A Critical Exposition of the Philosophy of Leibniz (pubblicato nel 1900) non è una semplice introduzione, ma l’opera fondamentale di Bertrand Russell sulla filosofia di Gottfried Wilhelm Leibniz. Basato sulla sua dissertazione di dottorato, il libro è di vitale importanza sia per gli studi su Leibniz che per comprendere lo sviluppo del pensiero di Russell stesso. È considerato un’analisi penetrante e metodica, sebbene decisamente critica.
Tesi centrale: il dogma logico unificante.
Il contributo più significativo di Russell è la sua tesi secondo cui l’intero sistema metafisico, teologico e scientifico di Leibniz deriva da un unico, fondamentale errore o dogma logico: la legge della predicazione soggetto-predicato. Russell sostiene che Leibniz partì dal presupposto che ogni proposizione vera sia analitica, ovvero che il concetto del predicato sia contenuto nel concetto del soggetto (es. “Socrate è mortale” significa che la mortalità è un predicato già incluso nella definizione di Socrate). Tuttavia, se ogni verità è analitica, ne consegue che:
- ogni sostanza individuale (la monade) deve contenere fin dall’inizio il registro completo di tutti i suoi stati passati, presenti e futuri;
- non esiste una vera interazione o relazione esterna tra le monadi (l’interazione annullerebbe il principio di autosufficienza), portando al concetto di armonia prestabilita;
- tutto è determinato logicamente, spingendo Leibniz verso il problema di conciliare la libertà umana con la necessità divina.
Russell vede il sistema di Leibniz non come una costruzione armoniosa di metafisica e teologia, ma come una serie di ingegnose (e fallimentari) manovre per nascondere o mitigare le conseguenze logiche e solipsistiche di questo dogma iniziale.
Metodo e contesto storico.
Il lavoro di Russell è notevole per due ragioni metodologiche:
- analisi logica: Russell applica gli strumenti della logica simbolica e dell’analisi filosofica (che stava contribuendo a fondare) per smontare il sistema leibniziano. Questo approccio era radicalmente nuovo per la critica filosofica dell’epoca;
- uso delle fonti inedite: il libro fu innovativo per l’uso estensivo delle carte inedite di Leibniz (l’Epistolario e gli appunti non destinati alla pubblicazione). Russell dimostra che le dottrine pubbliche di Leibniz (quelle più ottimistiche e teologiche) spesso celavano le conclusioni più oscure e radicali a cui era giunto nei suoi manoscritti privati (come la dottrina dell’assenza di relazioni e della monade solipsistica).
Critica russelliana e rilevanza.
La critica a Leibniz.
Russell accusa Leibniz di non aver sviluppato una teoria delle relazioni esterne (come l’essere “più grande di” o “causa di”), essenziali per la matematica e la scienza moderna. Secondo Russell, Leibniz era intrappolato in una logica arcaica (quella del soggetto e del predicato) che lo costringeva a respingere la realtà dello spazio, del tempo e dell’interazione.
Rilevanza per Russell.
Questo libro è cruciale per comprendere la filosofia successiva di Russell. Nel criticare il monismo e la visione internale delle relazioni di Leibniz, Russell stava, in realtà, affermando la sua nascente filosofia analitica:
- pluralismo e atomismo logico: il rifiuto del sistema monistico di Leibniz spianò la strada all’atomismo logico di Russell, dove la realtà è composta da fatti semplici e le relazioni tra le entità sono esterne e reali;
- logica come fondamento: il saggio è una prima e potente dimostrazione del credo di Russell (e della filosofia analitica) che i problemi metafisici debbano essere risolti o dissolti attraverso un’attenta analisi logica del linguaggio.
Riassumendo, La filosofia di Leibniz di Bertrand Russell è un testo essenziale, ma impegnativo. Non è solo un’esposizione, ma una vera e propria critica demolitrice che utilizza Leibniz come banco di prova per le nascenti teorie logiche di Russell. È consigliato non solo agli studiosi di Leibniz, ma a chiunque voglia capire come il pensiero analitico abbia utilizzato la logica per riscrivere la storia della metafisica. Non è il Leibniz che intendeva essere letto in pubblico, ma il Leibniz che la logica, secondo Russell, avrebbe dovuto rivelare.
