Partiamo da 8 punti che, secondo me, caratterizzano la guerra di USA e Israele contro l’Iran.
1. I sentimenti e le sensazioni di Trump non sono sufficienti per la Legge, nel senso che non bastano per dichiarare una guerra (mi riferisco alla minaccia dell’Iran).
2. Le guerre preventive sono illegali sotto ogni profilo giuridico internazionale.
3. Questa guerra, da parte di USA e Israele, ha violato gli articoli 2 e 51 della Carta delle Nazioni Unite (ONU).
4. Riguardo alla legittima difesa: c’è una disputa su cosa essa sia. Esempio: degli aerei si stanno avvicinando e se ne abbatti uno proprio quando hanno deciso di non attaccare, in quel caso sei colpevole, sei dalla parte del torto.
5. Il caso russo era diverso: nel Donbass c’era una lunga serie documentata di maltrattamenti contro i russi in Ucraina, una rivoluzione “Arancione” contro i rappresentanti russi; i russi sono stati presi di mira dagli ucraini e uccisi; ci sono stati attacchi nel Donbass e così via. Qualcosa di simile è avvenuto in Iran?
6. USA e Iran erano vicinissimi a risolvere ogni questione controversa: l’Oman lo ha dichiarato e non è ancora mai stato smentito.
7. L’Iran ora può essere davvero molto vicino alla bomba nucleare.
8. Dimissioni di Joe Kent: egli ha affermato che non vi era “alcuna minaccia imminente” da parte dell’Iran.
Di seguito propongo un’analisi sistematica e una sintesi degli otto punti, riorganizzati secondo una logica che va dal quadro giuridico internazionale alla specifica casistica diplomatica e militare.
Il discorso si articola su tre direttrici principali: la legittimità del ricorso alla forza, il confronto tra crisi geopolitiche e l’imminenza del rischio nucleare.
1. Il quadro giuridico: violazioni e illegalità (Punti 2, 3, 4).
Il nucleo dell’argomentazione si fonda sulla distinzione tra difesa e aggressione secondo il diritto internazionale (che in realtà propriamente non esiste…):
- violazione della Carta ONU: l’azione militare di USA e Israele è una violazione diretta degli Articoli 2 (divieto della minaccia o dell’uso della forza contro l’integrità territoriale) e 51 (che limita l’uso della forza alla sola legittima difesa in caso di attacco armato già sferrato);
- illegittimità della Guerra Preventiva: la “guerra preventiva” non ha cittadinanza nel diritto internazionale; essa è considerata illegale sotto ogni profilo, poiché la forza può essere usata solo per rispondere a un attacco, non per prevenirne uno ipotetico;
- l’ambiguità della legittima difesa: il concetto di auto-difesa è spesso manipolato. L’esempio dei velivoli sottolinea che colpire un nemico che ha deciso di non attaccare trasforma il difensore in aggressore, ponendolo “dalla parte del torto”.
2. Il fattore politico e d’intelligence (Punti 1, 8, 6).
L’analisi sposta l’attenzione sulle motivazioni soggettive rispetto ai dati oggettivi:
- soggettività vs legge: le “sensazioni” o percezioni di un leader (Trump) non possono costituire una base giuridica sufficiente per dichiarare guerra. La legge richiede prove concrete di minaccia, non stati d’animo;
- assenza di minaccia imminente: tale posizione è supportata da figure interne all’apparato americano: le dimissioni di Joe Kent e le sue dichiarazioni confermano che non vi era alcuna “minaccia imminente” da parte dell’Iran che giustificasse l’escalation;
- diplomazia interrotta: si segnala un’occasione mancata; secondo la mediazione dell’Oman (mai smentita), USA e Iran erano vicini a una risoluzione diplomatica di tutte le controversie, scenario poi naufragato a favore dell’opzione militare.
3. Analisi comparativa e conseguenze (Punti 5, 7).
Infine, esaminiamo il contesto regionale e i rischi futuri:
- distinzione dal caso russo: vi è una netta linea di demarcazione tra la situazione iraniana e il conflitto in Donbass. Mentre nel caso ucraino abbiamo un lungo record documentato di violenze, rivoluzioni (“Arancione”) e attacchi contro la popolazione russa, cosa si riscontra nel contesto iraniano per giustificare un intervento esterno? L’oppressione (di una parte) della popolazione iraniana non era presente nelle trattative USA-Iran;
- la conseguenza nucleare: l’effetto paradossale dell’escalation e della rottura degli accordi è che l’Iran si trova ora, potenzialmente, più vicino che mai al possesso di armi nucleari, anche acquistandole al “bazar atomico”, aggravando il rischio che l’intervento intendeva teoricamente sventare (vedi il libro messo a immagine rappresentativa di questo articolo).
Quindi, il conflitto contro l’Iran è privo di basi legali solide (violazione Carta ONU), basato su percezioni politiche soggettive piuttosto che su minacce reali (caso Joe Kent) e strategicamente controproducente, avendo interrotto una via diplomatica promettente (mediazione Oman) e accelerato la corsa al nucleare iraniano. Il paragone con la crisi ucraina serve a evidenziare l’assenza di presupposti umanitari o di tutela delle minoranze nel caso dell’Iran.
