Pragmatica e legalità.

Teoria dell'interpretazione vs. descrizione
Teoria dell'interpretazione vs. descrizione

Il tema della pragmatica che istituisce la legalità è un concetto fondamentale nella filosofia del diritto e del linguaggio, che inverte la prospettiva tradizionale: non è la legge a determinare il linguaggio, ma l’uso concreto e performativo del linguaggio a fondare o rendere effettiva la legalità stessa.

Questo approccio si basa sull’idea che il diritto non sia solo un insieme di enunciati scritti (la sintassi) o di significati ideali (la semantica), ma una pratica sociale dinamica che si realizza attraverso atti linguistici e convenzioni.

La pragmatica e la natura performativa del diritto,

La pragmatica, in linguistica, studia l’uso del linguaggio in contesto, focalizzandosi sugli effetti e sulle intenzioni degli enunciati. Nel diritto, ciò è cruciale perché molte dichiarazioni legali non si limitano a descrivere la realtà, ma la costruiscono o la modificano.

1. Gli atti linguistici istitutivi.

L’approccio è debitore della Teoria degli atti linguistici di J.L. Austin e John Searle. Molte azioni che costituiscono la legalità sono veri e propri atti performativi:

  • Esempi chiari:
    • un giudice che pronuncia: “l’imputato è colpevole.” (Non è una descrizione, ma un’istituzione della colpevolezza legale);
    • un legislatore che afferma: “da oggi, la velocità massima consentita è 130 km/h.” (Crea una nuova regola e un nuovo obbligo legale);
    • un notaio che dichiara: “il contratto è valido.” (Conferisce efficacia legale a un accordo).

Questi enunciati hanno una forza illocutoria tale da cambiare lo stato normativo del mondo. La legalità è istituita dall’efficacia di queste formule linguistiche.

2. Le regole costitutive.

La legalità si basa su regole costitutive, che non solo regolano un comportamento preesistente, ma creano la possibilità stessa di quel comportamento.

  • Esempio: le regole degli scacchi non dicono solo come muoversi, ma rendono possibile il concetto di “scacco matto.”
  • Nel diritto: le regole sulla proprietà non si limitano a regolare il possesso, ma costituiscono l’idea di proprietà legale, di eredità, di contratto. L’atto di firmare un documento, in sé un semplice movimento fisico, acquisisce la sua forza legale perché è inserito in una pratica pragmatica accettata.

3. La funzione sociale e istituzionale.

La legalità, vista pragmaticamente, è un fenomeno che esiste in quanto viene riconosciuto e praticato da una comunità.

  • Convenzione e accettazione: la forza di una legge o di una sentenza non deriva solo dal suo testo, ma dal fatto che i cittadini, gli avvocati e gli altri giudici accettano e agiscono in base a quella convenzione pragmatica.
  • L’efficacia, non la verità: un enunciato legale non è valutato in termini di verità o falsità (come un enunciato descrittivo), ma in termini di efficacia o validità. La sua “legalità” deriva dalla sua capacità di produrre effetti normativi all’interno del sistema sociale.

Possiamo quindi affermare che la prospettiva pragmatica rivela che la legalità non è una struttura astratta calata dall’alto, ma un’architettura di atti linguistici e pratiche performative che istituiscono continuamente norme, ruoli e status all’interno della società. È nell’uso concreto e nell’accettazione sociale del linguaggio giuridico che il diritto prende vita.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.