1) l’uscita negoziata di Maduro, se fosse vera come sembra esserlo, potrebbe voler dire che c’è un accordo tra pezzi della classe dirigente venezuelana, americani, russi e cinesi. Non può essere altrimenti. Dopotutto, nessuno ha mosso un dito, rispetto al rapimento (ripeto: rapimento!) di un capo di Stato riconosciuto dalle Nazioni Unite (ONU). Si è vista solo la solita retorica: i cattivi americani, Trump matto, folle, eccetera. Come diceva Guzzanti (su Berlusconi): uno s’impegna a fare le cose, smonta questo, distrugge quello, sta tutto il tempo a lavorare per i propri interessi e poi, in questo paese soprattutto, non viene mai preso sul serio, non gli viene mai riconosciuto un merito. Le opinioni di quelli di “destra” come di quelli di “sinistra” sono quelle degli algoritmi dei Social, né più né meno.
2) colpire le forniture di petrolio agli avversari strategici degli USA, sta insieme al punto 3. Soprattutto verso la Cina: Iran, Russia e Cina assorbono circa l’80-85% delle esportazioni petrolifere venezuelano che oggi sono molto al di sotto delle loro potenzialità, causa embargo americano. Tuttavia, mentre la Russia, già piena del proprio petrolio, nella partita fa da intermediario, l’Iran (anch’esso con forniture proprie e di altri paesi) acquista dal Venezuela soprattutto additivi, condensati e assistenza tecnica. Quindi, Russia e Iran sono dei partner logistici, la Cina è un partner strategico. Fonti: Vortexa, Kpler, Reuters Oil & Gas, EIA, Opec.
3) Riportare il Venezuela nell’orbita capitalistica americana: di certo attraverso il controllo delle riserve petrolifere che permette una gestione più ampia della produzione di merci (vedi i costi di produzione in cui il petrolio rientra a scala globale) e dei relativi profitti a scala altrettanto globale, nonché di danneggiare i concorrenti geopolitici come Russia e Cina. Vedi il punto 2.
4) si è parlato di regole del diritto internazionale che in realtà, non esiste. Esistono patti, rapporti tra singoli stati, soprattutto rapporti consuetudinari di natura politico-economica, ma il diritto internazionale è un fantasma e non lo si vuole proprio capire.
5) L’operazione fa crescere la stima operativa nei confronti degli USA e getta ulteriore discredito sugli avversari che non sono in grado di fare nulla. Eccetto la Russia, direte. Si, forse: quattro anni di guerra e morti per una striscia di terra non sembra essere un affare.
6) Trump non è mai stato un pacifista, sia chiaro. Chi ci ha creduto è un coglione.
7) La questione del petrolio, come ragione principe dell’intervento americano, sta in piedi. Tuttavia, non nel senso che agli americani servano proprio le riserve venezuelane, hanno già abbastanza gas naturale e shale-oil, tanto da vendercelo, ma per far ripartire l’estrazione e la commercializzazione seguendo gli indici finanziari della rendita da petrolio.
