Lingua come sistema di segni.

Semiotica contemporanea
Semiotica contemporanea

La lingua è il sistema di segni che permette una condivisione sociale di ciò che produciamo a livello linguistico. Un sistema vs. una facoltà. Una lingua è condizione di possibilità di esprimere pensieri e idee. Al tempo stesso se non ci fosse una facoltà del linguaggio non potremmo esprimere queste idee attraverso il sistema lingua.

II. Il segno linguistico – Il circuito linguistico.

Il punto di partenza del circuito è nel cervello di uno dei due individui, per esempio A, in cui i fatti di coscienza che chiamiamo concetti, si trovano associati alle rappresentazioni dei segni linguistici o immagini acustiche che servono alla loro espressione. Mettiamo che un dato concetto faccia scattare nel cervello una corrispondente immagine acustica: è un fenomeno interamente psichico, seguito a sua volta da un processo fisiologico: il cervello trasmette agli organi della fonazione un impulso correlativo all’immagine; poi le onde sonore si propagano dalla bocca di A all’orecchio di B: processo puramente fisico. Successivamente, il circuito si prolunga in B in un ordine inverso: dall’orecchio al cervello, trasmissione fisiologica dell’immagine acustica; nel cervello, associazione psichica di questa immagine con il concetto corrispondente. Se B parla a sua volta, questo nuovo atto seguirà – dal suo cervello a quello di A.

  • Mentre le fonazioni sono percepibili, le significazioni non lo sono. Ma, visto che quando parliamo ci capiamo, devono necessariamente esistere.
  • Non è possibile comunicare un pensiero direttamente, ma solo per via mediata (tramite una fonazione o anche un testo scrittura o un gesto).
  • Quale relazione tra fonazioni e significazioni? Sono entrambe oggetto di studio della linguistica?
  • No, lo sono solo le significazioni.

Concetto e immagine acustica.

Per certe persone la lingua, ricondotta al suo principio essenziale, è una nomenclatura, vale a dire una lista di termini corrispondenti ad altrettante cose. Il segno linguistico, non una cosa e un nome, ma un concetto e un’immagine acustica. Quest’ultima non è il suono materiale, cosa puramente fisica, ma la traccia psichica di questo suono, la rappresentazione che ci viene data dalla testimonianza dei nostri pensieri: essa è sensoriale e se ci capita di chiamarla “materiale”, ciò avviene solo in tal senso e in opposizione all’altro termine dell’associazione, il concetto, generalmente più astratto.

Il segno linguistico è dunque un’entità psichica a due facce: da una parte il concetto dall’altra l’immagine acustica.

Noi chiamiamo segno la combinazione del concetto e dell’immagine acustica: ma nell’uso corrente questo termine designa generalmente soltanto l’immagine acustica, per esempio una parola. Si dimentica che se arbor è chiamato segno, ciò è solo in quanto esso porta il concetto “albero”, in modo che l’idea della parte sensoriale implica quella del totale.

Significante e significato.

“Noi proponiamo di conservare la parola segno per designare il totale e di rimpiazzare concetto e immagine acustica rispettivamente con significato e significante: questi due ultimi termini hanno il vantaggio di rendere evidente l’opposizione che li separa sia tra di loro sia dal totale di cui fanno parte. Quanto a segno, ce ne contentiamo per il fatto che non sappiamo come rimpiazzarlo, poiché la lingua usuale non ce ne suggerisce nessun altro”.

Il sistema lingua è un qualcosa che abbiamo dentro nella nostra mente e le fonazioni e il mondo fisico ci permettono di trasmettere agli altri i pensieri che avevo nella testa.

Arbitrarietà e linearità.

Due aspetti che caratterizzano ogni segno linguistico.

Arbitrarietà: “Il legame che unisce il significante al significato è arbitrario, o ancora, poiché intendiamo con segno il totale risultante dall’associazione di un significante a un significato, possiamo dire più semplicemente: il segno linguistico è arbitrario”.

“Così l’idea di “sorella” non è legata da alcun rapporto interno alla sequenza di suoni s-o-r che le serve in francese da significante; potrebbe anche esser rappresentata da una qualunque altra sequenza: lo provano le differenze tra le lingue e l’esistenza stessa di lingue differenti: il significato “bue” ha per significante b-o-f da un lato e o-k-s dall’altro lato della frontiera”.

Il principio di arbitrarietà.

  • A. la lingua è arbitraria.
  • B. il segno linguistico è arbitrario.
  • C. nel segno non c’è nessun rapporto di necessità logica o naturale fra significante e significato.

Obiezioni:

  • Onomatopee: parole in cui il significante imita un suono naturalmente connesso al suo significato.
  • Esclamazioni.

Linearità.

  • Il significante, essendo di natura auditiva, si svolge soltanto nel tempo e ha i caratteri che trae dal tempo: a) rappresenta una estensione e b) tale estensione è misurabile in una sola dimensione: è una linea.

Questo principio è evidente, ma sembra che ci si sia sempre dimenticati di enunciarlo […]: tutto il meccanismo della lingua ne dipende. In opposizione ai significanti visivi (segnali marittimi, eccetera) che possono offrire complicazioni simultanee su più dimensioni, i significanti acustici non dispongono che della linea del tempo: i loro elementi si presentano l’uno dopo l’altro; formano una catena.

Mutabilità/immutabilità.

  • “se si vuol dimostrare che la legge ammessa in una collettività è una cosa che si subisce e non una regola cui liberamente si consenta, proprio la lingua offre di ciò la prova più schiacciante” à immutabilità del segno deriva da:
    • dal suo carattere arbitrario;
    • dall’elevato numero di segni di ciascuna lingua;
    • dal carattere troppo complesso del sistema;
    • dalla resistenza dell’inerzia collettiva a ogni innovazione linguistica.
  • La lingua è costantemente sottoposta all’azione del tempo che ‘altera’ più o meno rapidamente i segni.
    • Immutabilità e mutabilità del segno sono due fattori concomitanti.
    • La mutabilità del segno non riguarda solo il piano del significante “quali che siano i fattori di alterazione, agiscano essi isolatamente o combinati, sfociano sempre in uno spostamento del rapporto tra il significato e il significante”.
    • La lingua nel tempo, senza massa parlante, non si altererebbe.
    • Se si considera la massa parlante senza il tempo non si vedrebbe l’effetto delle forze sociali sulla lingua.
    • Tempo e massa parlante sono elementi cruciali nella realtà della lingua.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024, 2025 e 2026.