Pasolini, uno stretto obbligato della nostra storia.

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Il 2 novembre di cinquant’anni fa veniva assassinato, presso l’idroscalo di Ostia, Pier Paolo Pasolini, intellettuale visionario, regista, poeta, scrittore, militante politico.
Dal suo omicidio molti hanno tratto vantaggio e sicuramente attraverso di lui si è voluto colpire tutto quell’ampio campo politico di sinistra, libertario e con connotazioni di classe, che era emerso prepotentemente negli ultimi otto o dieci anni: un campo politico che non chiedeva semplicemente una migliore condizione economica, ma (addirittura) di cambiare la vita (Grifi).
Una cosa interessante e non nuova è la partecipazione dei neofascisti al massacro (Giovannetti, 2025), solo che stavolta si parla apertamente di, almeno, un appartenente ad Avanguardia Nazionale, il cui nome è stato fatto da Pelosi a Walter Veltroni. In passato, invece, ci si era fermati a citare i fratelli Borsellino, Franco e Giuseppe, come partecipanti al massacro. Ma anche in questo caso, la cosa poi si è…dissolta, è stata…lasciata cadere…!?
“Io so”, diceva Pasolini. Qualcuno sa, diremmo noi e a ragione. Si continuerà a non sapere collettivamente e pubblicamente, mentre alcuni, in privato, sanno e continueranno a sapere e, privatamente, continueranno a tenersi la verità, globale o parziale che sia, e magari a farne mercato per ricatti e richieste.
Il delitto Pasolini appartiene a pieno titolo a quella stagione della storia italiana nella quale complotti nemmeno tanto nascosti e violenza politica, da parte di chi poteva esercitarla, hanno iniziato lo sgretolamento dei riferimenti culturali e teorici su cui si era fondata una storia secolare, se non millenaria, in Occidente. La contrapposizione orientativa tra bene e male, giusto e sbagliato, progresso e regresso, tanto per fare dei semplici esempi, è stata smantellata completamente, per seguire i dettati imposti dal nuovo modo di vita basato sul produrre e consumare. Il tutto con la complicità, spesso evidente, di chi, tra gli intellettuali e i politici, avrebbero dovuto difendere un’altra visione del mondo, più complessa certamente, ma antropologicamente non deleteria come in effetti è stato.

Di certo Pasolini non era condivisibile in ogni sua affermazione, soprattutto (a mio avviso) per quanto concerne il sottoproletariato brutto, sporco e cattivo. Il sottoproletariato, anche nelle sue sopravvivenze odierne è proprio così e non richiama alcuna simpatia. Tuttavia, il punto critico di Paolini era di taglio, diciamo così, sociologico e culturale, mettendo in evidenza le trasformazioni incorse a quei livelli nel corpo sociale suddetto.

Infine, coinvolgere e farsi coinvolgere in un calderone di violenze dove giusto e sbagliato, carnefici e vittime andavano via via confondendosi, ha prodotto la situazione di spaesamento e cinismo in cui oggi siamo immersi e continueremo a esserlo ancora a lungo. Un passaggio inevitabile, visti rapporti di forza allora esistenti e che oggi sembrano pure peggiorati per chi soffre, per chi è economicamente o politicamente oppresso, mentre i ricchi che hanno vinto, stanno rimodellando il mondo a loro piacimento, basti vedere il “nuovo corso” di Trump e accoliti.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.