautela nell’attribuzione alle cose nuove del carattere di novità assoluta e al tempo stesso mette in guardia di fronte al futuro. L’evento, perciò, acquista un valore simbolico che si inscrive nella memoria individuale e collettiva come segno netto di un prima e di un poi, confine sicuro fra l’esperienza e la speranza (o il timore) dell’avvento di quello che ancora non è.
Le grandi religioni monoteistiche hanno posto le loro origini come punto di partenza di periodizzazioni irreversibili. Anche le rivoluzioni si prestano a questo utilizzo. Peraltro, l’inizio e la fine di una guerra sono databili con sicurezza. I processi sociali, economici e culturali che l’hanno resa possibile vengono cercati a ritroso nel tempo senza limiti bene individuabili. Le lente metamorfosi e le lunghe gestazioni sono difficili da periodizzare per la compresenza in esse di cose che stentano a morire e di cose che stentano a nascere.
Nella storia della scienza, come in quella della tecnica, i processi hanno acquistato un peso sempre maggiore rispetto agli eventi (scoperte, esperimenti cruciali, invenzioni individuali). Secondo Lewis Bernstein Namier le forme, i processi e le idee sopravvivono alle condizioni che li hanno generati. Continuano ad avere un’esistenza autonoma anche privati del corpo.
- Storia moderna e storia contemporanea, un confine incerto. La lunga durata e le periodizzazioni multiple costringono a rimettere in discussione la distinzione (tipica) fra età moderna ed età contemporanea. Contemporaneità e storia contemporanea non sono due espressioni coincidenti; lo stesso vale per modernità e storia moderna. Esistono quindi due distinte coppie oppositive – modernità/contemporaneità ed epoca (storia) moderna/epoca (storia) contemporanea – che si sovrappongono parzialmente, creando equivoci terminologici e un intreccio disomogeneo di mutevoli datazioni periodizzanti. Il concetto di contemporaneità, in senso storiografico, è difficile da trasformare in un preciso criterio di periodizzazione. Caratteristici della contemporaneità (dell’età contemporanea) sono la modernità stessa e i processi di modernizzazione (industrializzazione, razionalizzazione, secolarizzazione). La stessa crisi dello Stato è una crisi dello Stato connotato come moderno, non come contemporaneo. Toqueville definì Antico Regime quello precedente la rivoluzione, tuttavia alcuni suoi caratteri, osserva Arno Mayer, permangono fino al 1914. Nel mondo vi sono diversi tipi di periodizzazioni in voga che, caratteristicamente, si sono aggiornati a loro volta nel tempo.
Geoffrey Barraclough distingue tra le varie fasi della storia nel seguente modo: si può parlare di storia contemporanea solo quando i problemi che sono attuali nel mondo odierno assumono per la prima volta una chiara fisionomia. Per lui il 1890, anno della scomparsa di Bismark, è una data simbolo, uno spartiacque tra moderno e contemporaneo. Questo periodo si concluderebbe nel 1960 con l’elezione di Kennedy in cui si può affermare la fine del periodo di transizione e l’entrata in orbita del nuovo mondo. Notiamo che la transizione è una formula a cui ricorrono gli storici per trarsi d’impaccio.
[1] Euristica: parte dell’epistemologia e del metodo scientifico nella ricerca che si occupa di favorire l’accesso a nuovi sviluppi teorici, nuove scoperte empiriche e nuove teconologie.
