Prima lezione di storia contemporanea, Claudio Pavone, Laterza, 2007. (iii)

Prima lezione di storia contemporanea, Claudio Pavone
Prima lezione di storia contemporanea, Claudio Pavone

Memoria e storia contemporanea.

È da ricordare che la testimonianza diretta del proprio passato non esaurisce il vasto campo della memoria e dello spazio che essa occupa nel rapporto tra il passato, il presente, il futuro, fra il ricordo e la speranza. La storia contemporanea si deve misurare non solo con la memoria dei viventi ancora mobile e dei discendenti dei protagonisti, ma anche con quella degli ascendenti e con quelle provenienti da epoche remote, stratificatesi nel tempo. L’uso retorico e pedagogico della parola “memoria” verso tempi lontani fa sfumare i suoi confini con la storia.

s. Maier ha osservato che gli storici non possano costruire una memoria, ma devono pronunciarsi su di essa.

Qui Pavone accenna alla storia quantitativa (corrente storiografica che si serve di un metodo di ricerca e organizzazione di fonti quantitative che permettono allo studioso di basare le sue ricostruzioni storiche su una quantità notevole di dati elaborati attraverso la matematica, la statistica e l’informatica) e seriale (che permette di sostituire all’avvenimento storico la ripetizione regolare dei dati selezionati, e suddividendo la realtà in serie, lascia allo storico la libertà di decidere se e come interrelazionare il materiale scomposto nei vari livelli. Aggiunge rigore al metodo qualitativo tradizionale, ma è imponente in quei settori di realtà storica privi di continuità temporale, cioè con fonti perse o frammentarie).

Bloch ha parlato di generazioni lunghe, quelle nate da intense esperienze di vita comuni anche a persone anagraficamente distanti, atte alla trasmissione di una memoria collettiva.

La Goff ha parlato di storia come “forma scientifica” della memoria collettiva.

Secondo Anna Rossi-Doria la memorai rende presente il passato mentre la storia ne ratifica la separazione. Alla memoria va riconosciuto il diritto di esercitarsi nel vasto campo che le è proprio, sfuggendo ai rischi della fossilizzazione, della manipolazione e della rimozione.

I campi della memoria appaiono molto diversificati oggi a causa della traumaticità delle esperienze e delle quantità di persone coinvolte nel XX secolo. Per lo storico la ricchezza è quella delle memorie plurime e contrapposte non di quelle condivise. La memoria riconciliata è peggiore di quella condivisa.

Memoria e storia, tuttavia sono destinate a coesistere e a confliggere.

  1. Fonti.
  2. Abbondanza e limiti.

Per le fonti va distinto il problema della loro natura e quantità da quello della loro disponibilità di diritto e di fatto. Entrambi questi problemi incidono entro certi limiti, sui risultati della ricerca e sul metodo espositivo. La storia contemporanea dispone, in prima istanza di una quantità e varietà di fonti sconosciute alle altre epoche. Quattro sono i corollari di questa affermazione:

  1. Fonti sovrabbondanti non significano necessariamente ricchezza di informazioni e assenza di lacune anche gravi.
  2. Le fonti sono create e selezionate in questo contesto storico più consapevole dello sviluppo storico stesso.
  3. La storia contemporanea, quando vuole collocarsi in processi di più lungo periodo deve ricorrere anche a fonti di periodi che la precedono.
  4. L’abbondanza di fonti rallegra il ricercatore e lo obbliga alla lentezza; allo stesso tempo lo sgomenta e sospinge verso pericolose scorciatoie.

Da notare inoltre che è in epoca contemporanea che nascono i grandi sistemi pubblici (archivi, biblioteche, musei) di tutela e conservazione delle fonti.

  • Sistemi conservativi.

Attraverso la frattura con i vecchi regimi si conserva la documentazione da quelli prodotta. Un’operazione non solo culturale, ma anche di salvaguardia dei titoli di proprietà, con il corollario del libero accesso dei cittadini.

Lo sviluppo degli archivi procede di pari passo con lo sviluppo dello Stato. E anche da sottolineare che se si pensa di conservare il proprio passato, lo si considera fondativo del presente.

Oggi risulta più complicato identificare il soggetto produttore per la crescente tendenza ad archiviare i documenti non tanto secondo l’autore quanto secondo la funzione per la quale sono stati prodotti anche da autori plurimi e diversi. La funzione è criterio più sottile ma quasi metafisico rispetto a quello di antica data della “materia”, messo al bando già da tempo dalla dottrina archivistica.

La paleografia e la diplomatica sono state e sono scienza ausiliarie per la sicura individuazione dell’autore, del destinatario, della dotazione e delle procedure di formazione del documento.

