C’è, nella filosofia occidentale, tutto un filone di critica alla tecnica e, in senso più lato, alla tecnologia, alla scienza, al progresso (al suo concetto) e, in definitiva, alla razionalità. In quest’ultimo caso, nel senso che essa ha dei limiti. Ecco una lista, non esaustiva, di filosofi occidentali che ne hanno scritto: Platone in parte, Rousseau, Nietzsche, Husserl, Jaspers, Heidegger, Anders, Galimberti, Severino, Polidori, Ferraris, Sloterdijk.
È stato forse Heidegger a essere il maggiore critico della tecnica, in due sensi: 1) la tecnica è svelamento della potenzialità della natura e in questo senso rientra nella storia della verità; 2) tutti diventiamo impiegati degli apparati tecnici e quindi l’umanesimo, in senso culturale, storico e filosofico, è finito.
I tre gradi di inquietudine di Heidegger nei confronti della tecnica sono interessanti e meriterebbero di essere discussi: 1) non è tanto inquietante che il mondo si traduca in un apparato tecnico; 2) più inquietante è che nessuno abbia consapevolezza di questa trasformazione; 3) ancora più inquietante è che non possediamo più un pensiero alternativo al pensare tecnico: il nostro modo di pensare è sempre improntato al calcolo.
