L’accordo Mercosur-UE.

Mercosur
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L’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur (composto da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) non è ancora attivo. Sebbene i due blocchi abbiano raggiunto un “accordo di principio” nel giugno 2019, dopo vent’anni di negoziati, il processo è attualmente in una fase di stallo politico e tecnico. Vediamo i motivi principali e lo stato dell’arte all’inizio del 2026.

Per entrare in vigore, l’accordo deve essere firmato e ratificato dal Parlamento Europeo, da tutti gli Stati membri dell’UE (alcuni dei quali, come la Francia, hanno espresso forti opposizioni), dai parlamenti dei paesi del Mercosur.

Il principale ostacolo alla ratifica è stato il tema della sostenibilità. Molti paesi europei hanno chiesto garanzie vincolanti contro la deforestazione (specialmente in Amazzonia) e il rispetto degli Accordi di Parigi sul clima. L’UE ha proposto un “documento addizionale” (side letter) con impegni ambientali più severi, che ha generato lunghe discussioni con i partner sudamericani.

In Europa, in particolare in Francia e Irlanda, c’è una forte pressione da parte del settore agricolo e degli allevatori, che temono la concorrenza della carne bovina e dei prodotti agricoli sudamericani, accusati di non dover rispettare gli stessi rigidi standard sanitari e ambientali europei.

Nonostante la volontà politica espressa da leader come Lula in Brasile e dai vertici della Commissione Europea per chiudere la partita, il testo finale è ancora oggetto di revisione legale e negoziati diplomatici sui dettagli ambientali.

L’accordo UE-Mercosur è un classico esempio di asimmetria commerciale. Se applicassimo la logica dei sistemi complessi, vedremmo che il beneficio di un settore spesso coincide con la vulnerabilità di un altro. Ecco una sintesi dei settori europei (con particolare attenzione all’Italia) che si troverebbero ai due lati della bilancia.

Per l’Europa, il vantaggio principale risiede nell’abbattimento dei dazi doganali, che in Sud America sono storicamente molto elevati (spesso tra il 20% e il 35%). Automotive e meccanica: è il settore che spinge di più per l’accordo. L’eliminazione dei dazi sulle auto e, soprattutto, sui macchinari industriali aprirebbe un mercato di 260 milioni di consumatori. Per l’Italia (seconda manifattura d’Europa), questo significa esportare tecnologia per l’industria sudamericana. Settore chimico e farmaceutico: l’UE è leader mondiale; l’abbattimento delle barriere tariffarie e la semplificazione delle norme tecniche favorirebbero enormemente i grandi gruppi farmaceutici europei. Prodotti agroalimentari di qualità (IGP e DOP): l’accordo prevede il riconoscimento e la protezione di centinaia di indicazioni geografiche europee (come il Parmigiano Reggiano o il Prosciutto di Parma). Questo colpirebbe duramente il mercato dei prodotti italian sounding in Sud America. Servizi e appalti pubblici: le aziende europee avrebbero un accesso facilitato alle gare d’appalto governative in Brasile e Argentina, settori dove la competenza tecnica europea è molto richiesta (infrastrutture, energia, telecomunicazioni).

Il costo dell’accordo ricadrebbe quasi interamente sul settore primario, che si troverebbe a competere con giganti della produzione a basso costo. Allevamento bovino: è il punto più critico. Il Mercosur è un esportatore massiccio di carne. Gli allevatori europei (soprattutto in Francia e Irlanda, ma anche in Italia) temono un crollo dei prezzi e l’ingresso di carne prodotta con standard ambientali e sanitari meno rigidi di quelli UE. Settore saccarifero (zucchero) e bioetanolo: il Brasile è il primo produttore mondiale di canna da zucchero. I produttori europei di barbabietola da zucchero non potrebbero reggere la concorrenza di prezzo su larga scala. Settore avicolo (pollame): simile alla carne bovina, il pollame sudamericano ha costi di produzione imbattibili per le medie imprese europee. Ambiente e standard etici: anche se non è un “settore economico” in senso stretto, l’intera società europea soffrirebbe di un potenziale “dumping ambientale”. Il rischio è che l’UE importi prodotti la cui impronta ecologica (deforestazione) annulla gli sforzi fatti con il Green Deal interno.

Per l’Italia, l’accordo è un paradosso: Beneficerebbe la nostra anima esportatrice di tecnologia e lusso food, ma metterebbe in crisi la nostra anima agricola tradizionale. Il successo dell’accordo non dipenderà dal “se” verrà firmato, ma dalla capacità dell’UE di imporre le cosiddette clausole speculari: obbligare i produttori del Mercosur a rispettare gli stessi identici standard ambientali e sanitari richiesti agli agricoltori europei. Senza questo “filtro”, l’impatto sociale nelle campagne europee potrebbe essere dirompente.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.