La concezione della Mente borghese in Pierpaolo Pasolini.

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Per Pier Paolo Pasolini, la “Mente Borghese” non rappresenta semplicemente una classe sociale, ma una vera e propria malattia dello spirito, una configurazione antropologica che, a suo avviso, stava distruggendo la varietà culturale dell’Italia (e del mondo) a favore di un’omologazione totale. Ecco come possiamo articolare questa complessa visione attraverso i cardini del suo pensiero.

1. Il borghese come “stato mentale”.

Pasolini supera la definizione marxista classica. Per lui, “borghese” non è solo chi possiede i mezzi di produzione, ma chiunque abbracci un certo sistema di valori basato sul possesso, sul decoro e sul conformismo. La mente borghese è incapace di concepire l’alterità. Tutto ciò che è “diverso” (il povero, il folle, il poeta, il sottoproletario) deve essere o assimilato o eliminato. Pasolini vedeva nella borghesia una forza che tende a cristallizzare il presente, eliminando la memoria del passato e la tensione verso il futuro, riducendo l’esistenza a un eterno presente di consumo.

2. L’edonismo consumistico e il “nuovo fascismo”.

Negli anni Settanta Pasolini elabora la tesi del potere dei consumi come una forma di fascismo molto più profonda e pervasiva di quello mussoliniano. Se il fascismo storico era “totalitario” solo in superficie, la mente borghese del neocapitalismo riesce a modificare le coscienze. Tutti desiderano le stesse cose, usano lo stesso linguaggio e seguono gli stessi modelli televisivi (oggi anche quelli veicolati dalla Rete). La mente borghese è profondamente laica e pragmatica in senso negativo: svuota la vita del suo mistero e della sua sacralità per ridurla a merce.

3. La “falsa tolleranza”.

Uno degli aspetti più brillanti della critica pasoliniana riguarda la capacità della mente borghese di apparire progressista facendo della tolleranza un’arma. La società borghese “tollera” il dissenso solo finché può trasformarlo in moda o in prodotto. Questa tolleranza è, in realtà, un modo per disarmare ogni vera rivoluzione. Pasolini denunciava il moralismo borghese come una maschera di perbenismo che nasconde una profonda ferocia repressiva verso chi non si adegua agli standard di benessere.

Sintesi della critica pasoliniana.

AspettoCaratteristica della mente borghese
LinguaggioComunicativo, tecnico, privo di metafore e di vita.
Relazione con l’altroAssimilazione: l’altro deve diventare “come me”.
ObiettivoIl benessere materiale come fine ultimo dell’uomo.
RisultatoLa “mutazione antropologica”: la scomparsa delle culture popolari.

“Il borghese (e specialmente il piccolo borghese) è un uomo che vive in una sorta di prigione morale, dove ogni gesto è calcolato e ogni slancio è mediato dalla paura del giudizio altrui e dalla brama di possesso.”

Questo tema è strettamente legato ai suoi Scritti Corsari e alle Lettere Luterane, dove Pasolini analizza come anche i giovani delle borgate, un tempo “puri”, stessero diventando brutte copie dei giovani borghesi.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.