Le opposizioni.

Le opposizioni in filosofia e antropologia.
Le opposizioni in filosofia e antropologia.

Le opposizioni possono essere di due tipi: logiche e antropologiche. Dobbiamo riconoscerne il carattere ontologico, in quanto modalità fondamentali con cui vengono strutturati la realtà e i significati. Sono importanti sul piano del significato, poiché il valore di quanto affermato è tale solo perché si differenzia da un altro, dentro un sistema.

In antropologia le opposizioni fanno sempre emergere relazioni dialettiche, ma anche poietiche. In ambito antropologico l’attenzione si è puntata soprattutto verso l’opposizione sacro-profano e il sacrificio come momento di rottura tra i livelli, passaggio dall’uno all’altro. Lo studio delle opposizioni in antropologia è stato, inoltre, indirizzato alla definizione e comprensione del rapporto natura-cultura.

In filosofia le opposizioni sono strumenti d’indagine perché configurano la realtà secondo una logica di differenziazione e correlazione. In realtà, in filosofia, le opposizioni non sono tutte uguali. Aristotele distingue quattro forme, tutte implicanti la funzione della negazione, ma in modo diverso. La forma di opposizione più forte è la contraddittorietà, le intermedie sono la privazione e la contrarietà, mentre la più debole è la correlatività. Il primo caso si ha quando un termine è la negazione dell’altro; quindi, uno esclude l’altro senza avere nulla in comune. Tra privazione e possesso, uno dei due termini rappresenta la mancanza dell’altro. C’è però qualcosa in comune tra i termini, cioè il sostrato che possiede quel determinato attributo o ne è privo. La contrarietà si ha quando due termini costituiscono la differenza massima entro un determinato genere. In questo caso ci possono essere termini intermedi fra i due opposti, come nel caso dei colori. Questi opposti hanno in comune il sostrato e il genere. La correlatività o relatività reciproca tra i due termini c’è quando ognuno di essi ha significato solo in riferimento all’altro. I termini sono simultanei. Si tratta di un’opposizione blanda.

Dobbiamo aspettare Kant per una riformulazione della contrarietà aristotelica. La sua “opposizione reale” è un contrasto fra due forze di verso contrario applicate a un medesimo oggetto e in genere a termini come positivo e negativo in senso aritmetico. Se due forze sono uguali il risultato è zero, ma non nullo che è il risultato della contraddizione logica. Gli opposti reali di Kant sono, quindi, dei contrari, ma in una prospettiva dinamica e dotati di simultaneità, che classicamente caratterizzava solo i termini correlativi. Il termine negativo è tale solo relativamente all’altro, convenzionalmente. Anche per Hegel il termine negativo è al tempo stesso positivo. A differenza di Kant, in Hegel l’opposizione è immanente poiché i due termini sono ciò che sono solo in relazione all’altro che perciò gli è interno. Questa relazione in forma pura si trova solo fra i termini delle coppie concettuali della logica. In Hegel la logica è costitutiva della metafisica, perciò tale struttura si ritrova pure nel reale. In Hegel tale opposizione è in contrasto con la relazione di “diversità” che è esterna poiché intercorre tra cose fra loro “indifferenti”. Dall’opposizione scaturisce la contraddizione.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.