Due grandi campi: gli impliciti e i non detti. I primi sono contenuti ricavabili da ciò che è detto in base a indicatori linguistici o strategie inferenziali. Il non detto è tutto ciò che rimane sullo sfondo della comunicazione, non viene detto, ma può essere utile, funzionale alla comprensione di ciò che diciamo. Il non detto è lo sfondo comune della comunicazione. Ciò che non occorre dire e rimane lì silenziosamente.
Le implicature (Paul H. Grice).
Riferimenti bibliografici:
- “Logic and conversation” è il titolo delle William James Lectures tenute da Grice a Harvard nel 1967.
- La seconda lezione, la più nota, prende il nome proprio dal titolo delle Lectures: pubblicata prima come articolo e poi assieme alle altre lezioni in Studies in the way of words (it. Logica e conversazione).
Nelle implicature abbiamo sempre intenzione comunicativa.
Distinzione: il dire (=significato letterale dell’enunciato) e l’implicare (=ciò che si fa intendere pronunciando un certo enunciato).
Tipi di implicature:
- Convenzionali: inferenze suggerite a portare da un dato enunciato
- Conversazionali
Il significato semantico del ma è quello dell’e: vedi tavola della verità in cui la e è AND. Utilizzando il ma faccio intendere che ci sia un contrasto, una opposizione. È pragmatica, non semantica.
[vedi anche gli slurs]
All’esame, per le implicature conversazionali, usare gli esempi delle slides.
Le implicature conversazionali.
- Ricostruzione delle implicature:
- Implicature standard o di prevenzione (Sbisà)
- Implicature da conflitto (per Sbisà: sono riconducibili agli altri 2 tipi)
- Implicature da sfruttamento o di riparazione (Sbisà)
Metafore e metonimie rientrano in questa categoria (implicatura da sfruttamento o da riparazione), sono violazioni aperte di massime della qualità in cui si dice una cosa così palesemente falsa che le persone sono spinte a cercare quale fosse l’intenzione comunicativa del parlante.
