Platone e la società aperta costituisce il primo volume dell’opera fondamentale di Karl Popper La società aperta e i suoi nemici (The Open Society and Its Enemies).
Platone e la società aperta (pubblicato originariamente nel 1945) non è un’opera di storia della filosofia convenzionale, ma un feroce atto d’accusa politico-filosofico contro le radici intellettuali del totalitarismo. Karl Popper utilizza l’analisi di Platone per tracciare una linea di demarcazione tra le ideologie che conducono alla libertà e quelle che conducono all’oppressione.
La tesi centrale e provocatoria di Popper è che Platone è il capostipite intellettuale dei nemici della “società aperta”. La sua filosofia politica, lungi dall’essere un’utopia benevola, è la più sofisticata giustificazione teorica della società chiusa e del totalitarismo.
La società chiusa è caratterizzata dal dogmatismo, dalla sottomissione a regole immutabili, dalla visione olistica (il primato dello Stato sull’individuo) e dalla ricerca di un presunto “stato ideale” definitivo. La società aperta invece è caratterizzata dalla critica razionale, dalla possibilità di mettere in discussione le norme, dalla libertà individuale e dal progresso graduale attraverso il social engineering incrementale (metodo del trial and error).
Popper accusa Platone di aver tradito l’eredità intellettuale del suo maestro, Socrate. Socrate è celebrato come il paladino della critica razionale, del dubbio e dell’umiltà intellettuale (“so di non sapere”), principi fondamentali della società aperta. Secondo Popper, Platone reintroduce il dogmatismo attraverso la Teoria delle Idee. L’ideale della Repubblica è la ricerca della forma perfetta (le Idee) e della stabilità immutabile, un desiderio reazionario di “tornare indietro” all’ordine rigido della tribù primitiva per evitare il cambiamento e l’incertezza della democrazia ateniese.
I pilastri della critica di Popper a Platone si basano su due concetti chiave sviluppati nell’opera: 1) l’olismo, la dottrina secondo cui la totalità sociale è maggiore della somma delle sue parti e ha una propria realtà. Platone pone lo Stato (la polis) al di sopra dell’individuo, giustificando la subordinazione della libertà individuale al bene collettivo, gestito dalla classe dei Filosofi-Re. Ma anche 2) lo storicismo, la credenza secondo cui la storia si sviluppa secondo leggi inesorabili e prevedibili che determinano il futuro. Platone, con la sua teoria della decadenza delle forme di governo (dalla perfezione alla tirannide), è visto come il primo storicista. Popper respinge lo storicismo, sostenendo che esso paralizza l’azione e conduce al fatalismo politico.
Il libro è scritto con passione ed è una difesa energica e lucidissima della democrazia e del razionalismo critico, offrendo una metodologia fondamentale per l’analisi dei problemi sociali. Ebbe un enorme impatto nel dopoguerra, fornendo un fondamento filosofico alla lotta contro il fascismo e il comunismo.
Tuttavia, l’opera è stata ampiamente criticata dagli studiosi di filosofia classica per aver condotto un’interpretazione “strumentale” e “anacronistica” di Platone, leggendo i testi antichi con lenti moderne (il totalitarismo del XX secolo) e ignorando il contesto storico originale della polis greca.
Platone e la società aperta rimane un manifesto politico fondamentale. Sebbene possa essere contestato dal punto di vista filologico, è un’opera irrinunciabile per chiunque voglia comprendere il rapporto tra metafisica, politica e libertà nel pensiero occidentale e la vigorosa difesa della ragione critica come unica garanzia contro la tirannia.