L’informatica per l’archiviazione aumenta il distacco fra il contesto in cui è nato il documento e quello in cui è assicurata la conservazione. È probabile che i tecnici informatici siano destinati a diventare i cultori delle nuove scienze ausiliarie della storia e saranno forse chiamati a creare una diplomatica dell’atto informatico e del documento elettronico. L’immaterialità che è solo tale metaforicamente non è tale da garantirci dalla obsolescenza dei supporti materiali che ne sorreggono l’operatività. Il loro mantenimento è costoso e non dura in eterno. La loro quantità in crescita incessante diviene di difficile gestione. L’egemonia delle fonti scritte è stata anche una egemonia delle fonti pubbliche e patrimoniali.

Il numero dei carteggi privati è andato crescendo col diffondersi dell’alfabetizzazione. Le fonti cinematografiche hanno assunto un peso sempre maggiore. Nella storia contemporanea è pure più complicato distinguere tra fonti primarie e secondari, come è il caso dei giornali. Anche gli archivi imprenditoriali sono oggi sempre più importanti.

L’egemonia delle fonti scritte è stata intascata in epoca contemporanea lungo 2 strade: 1) quella delle tecniche della comunicazione, 2) quella delle novità della metodologia storiografica. Il telefono è stato il primo a rompere il monopolio. La censura è stata, al contrario di ciò che voleva essere, fonte e strumento di materiali sequestrati.

La radio e la televisione pongono due ordini di problemi: 1) la conservazione di filmati, nastri, registrazioni non si è ancora imposta con la sicurezza che impedisce la distruzione integrale delle collezioni, come nel caso dei giornali. 2) l’allargamento del campo mediatico si ripercuote sul rapporto tra storia e opinione pubblica.

  • Tutto è fonte.

La più importante novità metodologica consiste nel riconoscimento che tutto è fonte.si

Si apre qui tuto un lungo discorso sulle fonti orali, sulla loro attendibilità da vagliare e a cui si aggiungono altre questioni come l’interfacciarsi ala fonte, interpretarne il linguaggio del corpo.

Considerare la storiografia una fonte significa non ridurre a essa la storia. Se lo storico non deve eludere il confronto coi suoi predecessori non deve nemmeno sottrarsi a quello con l’oggetto della sua ricerca. Le sue interpretazioni devono rispettar vincoli che non le rendono arbitrarie e che consentano di non prescindere dal sottofondo di realtà. La correttezza del discorso storico dipende certo dalla sua coerenza interna e dal suo ben impostato rapporto con altri elementi discorsivi, ma dipende anche da elementi meta discorsivi ed extra testuali. Le formazioni discorsive non sono tutta la realtà.

  • Accesso, consultabilità.

La questione della indisponibilità delle fonti è basilare. Dopo quanti anni dalla formazione i documenti diventano accessibili? La regola della generale tutela del principio di consultabilità ha molte eccezioni riconducibili a due categorie: 1) tutela del segreto di Stato; 2) tutela della privacy dei cittadini.

  • Scrivere storia contemporanea.

Ricerca e scrittura hanno una loro autonomia, un loro ritmo.

  1. Contestualizzazione.

L’autore di un’opera storiografia è il primo da contestualizzare e il libro stesso viene elaborato in un contesto politico e storiografico. Lo strumento informatico aiuta nella contestualizzazione potendo mettere a confronto le fonti in modo abbastanza semplice e immediato. Lo storico contemporaneista gode del vantaggio che le parole usate nelle fonti coeve hanno avuto meno tempo per vedere alterato il loro significato.

  • Una questione vetusta: scienza o arte?

La storiografia è arte o scienza? Il dibattito è pieno di ricadute non solo metodologiche, ma anche in campo filosofico. Una delle forme, forse, più adatte alla scrittura storica è quella saggistica perché in grado di far coesistere analisi, narrazione, comprensione, spiegazione e problematicità. L’uso non scientifico della ragione che pratichiamo continuamente ha nella storiografia un vasto campo di applicazione. Anche nella annosa discussione sulla differenza/opposizione fra la cultura scientifica e quella umanistica, la storiografia può costituire un ponte. Su questo tema è interessante la posizione di Tocqueville. Egli distingue fra “grave” ed “esempi”. Le prove attengono al carattere scientifico della storia e aprono la via al confronto con l’attività giudiziaria. Gli esempi non suggeriscono processi induttivi di generalizzazione, ma fanno appello ad una evidenza che per se ipsa patet, come nei miti e nella grande letteratura quando la singolarità indagata e narrata assume di per sé significato universale.

Manier conclude che la storia è scienza nel farsi, ma è intuitiva nelle conclusioni, è un’arte. La storia tratta di eventi concreti fissati nel tempo e nello spazio e la narrativa è il suo strumento fondamentale. Una narrativa che deve essere guidata dalla selezione analitica della materia da narrare. La narrazione è anche una forma di conoscenza (S. Agostino citato da Koselleck). Dal XX secolo la scienza storica ha visto crescere il tecnicismo a scapito della narrazione.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.