Voglio provare ad analizzare La montagna sacra di Jodorowsky. Il significato filosofico de La montagna sacra (1973) di Alejandro Jodorowsky è un’esperienza stratificata che fonde misticismo orientale, alchimia occidentale, decostruzione politica e, infine, una rottura metanarrativa della realtà. Se dovessimo analizzarlo attraverso la lente dei tuoi interessi — il passaggio dal fatto materiale al giudizio spirituale — il film si rivela come un manuale di “ingegneria dell’anima”.
Entra in scena l’alchimia come trasformazione, dal piombo all’oro. Il film segue la struttura dell’opera alchemica (Magnum Opus). Il protagonista, il Ladro (che rappresenta l’uomo comune, la materia grezza), incontra l’Alchimista (interpretato dallo stesso Jodorowsky). La filosofia di Jodorowsky suggerisce che l’essere umano è in uno stato di “sonno” o “impurità”. La trasformazione delle feci in oro, mostrata all’inizio, è la metafora centrale: non si tratta di ricchezza materiale, ma della capacità di trasmutare il dolore e la bassezza umana in consapevolezza spirituale.
Abbiamo quindi il momento socio-politico. Prima di salire sulla montagna, il gruppo viene presentato attraverso i sette industriali/politici che rappresentano i pianeti. Qui il film diventa un’aspra critica alla società dei consumi e alla tecnica. Ogni personaggio domina un settore (guerra, arte, economia, medicina). Jodorowsky mostra come la razionalità moderna e il potere siano diventati “falsi dèi” che imprigionano l’uomo in desideri artificiali. Essi sono prigionieri del proprio “io” sociale.
Abbiamo quindi la decostruzione dell’ego. Per scalare la Montagna Sacra (che rappresenta la Verità o l’Illuminazione), i discepoli devono rinunciare a tutto: bruciano i loro soldi, le loro effigi e, simbolicamente, il loro passato. Qui la filosofia è vicina allo Zen e al pensiero di Gurdjieff. Per arrivare alla “realtà”, bisogna distruggere il filtro delle nostre percezioni abituali e dei nostri attaccamenti egoici.
Nel finale c’è il crollo della finzione. Il momento filosoficamente più potente è il finale. Quando i protagonisti raggiungono la cima e si aspettano di trovare il segreto dell’immortalità, l’Alchimista rivela che la realtà che hanno vissuto è solo una finzione cinematografica. “Zoom out“: Jodorowsky ordina alla cinepresa di indietreggiare, mostrando la troupe del film. Il messaggio è che la ricerca spirituale non deve avvenire nel “simbolo” o nell’arte, ma nella vita reale. “Siamo immagini, sogni, fotogrammi. Dobbiamo tornare alla vita reale!” urla l’Alchimista. È un invito a uscire dalla caverna di Platone (il cinema/lo schermo) per agire nel mondo.
